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lunedì 22 marzo 2010

Almeno tu nel Multiverso


Non so nemmeno dire se il mio subconscio abbia tintinnato prima per l'immagine a sfondo blu o per la parola chiave scritta in un enorme giallo, ma una volta che lo sguardo è finito su quella immagine (vedi foto) ho interrotto la mia marcia a passo sostenuto e mi sono avvicinato al vetro del chiosco. Dopodichè è stato un attimo. Sono andato al banco e l'ho comprato, scoprendo solo dopo che costava ben 4 eurini. Vabbè, 3,90.
E al ritorno in autobus, mi sono fiondato sull'articolone che aveva meritato cotanta copertina. Non posso giurare di aver capito tutto. Ma posso riportare la sintesi - già di per sè suggestiva - proposta nella colonnina sotto al titolo.

Dal vuoto primordiale che ha generato il nostro universo potrebbero essere emersi molti altri universi, ciascuno dotato di leggi fisiche proprie. Assumendo che esistano realmente, molti di questi universi potrebbero contenere strutture complesse e forse anche alcune forme di vita. Queste scoperte suggeriscono che, contrariamente a quanto si riteneva in passato, il nostro universo potrebbe non essere «regolato finemente» per l'evoluzione di esseri viventi.

Questo piccolo riquadro, in particolare l'ultimo rigo (grassettato dal sottoscritto) risponde in maniera semplice ad una questione di solito sottostimata che si pone quando si affronta, senza troppe pretese, il discorso alieni.
La narrativa ed il cinema sull'argomento sono sconfinati e probabilmente hanno sviscerato milioni di approcci e possibilità. Ma nel sentire comune, l'idea che sottostà all'invasione extraterrestre è sempre ancorata ad una migliore evoluzione sociale o tecnologica dei nuovi arrivati rispetto alla nostra. Si parte quasi sempre dal presupposto che gli altri universi con vita intelligente abbiano caratteristiche abbastanza simili da partorire essere umanoidi o comunque vagamente antropomorfi, e che "funzionino" come noi ed abbiamo pressappoco lo stesso bilancio di limiti e criticità.
Difficile, però, che si ipotizzi che il Nostro Universo ci abbia partorito in maniera assai improbabile NON perchè abbiamo goduto di una congiunzione perfetta e fortunatissima MA perchè siamo rientrati in corner in una situazione inaspettatamente favorevole ad una qualche forma di vita NONOSTANTE delle condizioni astrali (letteralmente) del tutto infauste. E che quindi, la normalità sia in altri sistemi ben più limati, raffinati e confortevoli, che considererebbero la nostra esistenza solo una impossibile anomalia.
Invece, devo ammetterlo, a me questa idea affascina molto. E non perchè mi intrighi la prospettiva di incontrare degli invasori siderali, prima o poi. No di certo.
E' più una questione di relativismo galattico. Di umiltà lattea. Di multiversalità, insomma.
Perchè semmai ci sarà un qualche incontro ravvicinato di alcun tipo, non vorrei si applicasse certa arroganza nostrana "interna" anche ai rapporti cosmici.

Sarebbe decisamente un peeeessimo inizio.



mercoledì 24 febbraio 2010

Amen(ità)


Dal sito de La Repubblica, che rimanda ad un articolo della Gazzetta di Mantova:

Goito, l'asilo comunale accetta solo bambini cristiani

Il regolamento, proposto dal centrodestra, è stato approvato a maggioranza tra le proteste di tutta l'opposizione. In pratica per iscriversi occorre accerìttare una sorta di preambolo religioso. Il sindaco Anita Marchetti: "Nessuna violazione, il regolamento è un valore aggiunto"


(l'immagine è tratta dal film Essere e avere, non dal sito di Repubblica.
lo dico senza alcun intento ironico o satirico. è solo per il gusto della citazione)

lunedì 31 agosto 2009

Multiversi e p(ap)erversi



Ecco una notizia che proprio non mi sarei mai immaginato: la Walt Disney acquisisce la Marvel.
Tutti a Topolinia garantiscono che la cifra stilistica delle testate supereroistiche rimarrà la stessa, e che al massimo al parco talenti della Casa delle Idee si aggiungeranno i loro.
Ma io, da appassionato Marvel di formazione disneyana, qualche perplessità ce l'ho:

Daredevil potrà continuare a far sputare sangue ai drogati di Hell's Kitchen, o si limiterà a far svolazzare qualche stellina attorno alle teste malconce della Banda Bassotti?

