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mercoledì 14 marzo 2012

Bill Plympton in Rome


Ogni tanto questa tronfia e caciarona Capitale offre qualche sorpresa di reale interesse.

Nell'edizione 2012 del Cortoons Festival - che inizierà oggi al Teatro Palladium di Roma -, la star del programma è nientemeno che Bill Plympton.

A chi non sapesse chi è, lascio la curiosità della scoperta internettara. A chi fosse interessato ad incontrarlo, invece, ricordo che la giornata della masterclass è prevista per sabato. Negli altri giorni sono comunque previste proiezioni tratte dalla sua vasta e surreale "cortografia".

Vorrei tanto avere un dvd originale da fargli autografare, ma tanto il problema non si pone. Non ho il dvd e non sarò nemmeno a Roma, quando lui sarà qui a 500 metri da me.

La solita fortuna dei Doe.

venerdì 13 gennaio 2012

Harry Ratter


Poteva benissimo chiamarsi così, questa nuova parodia di Ortolani.
E invece il titolo è assai più pecoreccio: Il grande Magazzi e il Principe MezzoRospo.
L'inizio di una trilogia, ad essere precisi. In pieno Leo-style.

Ho letto il primo numero. Succulentissimo.
E per chi ha amato la saga del maghetto, di certo sarà una lettura assai più gustosa.


Tutti i maghi sono gelosi dei propri trucchi. Soprattutto del rossetto

(mi scuso per la bassa qualità dell'immagine, ma il mio nuovo cellulare ha una fotocamera del Todis).

sabato 18 giugno 2011

Charles M. Schulz era un conservatore fobico, insicuro e ipocondriaco,

ma quello che ha scritto e disegnato non ha avuto quasi mai eguali, in sessant'anni.

martedì 7 giugno 2011

Senti un pò, Michael Bay...

...oltre al fatto che hai truffato milioni di persone con quel primo trailer fighissimo, che la gente in sala subito aveva pensato: "Wow, che figata questo film sull'allunaggio!",
dicci un po':

non è che hai copiato quell'idea ad un autore con la U maiuscola?
Tipo,
che so...

Naoki Urasawa?

sabato 23 aprile 2011

I tripled myself!


In Fumo di China n. 191 in edicola in questi giorni (con il graphic novel di Don Camillo in copertina), oltre alle solite recensioni di fumetti recenti, un mio parere sul film Kick Ass rispetto al fumetto ed un articolo centrale a due pagine sul fenomeno Sailor Moon in occasione dei 20 anni dalla nascita del personaggio.
Come direbbe il buon (?) Nathan di Misfits, ho fatto la tripletta.

Anche se immagino non intenderebbe proprio la stessa cosa...

mercoledì 25 agosto 2010

Scrivere Kon rammarico


Ieri è morto un grande dell'animazione giapponese: Satoshi Kon.
Suo è stato uno dei primi manga seri della mia carriera di lettore di fumetti, La stirpe della sirena. Nonchè uno dei primi film seri della mia carriera di divoratore di film animati, Perfect Blue (in foto).

Qui, il mio pezzo a lui dedicato su Doppioschermo.

Che disdetta, però...

martedì 10 agosto 2010

Il tempo ingiallisce


Del tutto casualmente, ho appena scoperto che nel luglio del 1930 moriva Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, inventore (assieme ad Edgar Allan Poe) della crime fiction, padre del giallo deduttivo e - soprattutto - creatore dell'investigatore più famoso del mondo: Sherlock Holmes.
Oltre al film con Robert Downey Jr dell'anno scorso e a varie iniziative editoriali (anche in ambito fumettistico), al noto personaggio è stato dedicato di recente un telefilm inglese di ottima fattura e dal semplice titolo Sherlock. Forse proprio in occasione di questo 70° anniversario, chissà.
La vera novità di questa serie è che i personaggi (nonchè le storie classiche provenienti dai romanzi) sono stati adattati ai giorni nostri, con tutte le attualizzazioni contestuali, etiche e morali del caso. Io ho visto solo il primo episodio, ma devo dire che l'operazione sembra interessante.
E considerando che fra le penne di questo show ci sono anche due fra i più importanti sceneggiatori dell'ultimo Doctor Who, immagino che la sua visione richieda una chance almeno da parte dei fan della longeva e fortunata serie fantasy.