L'Uomo Ragno potrà ricordare la morte di zio Ben - o di Gwen Stacy - ogni tre per due, piangendo le proprie disgrazie come fa ora, o dovrà accontentarsi di battibecchi verbali con lo spocchioso ed iperfortunato Gastone?

Thor sa che la sola idea di "divinità" potrebbe non essere più contemplata, nel suo prossimo futuro?

Hulk capirà che la sua controparte umana e i risvolti psicanalitici del suo dramma on the road non verranno mai più preferiti a cazzotti, case distrutte e simpatici e sgrammaticati mugugni di battaglia?

E il PUNISHER?
Come diavolo la mettiamo, con il Punisher? O con i Thunderbolt?

Ad ogni modo, quelli che si stanno preoccupando di meno credo siano i Fantastici 4.

Chi invece si sta letteralmente sfregando le mani impaziente, è solo uno:
HOWARD IL PAPERO!



giovedì 14 maggio 2009

Red Tube


E: no, non è un post dedicato al motore di ricerca hard. Si tratta del grido di allarme pubblicato su Internazionale qualche settimana fa a proposito dei conti in rosso del mitico Youtube.
Il problema di base è che "i contenuti degli utenti hanno un costo di gestione alto e non generano nessun profitto", a fronte del fatto che il sito "ha costi enormi di gestione (immagazzinaggio e distribuzione video), ma fa fatica a vendere spazi pubblicitari".
L'articolo rivela dei dati interessanti, che sinceramente ignoravo. Ad esempio si dice che, per quanto molti video vengano girati gratis dagli utenti, "YouTube spende oltre 250 milioni di dollari all'anno per l'acquisto di video professionali".
E, sulla linea di questa analisi, un'ombra viene estesa anche al fenomeno Facebook:
"
Per condividere le foto, i video e tutto quello che mettete nel vostro profilo, il social network deve sostenere costi enormi. L'anno scorso TechCrunch ha scritto che Facebook spende un milione di dollari al mese di elettricità, 500mila dollari al mese per la banda e quasi 2 milioni alla settimana per nuovi server: gli iscritti caricano quasi un miliardo di foto al mese. Facebook, però, non ha ancora detto come pensa di recuperare gli investimenti che hanno fatto valutare la società 15 miliardi di dollari".

Peccato pensare che due delle invenzioni virtuali più interessanti e rivoluzionarie degli ultimi anni -la prima, personalmente, molto più della seconda- possano scomparire nel breve o medio termine per mancanza di remuneratività. Del resto però, a me l'aspetto economico dei fenomeni in questione era sempre sfuggito. E mi chiedevo: ma di cosa vivono i loro creatori? Possibile che gli basti vendere gli spazi pubblicitari o i dati dei propri utenti? E adesso, finalmente, una risposta ragionevole: no che non basta, infatti le perdite aumentano esponenzialmente.
Ed una domanda analoga e ben più problematica me la pongo riguardo ad EMULE: in relazione all'opera dei "rippatori" da Dvd o da satellite di tutte le novità in quasi tempo reale; in merito all'opera costante ed accurata dei vari Fan-sub che sottotitolano episodi di serie tv straniere ad un giorno dalla loro uscita in patria; con molto scetticismo circa la presunta filantropia di quei temerari che prendono di nascosto video e/o audio dei nuovi film in sala per metterli in condivisione on-line (che poi, mi avevano spiegato, non sono gli stessi file che vendono sulle bancarelle pirata).
Sono meccanismi che uno può solo intuire, ma che in qualche modo continuano a suscitare incredulità nei suoi utenti.
Soprattutto quando si ha quasi l'impressione di usufruire di un servizio vastissimo senza pagare nulla.


giovedì 9 aprile 2009

Non è cosa ma è come: è una questione di stile...