E nel frattempo, il piccolo e antipatico bambino detective che omaggia nel suo nome proprio il defunto scrittore, ovvero Detective Conan (al quale dedicai tempo fa questo e quest'altro post), supera i suoi 15 anni di pubblicazione in patria e continua imperterrito a tenere compagnia anche al suo pubblico italiano, sebbene a ritmo ormai solo bimestrale - per distanziarsi adeguatamente dall'edizione originale -.
Chissà se per l'occasione, anche sulle sue pagine sarà stata concepita una saga che coinvolga Doyle. Indirettamente, certo, ma anche direttamente.
Con questi giapponesi non si può mai sapere.

sabato 24 luglio 2010

Lo spazio bianco

che campeggiava sopra la mia scrivania,
è stato infine egregiamente riempito.

Niente Hopper, nè Monet o Kandinsky.

Bensì questo:
61x92 centimetri di mito.
Per 4,99€.

I
Love
Ireland.

venerdì 16 luglio 2010

Fumo di Luglio


Questo mese, sul numero 182 di Fumo di China, oltre ad alcune recensioni, c'è anche un mio articolo a due pagine su Iron Man 2.

Emozionante. Almeno per me.

Comprate, amici, comprate!

lunedì 10 maggio 2010

Semiotica della Morte (o anche: sull'Azzardo del Crocifisso Pop)

Nonostante il mio ateismo indiscusso, credo che qualcosa delle mie radici cristiane abbia fortemente influenzato la creazione e l'eternazione dei miei miti personali, per lo più a livello iconografico.
Nel mio universo autoreferenziale, molti personaggi - seriali e non - sono per me sintetizzati simbolicamente da singole immagini che ne cosituiscono in qualche modo un logo funereo, una locandina drammatica. Azzardando un paragone rispettoso, l'equivalente di un crocifisso pop.

Il gioviale e ironico Spiderman del fumetto, nonostante le dozzine di vignette famose e replicate che lo hanno meglio rappresentato, è per me legato a singoli momenti grafici che lo immortalano nel culto di una persona morta. Lo zio Ben, certo. Ma, in primis, la sua prima e mai dimenticata ragazza Gwen Stacy (quanta potenza in quel tremendo
"SNAP", precursore della tragedia imminente?).

Stessa cosa per Daredevil, di solito ricordato nel suo abbraccio alla croce di pietra della tomba di Elektra. O in chiesa, con in braccio una Karen Page appena uccisa dalla sua nemesi di sempre.

Scene - anche queste - ricordate, citate, serigrafate all'infinito come vere e proprie opere d'arte.

Anche il mio amato e ricorrente Maison Ikkoku è in qualche modo legato a questo filo, dato che spesso le immagini che vengono utilizzate per richiamare la protagonista in poster e locandine sono legate al culto del defunto marito: l'abito nero a lutto, l'incenso, i ciliegi in fiore a malinconica cornice dei ricordi del suo primo amore.

Questo vale in realtà per molti altri contesti. Dallas assurto a mito (pur non avendolo mai visto) solo per una pratica resurrezione da doccia. Rat-man che rapisce definitivamente i lettori, negli esordi, quando l'amore della sua vita gli scivola dalle dita come liquame. Dylan Dog che vaga disperato alla ricerca di una donna che sa di amare ma che non ha mai visto - Morgana -, o che trascorre le ultime oniriche ore della sua morente ex ne Il Lungo Addio. O che rivive la morte del dolcissimo Johnny Freak, o della moglie - per poco - Lillie Connolly.

Tutto ciò sempre tralasciando i film, dove questo discorso non si potrebbe fare se non spoilerando molti di essi ed addentrandosi in analisi critiche già ampiamente elaborate.

La morte ha sempre dato dignità, serietà e spessore alle storie. Sia nella finzione come nella realtà. E credo che il punto sia proprio questo.
Nei prodotti di lunga serialità - categoria nella quale il Cristianesimo credo rientri magistralmente - mi sono scoperto affascinato da questa semiologia luttuosa, preferendola a quella più solare e patinata usata di solito a fini promozionali e commerciali.
Come succede per molti cristiani, anche io ho sviluppato - ogni volta in maniera diversa - un singolare culto legato ad una morte eccellente. Ed anche per i personaggi colpiti dalla perdita, le immagini di quelle morti sono delle ossessioni ricorrenti, un continuo monito per non dimenticare i propri doveri, le proprie responsabilità e finanche le proprie colpe.