...come canta il bravo Niccolò Fabi, sebbene su un tema ben più metafisico dei "semplici" meccanismi legati alla pubblicità dell'immagine mediatica.
Tuttavia, come non poter fare riflessioni simili (e anche BEN più dure) di fronte a chiari esempi di idiozia comunicativa come questo:



e -soprattutto- questo?



lunedì 23 febbraio 2009

La Dolce Attesa


Interessantissimi gli articoli di Internazionale della settimana scorsa sul conflitto istituzionale ed il confronto tra laici e cattolici riguardo l'ormai concluso caso Englaro.
Accattivante soprattutto il pezzo del tedesco Michael Braun, che suggerisce come Berlusconi e Ratzinger, pur essendo diversissimi, abbiano in comune la convinzione di essere al di sopra della legge.
Tuttavia, ciò che mi ha fatto maggiormente ribollire il sangue è stato scoprire che (almeno stando alla giornalista tedesca Birgit Schonau) il premier italiano, fra le varie risibili corbellerie pornografiche snocciolate assieme a vari colleghi durante lo svolgimento della vicenda, avrebbe anche commentato -parafrasando- che "forse la famiglia Englaro è stanca di occuparsi della figlia", e che "Eluana era così viva che avrebbe potuto portare a termine una gravidanza".

Premetto che io mi sono volutamente disinteressato del circo mediatico che c'è stato attorno a questa pietosa vicenda. E che, di conseguenza, ho registrato poche esternazioni sul caso, sia da una parte che dall'altra.
Ma se qualcosa di anche solo vagamente simile è stato davvero detto, da Berlusconi come da chicchessia, allora -come disse Vittorio Sermonti da Fazio, sebbene in un contesto più leggero- TRASECOLO.
Letteralmente.

venerdì 12 dicembre 2008

L'uomo centoventenario


Ultimamente sono rimasto particolarmente allibito dalla lettura di un ottimo articolo di Alexander Stille, pubblicato sul penultimo numero di Internazionale.
In esso, l'autore si concentra sul ruolo della sessualità nella figura politica e mediatica di Berlusconi.
Interessantissima la carrellata di aneddoti e riflessioni riportata: oltre ad episodi di esternazioni più e meno spudorate da parte del Cavaliere verso dolci pulzelle o di favori da lui chiesti e/o ricevuti, c'è anche una giustissima denuncia del sessismo dilagante sul ruolo delle donne in politica, strumentalizzate come mero ornamento e selezionate in base a meriti soubrettistici e di "compiacenza" piuttosto che per meriti di reale competenza. E con questa critica si sbugiarda e ridicolizza il tanto osannato impegno dell'attuale governo per l'occupazione femminile, in politica e non (della serie: se è questa l'idea che hanno delle donne al "lavoro"...).

Tuttavia, come al solito, l'attenzione mi è stata catalizzata soprattutto da un contributo minore. Si tratta di un pezzo di intervista a tale Umberto Scapagnini, medico personale di Berlusconi. La sua opinione "strettamente medica" del suo paziente è del tutto sbalorditiva:
"Berlusconi è il più straordinario soggetto psicofisico che abbia mai esaminato. E non lo dico per piaggeria. Sono uno scienziato di fama internazionale, non ho bisogno di adulare nessuno”.
E continuando a leggere, scopro che questo dottore avrebbe studiato le abitudini alimentari degli abitanti di Okinawa per scoprire i segreti della loro longevità, contribuendo a sviluppare un metodo per calcolare quella che LUI chiama la vera età biologica di una persona (che pare possa essere molto diversa da quella reale).
Così, ecco che baldanzosamente arriva a dichiarare:
“Berlusconi è 15 anni più giovane della sua età anagraica. Il suo sistema immunitario e la sua capacità di resistenza sono fuori dal comune. Ha una personalità magnetica e una straordinaria capacità di comunicazione. Tra tutti i pazienti che ho esaminato è forse quello che ha la possibilità di vivere più a lungo. Se lo vede in costume da bagno, ha il tono e la muscolatura di un uomo molto, molto più giovane”.
Ma qui viene la parte interessante dell'articolo:
"Scapagnini spera di tenere in vita il presidente del consiglio fino a 120 anni, un’età che ritiene perfettamente raggiungibile da un essere umano".