Dove sta quindi la differenza sostanziale?
Che nè Spiderman nè Daredevil pensano di aver ucciso il figlio di Dio, e di doversi far perdonare qualcosa che non hanno commesso.
E direi che questo cambia completamente la prospettiva.

domenica 2 maggio 2010

Giangidoe in Fumo


Inizia da questo mese la mia collaborazione con la rivista Fumo di China, appuntamento fisso - nonchè autorevole - per gli appassionati di fumetti.
La mia recensione sulle mitiche Tartarughe Ninja è a pagina 29.
Che emozione, gente.

E questo è il secondo post che inizia col mio nome.
Ma giuro che riserverò la terza persona solo agli stati di Facebook. Solo per una questione di concordanze, eh.

martedì 27 aprile 2010

Il Super Vizio (o della auspicabilità della condivisione universale)


Ho avuto la fortuna di guardare IRON MAN 2 in anteprima. Non ne parlerò in questa sede (chi vorrà potrà leggere la mia recensione su Doppioschermo). Questo post in realtà nasce da una riflessione abbastanza laterale e collaterale sui film che traspongono personaggi dei fumetti. In particolare quelli Marvel.

In sintesi, il dubbio che ho è il seguente: perchè i film sui supereroi Marvel non sono ambientati nello stesso universo?
Mi spiego.
Nel Marvel Universe a fumetti, personaggi di testate diverse spesso si incontrano, si scontrano, si parlano, si amano e - soprattutto - vivono nella stessa città. Ma l'effetto crossover è per ora l'ultima cosa che in realtà mi interessa. Ciò su cui riflettevo è una cosa che sta "a monte" in ogni primo capitolo cinematografico dedicato ad un personaggio che finisce sul grande schermo: la Storia. Non la trama del film, bensì il passato, lo status quo nel quale il nuovo eroe si inserisce.
Quando uscì il fumetto di Daredevil, già da un paio d'anni c'era Spiderman a svolazzare fra i grattacieli della Grande Mela. E quando il giovane Parker risolveva i suoi primi dilemmi etici, era la Torcia Umana dei Fantastici 4 l'amico mentore - nonchè eroe già affermato - cui rivolgersi. Stessa cosa vale per gli X-men, che hanno seguito la comparsa di alcuni colleghi e preceduto quella di altri. Eccetera.
Come dicevo prima, questo non riguarda solo le possibilità di interazione fra superamici (che pare essere il più recente trend della Marvel cinematografica per i progetti futuri).
Il "vizio" del titolo è per me più che altro legato a quella che si suppone dovrebbe essere la preparazione e predisposizione dell'opinione pubblica alla comparsa - o rivelazione - di un (nuovo) supereroe. Insomma: è verosimile pensare che dopo lo stupore delle prime volte, la scoperta di nuovi soggetti con poteri e costumi singolari provochi reazioni via via più moderate.
Rilancio.
Molto dipende anche dal contesto storico in cui la suddetta comparsa - o rivelazione - dei singoli eroi si palesa. Lo stupore ingenuo degli anni 40, il clima rivoluzionario degli anni 60, il complottismo paranoico negli anni 70 o 80, che so. Nonchè l'utilità marginale, sempre minore, che la gente percepisce ad ogni new entry. Vedere invece negli ultimi anni al cinema, in epoca strettamente contemporanea, la nascita di nuovi supereroi diversi in pellicole diverse in un universo ogni volta "resettato", a mio parere ha mortificato del tutto questa componente.
In effetti, la parte legata alla contingenza storica sarebbe impossibile da rendere: una splendida carrellata era stata dipinta dal bravissimo Alex Ross e scritta dall'altrettanto bravo Kurt Busiek nel meraviglioso graphic novel MARVELS, ma si trattava di un'operazione decisamente singolare e difficilmente trasponibile in un lungometraggio.
Però almeno trattare questo universo di riferimento cinematografico, per quanto giovane, come uno sfondo comune a tutti i supereroi, insomma, questo si poteva anche fare. Ma non per amore sfegatato della continuity o per rendere il prodotto meno universale (sarebbe un suicidio commerciale e di marketing). Tutt'altro: per rendere coerente i nuovi film anche con la percezione reale del pubblico. Ormai sono diversi anni che girano film sui supereroi, soprattutto Marvel. Quindi è ragionevole pensare che anche agli spettatori sembri un pò "trita" l'idea di vedere, nei nuovi film, il solito prevedibile carosello di reazioni stupite, di campagne mediatiche e di altre sociodinamiche legate alla comparsa dei nuovi supereroi del caso. Il che, tra parentesi, toglie anche gran parte del tempo che potrebbe essere dedicato alla formazione del personaggio (almeno nel primo capitolo) a tutto vantaggio della sfruttabilità piena delle due ore circa di durata per imbastire una storia davvero completa e che non sia solo una specie di introduzione.