E a questo punto, non ho neanche la forza di concludere il post con una battuta di spirito. Perchè credo che già stiate ridendo...

venerdì 7 novembre 2008

La previsioni barbariche



In una presentazione recentemente portata a Cannes al Gartner Symposium da due analisti, è stato mostrato un possibile scenario sulla possibilità che nel 2015 Google riesca a raggiungere i 100 miliardi di dollari di fatturato. Per fare questo, come si può leggere nell'interessante articolo, sono state considerate diverse strade possibili, funzionalmente all'evoluzione del mercato e dei necessari adattamenti ed investimenti strategici.
Oltre al prevedibile impatto che un tale traguardo di Google comporterebbe sull'economia americana e mondiale, senz'altro in questa notizia si inserisce -e prosegue idealmente- il ragionamento che Alessandro Baricco fece qualche anno fa nel suo saggio I BARBARI (e che ho recentemente ripercorso in formato audio). Lì il caso di Google veniva posto ad esempio perfetto del frutto di questa cosiddetta "mutazione" che viene da più parti costantemente percepita, e che consiste nella (apparente) distruzione di tutte le forme tradizionali del bello e della fruizione in favore di forme più mortificanti, commerciali, meno "elevate". Nel file audio, così come negli 8 video della presentazione di Baricco de I BARBARI disponibili su Youtube, il filo del suo affabulatorio ragionamento riassume idealmente il suo saggio cartaceo (in realtà affascinante e con degli spunti di riflessione in più), e indica Google come una delle invenzioni più importanti di questa percepita mutazione. Nel libro, l'invenzione di Google viene paragonata addirittura a quella della stampa di Gutenberg.
Per comodità incollo qui solo il video in cui lo scrittore conclude il ragionamento su Google, che inizia invero con la "puntata" 2.
Ma chi volesse scaricare ed ascoltare l'mp3 con l'intera lezione prima linkato, registrato in realtà in un altra sede, potrebbe essere di fronte ad una inaspettata sorpresa.
Dire che la sua tesi è illuminante e condivisibile, potrebbe essere una perifrasi adeguata. D'altronde, se dicessi che è "un trip da paura" potrei sembrare un pò barbaro.
Anche se, a conti fatti, non mi dispiacerebbe troppo...



domenica 12 ottobre 2008

Situazione singola(=)re


Oggi ho letto un preoccupante articolo di Repubblica sugli altissimi affitti italiani delle stanze agli studenti fuori sede. Il tema, a me molto caro (in tutti i sensi), mi vede particolarmente preparato sulla situazione romana, perugina e modenese in modo diretto, e su quella barese, milanese e bolognese in modo indiretto. Si tratta di un argomento sul quale ho discusso, penato, addirittura litigato: la situazione è senza dubbio indecente ed incontrollata. Ci sono, come ovvio, dei meccanismi prevedibili ed ineludibili legati alla domanda ed all'offerta, ma anche degenerazioni e speculazioni inaccettabili. Decine e decine sono gli aneddoti raccontabili su singolari padroni di casa e assurde logiche di pagamento dell'affitto, e anche di più quelli legati alle discrepanze fra i pittoreschi annunci di affitto e le condizioni reali degli appartamenti corrispondenti (nonchè sul razzismo imperante nei confronti dei maschi in generale, e di alcune regioni in particolare).
Tuttavia, quando ho letto l'articolo, mi si è un pò storto il naso. Solo per Roma, posso ad esempio dire che è abbastanza difficile che si superino -ad oggi- richieste di 450 euro per una singola, anche in zone universitarie o centrali. Riguardo Milano, mi hanno parlato di affitti medi di 100 o 150 euro maggiori, ma di quote di 900 euro decisamente no. Poi, per carità, i pazzi che chiedono cifre evidentemente fuori mercato ci sono, e qualche altro pazzo che è disposto a spenderle pure... Ma le medie che io ho visto e vissuto nella capitale (e non) e quelle raccontatemi da amici e colleghi di altre città tipicamente universitarie, per quanto inaccettabili e ingiustificatamente superiori ai livelli di altre città universitarie europee, sono comunque abbastanza inferiori a quelli letti nell'articolo. E parlo comunque di dati raccolti in tempi quasi contemporanei (quindi aggiornati).
Ora: è importante evidenziare la persistenza di un problema come quello degli affitti agli studenti fuori sede, ma presentare cifre fuori media solo per creare scandalo può suscitare il solito problema della perdita di credibilità agli occhi di quella parte dell'opinione pubblica più attenta, o semplicemente più addentro alla realtà trattata dall'articolo.
E mi dispiace dire una cosa simile proprio parlando di Repubblica.
Ma bisogna essere critici. E quando necessario, anche -e soprattutto- autocritici.

venerdì 3 ottobre 2008

Il colonnello Mustard e l'agente Putin



Uno spettacolo teatrale -poco pubblicizzato invero- in scena in questi giorni qui a Roma, e che probabilmente andrò a vedere questo weekend, è CLUEDOS di Raffaele Castria.
Come suggerisce il nome, si tratta di una rappresentazione che ricalca il gioco investigativo Cluedo. Meglio: si tratta di un giallo interattivo, ovvero uno spettacolo in cui è prevista la partecipazione dello spettatore durante l'investigazione teatrale.
"Le modalità classiche di interazione sono molteplici, dall'andamento a forbice, cioè col pubblico stesso che sceglie la direzione verso cui dirigere la vicenda ad un meccanismo che investe lo spettatore stesso nel ruolo dell'investigatore".
Pare che nei paesi anglosassoni questo tipo di intrattenimento sia in voga da anni, mentre qui in Italia -perlomeno io- ne ho solo sentito parlare vagamente.
Ma a quanto sembra, anche in Russia si usa. C'è un programma televisivo che si basa su questo principio. Sebbene, stando a quello che ho letto di recente su Internazionale, quando uno degli spettatori coinvolti ha scelto per nome dell'omicida virtuale 'Putin', il produttore del programma in persona ha interrotto lo svolgimento del gioco pretendendo che tale scelta fosse cambiata.
Alla fine, poi, si è solo optato per un più blando 'Vladimir'.
Un classico esempio di autocensura un diretta, come lo definisce il giornalista di questa curiosità, Pascal Petit.
Sono abbastanza convinto che se fosse successo da noi (ovviamente con i dovuti distinguo nominali), non ci sarebbe stata alcuna interruzione in diretta. Tutto sarebbe filato liscio, serenamente, e il gioco -perchè di quello si tratta- si sarebbe sviluppato e poi concluso in modo più ironico. E magari, per l'occasione, con qualche punta di lieve e salutare satira.
Poi, il giorno dopo, con tutta calma, si sarebbe sparsa la notizia che il programma in questione è stato cancellato per il suo uso CRIMINOSO.
In quel caso, chi potrebbe contestare la retorica dell'aggettivo?

sabato 13 settembre 2008

MinculpoW


Non posso certo dire che Oliver Stone sia uno dei miei registi preferiti. La retorica americana -o antiamericana- dei suoi film è sempre un pò troppo sopra le righe, e qualche scivolone eclatante di questi ultimi anni non ha certo contribuito a rivalutarmelo.
Tuttavia, le sue biografie politiche mi sono piaciute. I film su Nixon e JFK e l'intervista a Castro (devo ancora recuperare il documentario su Arafat) sono stati una visione interessante, sia dal punto di vista stilistico che informativo.
Per questo motivo, la notizia che il suo nuovo lavoro biografico, W, non sarà presente al Festival di Roma -come inizialmente previsto- perchè il nostro premier non vuole, beh... Rimando direttamente all'articolo del link per le riflessioni sulla questione. Riflessioni che condivido in pieno, come il titolo di questo post esplicita.
A questo punto mi viene in mente la polemichetta di qualche anno fa quando, alla nascita del Festival del cinema di Roma, qualcuno storse il naso temendo che un'altra così altisonante manifestazione internazionale nel nostro paese -affiancata a quella già nota ed apprezzata di Venezia- potesse essere stata concepita, oltre che per i soliti motivi economici e di visibilità, soprattutto per "riequilibrare" un pò la vetrina cinematografica italiana (in parole povere: Venezia sinistra - Roma destra).
Non entro nel merito dell'opportunità teorica di quella logica. Mi limito solo ad affermare che essersi scandalizzati, all'epoca, all'idea che potesse essere proprio quella la motivazione principale, fu segno o di ingenuo buon senso o di scarsa cognizione del fanatismo propagandistico politico nostrano.