E' forse anche per questo, pensandoci a mente fredda, che i miei due film preferiti tratti dai fumetti rimangono, ad oggi, il Batman di Burton e il recente Watchmen, entrambi stappati alla contemporaneità e fiondati in un'epoca passata (ma non troppo) capace di restituire un reale senso di estraniamento e di meraviglia mediatica.

Certo che se mai dovessero fare un film da MARVELS, io potrei anche impazzire. Ma proprio clinicamente, eh.



domenica 25 ottobre 2009

Collabor-Azione(!)


Dopo il mio impegno, ancora mai annunciato su questo blog, col portale di informazione fumettistica MANGAFOREVER (vera manna per gli appassionati del settore e del quale io stesso ero e sono fan da tempo), ci tenevo a dichiarare la mia recente collaborazione con un'altra testata virtuale, più giovane e per ora meno famosa ma decisamente ben fatta:

DOPPIOSCHERMO - NOTHING BUT CINEMA.

Si tratta di una rivista online di cinema tout-court, con news, interviste, resoconti, recensioni di film, saggi e quant'altro.
Un piccola realtà editoriale che sta lentamente crescendo e alla quale auguro, da collaboratore e amico, di avere la visibilità ed il riconoscimento che merita.
In questo periodo, vi trovate anche un'ampia sezione dedicata alla freschissima Festa del Cinema di Roma.
Ci sono ancora dei problemucci di usabilità per l'accesso agli articoli, ma in linea generale la copertura degli ambiti trattati e la grafica del sito sono - a mio parere - molto incoraggianti.

Nonostante ultimamente i commenti al mio blog siano stati un pò più fiacchi del solito, spero ugualmente col presente post di invitare e convincere i miei amici e conoscenti virtuali (e non solo) ad esplorare il sito di DoppioSchermo e - magari - di affezionarvisi un pò nei prossimi giorni.

Insomma: qualche volta sarà pure lecito fare un pò di (auto)promozione. O almeno spero. La legislazione sui blog minaccia di cambiare fin troppo spesso, di questi tempi.
Ed in maniere non sempre prevedibili...

domenica 13 settembre 2009

Sopracciglia a confronto: DIABOLIK vs GOLGO 13



Non so se Cesare Lombroso, padre della criminologia moderna, avesse contemplato anche la forma delle sopracciglia nel delineare il profilo dei tipi fisici predisposti alla criminalità. Ma anche abbandonando qualunque suggestione fisiognomica, è impossibile non pensare che ci sia una connessione fortissima tra i due protagonisti a fumetti di cui parlerò in questo post, proprio a partire dal loro sguardo e dalla minacciosa forma delle loro rughe frontali.
Uno di essi è il nostrano e famosissimo Diabolik. L'altro personaggio lo si potrebbe in qualche modo considerare un suo fratellone giapponese, e sebbene da noi non abbiano mai pubblicato le sue avventure, la sua fama mondiale non è affatto trascurabile: sto parlando di GOLGO 13.
Per quanto riguarda la trama e la vita editoriale di questo longevo manga e delle sue trasposizioni televisive, rimando a questo e a questo post del buon Faust VIII. Qui mi limiterò a rilevare le differenze fra i due impassibili assassini.