mercoledì 10 settembre 2008

I ragazzi di (viale) Libia


In riferimento all'incontro di Berlusconi e Gheddafi, molti hanno parlato di una lezione di storia (ad esempio, Internazionale di venerdì scorso). E hanno anche detto che Sarkozy non potrà ignorare questa lezione. E che il pentimento pubblico è un modo di non negare le proprie colpe e la storia in generale.
Tuttavia mi chiedo: se l'accordo prevede un versamento di "200 milioni di dollari all'anno nei prossimi 25 anni da destinare a progetti infrastrutturali in Libia", e se tale misura viene presa per fare ammenda del colonialismo italiano in quel paese, beh...
Non suona un pochino -almeno vagamente- diciamo, ehm...

...paradossale?

martedì 19 agosto 2008

Il principe (non) cerca doglie


Da perfetto figlio degli anni '80, ho sempre amato Eddie Murphy. Ho visto e rivisto Una poltrona per due, Beverly Hills Cop 1 e 2 (il terzo è ridicolo), Il bambino d'oro e soprattutto -il mio preferito- Il principe cerca moglie. Erano film non sempre perfetti, ma decisamente ritmati e gradevoli. Amavo la sua mimica, la sua inconfondibile risata (da noi resa così particolare da Tonino Accolla), le battute -spesso un pò volgari- con cui dissacrava o sdrammatizzava anche le situazioni più intense di tutti i suoi film.
Per questo, negli ultimi dieci anni -diciamo più o meno dal Dottor Dolittle in poi- è stato per me un pò triste assistere di anno in anno alle discutibili scelte professionali e personali che ha operato. Sebbene sia attualmente il terzo attore più pagato di Hollywood -e quindi non corra il rischio di derive suicide alla Francesco Nuti- c'è da dire che l'ultima dozzina circa di film da lui interpretati sono stati decisamente sfortunati (o più semplicemente bruttini), lontani dai fasti di John Landis o Walter Hill nonchè poco graditi da critica e pubblico.
In questo quadro si inserisce quindi senza troppo stupore da parte mia il suo recente comportamento riguardo l'anteprima della sua ultima fatica, Piacere Dave. Tra l'altro, mi sono ispirato alla sua recente "ossessione" -descritta verso la fine dell'articolo- per il titolo del post...
In attesa che torni ai livelli di un tempo, o che al contrario scompaia malamente ed indegnamente dalla scena mondiale, mi piace ripensare a quando al Saturday night live si travestiva da "bianco" e prendeva i mezzi pubblici dei "bianchi" per vedere come questi si comportassero quando credevano non ci fossero neri intorno a loro... Si trattava di sketch surreali e non documentaristici, sebbene l'effetto comico delirante che ne derivava aveva il pregio di esaltare ancor di più le sue doti di trasformista.
A breve vedrò Piacere Dave (stavolta sono fiducioso, e le prime recensioni che ho letto non sono affatto male), ma in attesa placo questo ritorno di fiamma riguardando le scene col ciuchino di SHREK III in lingua originale coi sottotitoli per godermi una delle più strepitose performance di Eddie Murphy da doppiatore -ruolo che più di tutti è riuscito a salvaguardare e, anzi, a migliorare in quest'ultima parte della sua carriera-.


giovedì 31 luglio 2008

Good-bay


Su un recente numero di Internazionale (753) è apparso un interessante articolo sul sito di Ebay ed il suo creatore, il francese Pierre Omidyar. Dei vari aneddoti riportati, oltre a quelli riguardanti gli oggetti più bizzarri mai venduti sul sito -o le truffe più eclatanti operate per suo tramite-, mi ha colpito la leggenda metropolitana secondo cui "Omidyar avrebbe fondato l'azienda per aiutare la sua fidanzata a completare la sua collezione di sparacaramelle Pez".
Per la serie, l'amour non ha prezzo. Di riserva, per lo meno.
Sul destino di Ebay però il giornalista dell'articolo, Thomas Jones, è poco ottimista: "Con la diffusione dei siti gratuiti di social networking, senza contare l'onnipresenza di Google, Ebay è destinato a diventare sempre meno necessario. Perchè pagare una commissione del 2,5% quando un cd può essere messo all'asta su MySpace o Facebook, e i fan possono controllare la buona fede del venditore attraverso siti come Ebuyer Feedback? E' vero, tutto questo non è ancora possibile, ma presto lo sarà".
Se io fossi Ebay e non sapessi come fare per affrontare questa crisi, per evitare il fallimento sarei autoironico fino in fondo.
Mi metterei senz'altro all'asta.

giovedì 24 luglio 2008

Vietato chiedere l'elemosina!

Del resto, il vecchio D non se l'era fatto dire due volte.



mercoledì 16 luglio 2008

A Zacinto



La notizia, ormai non più tanto fresca, è quella della gara svoltasi in Grecia.
Una cosa tipo a chi mangia più cocomeri. Con la differenza che a vincere sono comunque i cocomeri.

E dire che in questo periodo stavo proprio pensando che l'anno prossimo mi piacerebbe farmi una vacanza a Santorini...

venerdì 23 maggio 2008

Una questione di stile


Incuriosito dalle citazioni di interessanti articoli presi da LIBERAZIONE letti sul blog Francamente (che consiglio vivamente), ho deciso stamattina di comprare -per la prima volta- il quotidiano in questione. Devo dire che ero abbastanza prevenuto verso questo giornale, ritenuto estremista e -quindi- poco credibile. Invece mi sono trovato di fronte ad articoli arguti, critici e ricchi di citazioni e riflessioni colte: dai toni indignati verso il programma di Emma Marcegaglia, passando per un suggestivo parallelismo fra Silvio Berlusconi e l'imperatore Cesare Augusto, fino ad una sezione culturale interessante ed attenta, il giudizio complessivo personale è stato generalmente positivo. Ovviamente il fervore della militanza ideologica è palese, e del resto la stessa intestazione iniziale "giornale comunista" è indicativa della chiave di lettura forte.
Tuttavia mi ha lasciato un pò perplesso un articoletto di fondo in prima pagina dedicato alla condanna della Franzoni a 16 anni di carcere (reperibile anche in data odierna sul sito ufficiale del giornale).
Dopo alcune premesse un pò sentimentaliste, si scrive:
"Noi non abbiamo la minima idea sul merito della vicenda. Non sappiamo se Anna Maria è colpevole o innocente [...] Queste considerazioni però non ci tolgono l'idea che ora sarebbe giusto far prevalere quel sentimento di pietà, di solidarietà, che coglie la maggior parte delle persone. Non è un sentimento ignobile, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo. Non bisogna vergognarsi della pietà. Perciò ci sembrerebbe bello e saggio se il ministro della giustizia avviasse le pratiche per la grazia ad Anna Franzoni e poi il presidente Napolitano la controfirmasse".
A questo punto la mia domanda è: ma perchè? La pietà è una cosa sacrosanta, d'accordo, e la spettacolarizzazione morbosa del caso è stata scandalosa (come lo stesso articolo giustamente dice, nella breve parte iniziale che non ho riportato). Ma perchè mai sostenere la tesi della grazia ad una persona processata e condannata, senza spiegarne organicamente le ragioni?
Un articolo così breve -e non firmato- su un argomento simile appare solo sensazionalistico e buonista nonchè giornalisticamente poco rilevante, quand'anche la questione fosse già stata ampiamente e lucidamente argomentata su qualche numero precedente.
Una piccola nota stonata insomma, in un'economia totale -come già detto- tutto sommato positiva.
Credo tuttavia che sia per queste (talvolta) piccole "debolezze" di stile e di contenuto che persino molta parte della sinistra stessa non ami del tutto la propria etichetta.
Insomma, non una questione di soli contenuti (sull'importanza dei quali non è il caso di dilungarsi) quanto di atteggiamento. O come direbbe Niccolò Fabi: "Non è cosa ma è come, è una questione di stile".
Ad ogni modo, ringrazio la signora Franca per aver indirettamente contribuito a questa mia "scoperta". E' sempre bello quando si realizza di aver superato un pregiudizio.