Innanzitutto Golgo13 inizia la sua avventura editoriale nel 69, quando Diabolik già affollava le edicole italiane da sei anni.
A livello di stile e di trama bisogna dire che, nonostante le ingenuità stilistiche di entrambe le serie, Golgo 13 si rivela un'opera molto più matura e d'autore rispetto a Diabolik.
Il genere a cui si può ascrivere il suo fumetto è quello "yakuza" e, essendo il suo protagonista fortemente ispirato alla figura di 007, le sue tematiche sono infarcite di spionaggio, guerra fredda, esperimenti per il controllo del potere politico, creazione di superarmi belliche, giri di droga e prostituzione, eccetera.
A differenza di Diabolik, Golgo 13 non è un trasformista nè un ladro. E' un sicario prezzolato di primo livello sulla scena mondiale, ed è conosciuto dai governi e dall'intellingence di tutto il mondo. Inoltre, nonostante abbia dei rifornitori o dei professionisti di fiducia cui rivolgersi, Golgo agisce sempre da solo, senza quindi una partner fissa con cui venire perennemente a compromessi (come sempre più frequentemente accade al nostrano Re del Terrore, spesso costretto a prendere parte a crociate umanitarie o di principio solo per i capricci della sua bionda ed emotiva compagna).
Ancora: l'universo di Golgo 13 è costellato di riferimenti a paesi, date e personaggi reali. E nonostante il solito fumettistico paradosso dell'invecchiamento pressochè inesistente del protagonista, la definizione spaziale e temporale degli eventi conferisce alla narrazione una dimensione decisamente più realistica, coraggiosa e talvolta di denuncia politica e sociale molto forte. E permette tra l'altro una varietà tematica che il ristretto universo di Clerville, con le sue interminabili mostre, feste e corna raramente può permettersi di sfiorare.
Dal punto di vista narrativo, l'assenza di imbarazzanti spiegoni concentrati in affollati balloon di pensiero e didascalie rende quasi sempre le storie di Golgo 13 più criptiche e meno psicologicamente definite di quanto non accada in Diabolik, e questo è un bene sia per il fascino del taciturno protagonista -e dei suoi sempre interessanti clienti - che del taglio noir delle storie.
Anche i riferimenti adulti sono senza dubbio molto più "adulti" in Golgo 13, laddove gli omicidi e le scene di seduzione o sesso sono molto più esplicite e crude che in Diabolik. E sebbene nessuno dei due assassini sia solito uccidere senza motivo, e soprattutto persone innocenti, non si può non cogliere nella imperturbabilità di Duke Togo (vero nome di Golgo 13) una nota di crudezza maggiore che nel suo avo italiano.
Importante è anche il modo in cui è stato trattato il passato del protagonista nipponico rispetto a quello del nostro. Oltre al fatto che nelle storie di Golgo 13 il protagonista è spesso solo quasi una "comparsa" finale, che risolve professionalmente una lunga vicenda dove apparentemente lui non sembrava aver alcuna voce in capitolo fino a poche pagine dalla sua conclusione (cose che in Diabolik succedeva solo nelle primissime avventure), c'è anche da dire che l'autore è riuscito, nel corso di 40 anni, a rivelare ben poco di lui. In Italia invece, Diabolik sta vedendo da diversi anni una serie di episodi speciali (e non solo) che stanno sviscerando sempre di più il suo passato e le sue motivazioni - già esaustivamente frutto di rivelazione nel mitico albo Diabolik chi sei? del 1968 -, nonchè quelli dei suoi coprotagonisti. Operazione che, inutile persino dirlo, nonostante il fascino dell'agnizione momentanea, rischia però di ledere il fascino del protagonista e del suo universo, nonchè di passare irrimediabilmente di moda nel corso di qualche lustro.

Ci sarebbe ancora molto altro da dire, ma direi che per ora questo può bastare.
Mi preme aggiungere che i soli episodi da me letti finora sono quelli di una preziosa edizione spagnola dedicata a Golgo 13 ed intitolata Los mejores 13 episodios de Golgo 13, una raccolta antologica che unisce i 13 più bei racconti secondo l'opinione dei lettori. E' quindi facile pensare che il mio attuale entusiasmo per la scoperta di questo personaggio sia filtrata dalla selezione delle sue storie meglio riuscite, ma credo di poter valutare che la media del manga originale sia comunque molto prossima a quella delle pagine lette qui in Spagna.

Prima di concludere, volevo solo elencare alcune delle cose più fighe che ho visto (letto?) fare a questo nipponico killer dal biblico nome in codice:
- centrare in testa un dirottatore in un aereo a 2 KM di distanza dall'obiettivo (calcolando quindi vento, umidità, movimenti, e tutti i vari fattori che influiscono su un tragitto balistico così lungo);
- spezzare con un proiettile, dal loggione di un teatro, la corda di un violino in movimento durante un concerto (foto in basso, per avere un idea del contesto);
- sparare, all'età di TRE ANNI, alla madre malata terminale mentre il padre era andato a chiamare il dottore, e tra l'altro in piena fronte. E non è dato sapere al lettore se questo gesto fosse dettato dalla pietà per l'agonia della genitrice o dal sangue assassino che scorreva già nelle sue vene per colpa del suo DNA corrotto da avi spietati e pericolosi;

INFINE, ultimo ma non ultimo:

- fabbricare, fra la degenerazione fisica e la perdita di lucidità della galoppante malattia contratta, un miracoloso vaccino ad una pericolosa variante dell'ebola individuando da solo l'unica scimmia non infetta - e quindi con gli anticorpi - fra quelle che avevano diffuso il virus, prelevandone il sangue ed usando la ruota motrice della macchina, appositamente cappottata, come centrifuga di separatore ciclico per isolare il siero tramite un complesso ma spartano meccanismo improvvisato. Tutto questo, ovviamente, dopo fughe improbabili, omicidi di precisione ed innumerevoli altri stress.

Altro che Re del Terrore. Qui siamo dalle parti dell'inferno puro. Del resto, per ricordare nel suo nome il monte dove fu crocifisso Gesù (tralasciando la simbologia di quel nefasto numero), credo che l'autore avesse chiara la cifra della sua opera fin dall'inizio...



lunedì 31 agosto 2009

Multiversi e p(ap)erversi



Ecco una notizia che proprio non mi sarei mai immaginato: la Walt Disney acquisisce la Marvel.
Tutti a Topolinia garantiscono che la cifra stilistica delle testate supereroistiche rimarrà la stessa, e che al massimo al parco talenti della Casa delle Idee si aggiungeranno i loro.
Ma io, da appassionato Marvel di formazione disneyana, qualche perplessità ce l'ho:

Daredevil potrà continuare a far sputare sangue ai drogati di Hell's Kitchen, o si limiterà a far svolazzare qualche stellina attorno alle teste malconce della Banda Bassotti?

L'Uomo Ragno potrà ricordare la morte di zio Ben - o di Gwen Stacy - ogni tre per due, piangendo le proprie disgrazie come fa ora, o dovrà accontentarsi di battibecchi verbali con lo spocchioso ed iperfortunato Gastone?

Thor sa che la sola idea di "divinità" potrebbe non essere più contemplata, nel suo prossimo futuro?

Hulk capirà che la sua controparte umana e i risvolti psicanalitici del suo dramma on the road non verranno mai più preferiti a cazzotti, case distrutte e simpatici e sgrammaticati mugugni di battaglia?

E il PUNISHER?
Come diavolo la mettiamo, con il Punisher? O con i Thunderbolt?

Ad ogni modo, quelli che si stanno preoccupando di meno credo siano i Fantastici 4.

Chi invece si sta letteralmente sfregando le mani impaziente, è solo uno:
HOWARD IL PAPERO!



lunedì 10 agosto 2009

Per l'onore di Skutnabb-Kangas


Oggi, con un certo stupore, ho scovato questa notizia sul sito ufficiale di Diabolik:


Il primo racconto di Diabolik in lingua Esperanto: "La reĝo de la teroro", nella versione del remake realizzato da Alfredo Castelli e Giuseppe Palumbo, edito da Edistudio.
144 pagine, con la prima storia del genio del male tradotta nella lingua internazionale proposta da L.L.Zamenhof, corredata da schede che presentano l'evoluzione del personaggio e il mondo del collezionismo che lo circonda.
L'albo è disponibile presso Edistudio, presso la Federazione Esperantista Italiana e la Gioventù Esperantista Italiana, e sarà presto reperibile anche presso gli stand del Diabolik Club durante le varie fiere del fumetto.

Per info:
www.edistudio.it (info@edistudio.it)
www.esperanto.it (info@esperanto.it)
iej.esperanto.it (iej@esperanto.it)



Una iniziativa molto interessante. Dal punto di vista mediatico, fumettistico e culturale tout court.
Al di là delle solite speculazioni sull'opportunità dell'esperanto e sulle modalità di detrazione del dominio linguistico angloamericano.
Peccato non poterlo leggere. O meglio, capire....

giovedì 6 agosto 2009

L'esercito di John Doe


Accogliendo l'appello della brava Paola Barbato ho inviato una mail alla casa editrice EURA, la cui Nuova Gestione ha deciso di interrompere bruscamente e prematuramente il mio amato JOHN DOE (e credo che anche Tuiti ne sarà molto triste).
Non so se servirà a qualcosa, ma l'ho fatto di getto.
E proprio per questo forse non sarà formalmente perfetta, non sarà coerente ed argomentata a regola d'arte, non è sicuramente concisa ed essenziale, ma è senz'altro sincera.
E tanto basta.
La incollo qui.
E stiamo a vedere.


Buongiorno,
so di non essere il primo - e spero francamente di essere in buona compagnia -, ma aderisco con piacere all'idea di chiederVi via mail di non chiudere anzitempo la testata di John Doe.
So che una decisione commerciale di questo tipo è quasi sempre il frutto di valutazioni economiche sofferte ed imprescindibili, ma credo che una simile azione (soprattutto così a bruciaperlo proprio ad inizio di una nuova gestione editoriale) sia una dichiarazione d'intenti vagamente negativa verso il rispetto della tradizione e degli aficionados EURA.
Il rinnovamento e la propositività, sebbene dall'impatto un pó forte, possono essere senz'altro degli strumenti salvifici per il cambio di una politica editoriale. Questo è innegabile, e quindi non è mia intenzione negarlo. Ma chiudere una delle testate più innovative ed amate dal pubblico italiano puntando il dito contro le sue vendite non pienamente soddisfacenti sarebbe come negare l'esistenza di un fenomeno di massa.
Credo che potrebbe avere più senso cambiarne la periodicitá, il prezzo, il numero di pagine e/o il canale distributivo per portare la saga verso la sua naturale conclusione piuttosto che cancellarne l'esistenza.
Sono un po' timoroso nel fare esempi di altri prodotti mediatici il cui culto supera - perlomeno nel breve termine - la propria apparente redditivitá. Il mio pensiero corre subito, nel campo seriale, a telefilm come Lost o Heroes, che qui in Italia sono stati tacciati di scarsa presa di pubblico per il loro flop nel passaggio televisivo, ma che vantano degli "zoccoli duri" nemmeno tanto trascurabili che riversano la propria attenzione economica su tutto ciò che anche di collaterale concerne il loro universo.
E il motivo del timore sopra accennato dipende dal fatto che sono cosciente non si tratti sempre di esempi comparabili - e per settore e per dinamiche -, e non vorrei quindi stuzzicare solo controargomentazioni articolate che possano perdere di vista la parte più ingenua, sincera e costruttiva delle mie osservazioni.
Credo solo che in qualche modo ci sia un elemento costante che, in tutti questi casi, vada considerato e recuperato. Soprattutto quando si ha tra le mani qualcosa che già da anni vive di vita propria ed ha il sostegno di un pubblico tanto "istruito" e selettivo come spesso si rivela quello di JD.
Sperando che leggiate questa mia mail e che non la consideriate solo una partigiana e tardiva apologia,
Vi rinnovo la mia (nostra) laicissima preghiera e
Vi faccio il mio in bocca al lupo per il futuro.
Un saluto,

GIANGIDOE


lunedì 3 agosto 2009

Trent'anni tondi di raffreddamento

Qui in Spagna, fra le varie chicche a fumetti (e non) da noi ancora inedite, la mia attenzione è stata letteralmente risucchiata dalla copertina in foto. Il manga in questione porta l'attraente titolo di Lady Snowblood, e il suo tratto classico mi ha subito fatto pensare che fosse una chicca d'altri tempi. E non mi sbagliavo.
Si tratta di un'opera non molto lunga del 1973, scritta da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, dai toni maturi e con molte sequenze mute. Per ora l'ho solo sfogliato un paio di volte, ma posso dire che mi ha fatto un'ottima impressione.
La poetica del movimento e dell'estetica corporea mi ha ricordato molto i lavori - in realtà parecchio successivi - del buon Ryoichi Ikegami (in particolare del suo Crying Freeman), nonchè del piú coevo Lone Wolf and Cub.
Ma l'elemento piú suggestivo è stata la scoperta - e qui saró arrivato probabilmente molto piú tardi degli aficionados - che il manga in questione ha ispirato Tarantino per la stesura del suo immortale KILL BILL.
La trama di Lady Snowblood infatti é incentrata su Oyuki, un'avvenente e raffinata assassina che cerca vendetta contro i banditi che le hanno ucciso il padre e violentato la madre, e che usa le sue armi seduttive per portare a compimento il suo piano.

Considerando che la vendetta è un piatto che va servito freddo (proverbio che fa da slogan anche alla saga tarantiniana), credo che il filo in rosso che va da Oyuki a Beatrix Kiddo sia il compimento per eccellenza cui faccio riferimento nel titolo del post.

Di Lady Snowblood esistono anche due trasposizioni filmiche del '73 e del '74, che credo siano già un cult per gli estimatori del cinema orientale di quegli anni.

In attesa che la Planeta De Agostini - ormai attivissima ed ipercapillare anche in Italia - si decida a pubblicare questo gioiellino nello Stivale (magari limando un pó da noi il prezzo di 19 euro stabilito qui in Spagna), segnalo un sito dove è possibile leggere i primi capitoli del manga in lingua inglese:
http://manga.animea.net/lady-snowblood.html

A me hanno fatto un'ottima impressione.
E per quanto anacronistica e monocromatica, io una tuta gialla con le bande nere laterali ce l'avrei vista bene anche qui...



mercoledì 22 luglio 2009

Dubbi di carta, risposte di fumo


Sarà il clima estivo a farmi prediligere il post puntato e/o il tema fumettistico, ma non posso che seguire il mio estemporaneo istinto ed esternare alcuni dubbi piú e meno decennali che attanagliano la mia ingenuità di lettore di fumetti. In particolare:
1) Diabolik ha mai progettato un furto colossale in una Chiesa? E se no, perchè? Anni di ammazzamenti e corna - con progressive sebbene delicate battute a sfondo sessuale - e un confronto allegorico (UNO solo) così manicheo e viscerale è ancora improponibile?
Inoltre: perchè, una volta per tutte, non fanno intervenire l'ESERCITO a risolvere il problema Diabolik? Una volta Ginko aveva anche minacciato questa possibilità, ma non mi sembra sia mai stata messa in atto.
2) Perchè in Spagna (tanto per parlare di esperienze contemporanee) quasi tutte le testate Marvel si vendono in albi singoli mentre in Italia si è optato per riviste contenitrici "eterogenee" - giusto per essere gentili - e talvolta improbabili? Per quale motivo i sostenitori ispanici di Devil non devono intonare cori da stadio contro gli Hulkisti in una convivenza perennemente asimmetrica e frustrante, mentre quelli italiani sono costretti a (mal)sopportare questa maledizione da anni?
3) Ma quanti anni solari ha realmente vissuto John Doe?
4) E' possibile che in 275 numeri regolari di Dylan Dog non sia mai stato ritenuto opportuno inserire nel titolo dell'albo il nome di qualche comprimario, anche solo del povero Groucho? Persino lo stesso protagonista non è stato mai citato in un titolo inedito nemmeno una volta - eccetto che nel celebrativo numero 100 - in quasi un quarto di secolo. E nessun comprimario è mai apparso in una copertina, eccezion fatta per il celebrativo numero 200. Perchè, in fondo, una scelta del genere?
5) La presentazione di Svarzenegger, nella pagina iniziale dei personaggi di Rat-man, recita testualmente:
è il cane di Brakko. Che dite? "E allora?" Vedrete, vedrete...

E sono anni che mi chiedo: ma quanti anni devo aspettare, ancora, per vedere?
6) Perchè sospesero Gregory Hunter così presto? Non potevano aspettare un altro pò? Mi piaceva molto. E tempo fa lessi che ne stavano addirittura relizzando un film animato...
7) ...ma sarà poi vero?



lunedì 20 luglio 2009

In mezzo come il Giovedì


Qui in Spagna c'è una rivista che farebbe la mia felicitá in Italia. Si chiama EL JUEVES, e il suo sottotitolo è "la revista que sale los miércoles".
Come è intuibile giá da questa prima informazione, si tratta di una pubblicazione settimanale di stampo satirico. La cosa peró che ha attirato la mia attenzione è stato scoprire che, salvo un paio di rubriche, tutti i contributi sono a fumetti. Insomma: pagine e pagine di tavole disegnate, dagli stili diversi e per lo più stilizzati (in piena tradizione striscia), con dissacranti satire sociali e politiche ed una boccacesca propensione alla esplicitezza sessuale. Leggere vignette al vetriolo sulla biografia alternativa di JackO - con battute esilaranti e scorrette sulle sue idiosincrasie e tendenze sessuali socialmente inaccettabili - o altrettanto irriverenti cattiverie su personalitá politiche e religiose della freschissima attualitá potrebbe avvicinare questo settimanale al nostro VERNACOLIERE. Tuttavia il carattere del Jueves è innegabilmente nazionale, e la sua cadenza settimanale mi suggerisce che il suo pubblico sia particolarmente consistente. Inoltre le sue dimensioni e la sua impaginazione spillata (nonchè la grafica di copertina) lo fa sembrare elegante ed autorevole, tanto che ad una prima occhiata il suo titolo bianco su fascia blu di questa settimana mi aveva addirittura rimandato inconsciamente a INTERNAZIONALE.
Per chi non lo conoscesse e fosse curioso, questo è il suo sito internet.
Per chi non lo conoscesse e non fosse neanche curioso, ecco un link a tradimento che rimanda comunque al sito.
Bisogna ser listos, quando si vuole promuovere qualcosa.