martedì 7 aprile 2009

Buongiorno e benvenuti al TgCirca


E' con un certo piacere che spezzo la momentanea latitanza dal blog segnalando un video molto carino, frutto della geniale mente del qui già ampiamente decantato amico e collega blogger CREOSOTO (che, a proposito, mi deve ancora i 150€ promessi).
Data la brevità del video, non mi dilungherò oltre in inutili introduzioni o commenti.
Ah, i commenti...
Ti ricordi di loro, Creosoto?
Quando hai ucciso i tuoi "commenti"
io avevo
questa
vocetta

RICOOORDIII????



giovedì 2 aprile 2009

TrasPosizioni (o dell'Inapplicabilità della Proprietà Commutativa nella fruizione)



Non mi è capitato spesso di vedere dei film tratti da romanzi -o fumetti- che avessi già letto. Più frequente è stato invece il caso in cui la visione o l'attesa di un film mi hanno portato ad interessarmi del libro da cui questo era tratto, e spinto alla sua lettura.
Su questo argomento, come su tanti altri, le mie idee sono in continua evoluzione. Ora come ora, però, la teoria che mi sento di seguire è la seguente:
1) Quando il film, in uscita o già visto, sembra (o si rivela) buono mentre il romanzo da cui è tratto è sconosciuto da critica e pubblico, di solito non mi incuriosisco più come prima. Ad esempio, quando dopo anni di culto del film di Forrest Gump sono riuscito a procurarmi l'omonimo romanzo e l'ho divorato, la delusione che ne è conseguita è stata forte.
2) Quando il film, in uscita o già visto, sembra (o si rivela) buono ed anche il romanzo da cui è tratto si scopre essere stato amato da pubblico e critica -o anche solo da critica-, allora vale la pena leggere il romanzo DOPO il film: se il libro è bello, è più facile che guardando prima il film rimanga un bel ricordo di entrambi, a distanza di tempo; mentre se si legge/si è letto e si ama/si è amato il libro prima della sua trasposizione cinematografica, per quanto quest'ultima possa essere ben fatta, si crea quasi sempre un confronto in perdita viziato in partenza. Un caso rappresentativo in questo senso è stato per me Caos Calmo, di cui ho amato prima il film e poi il libro. L'eccezione invece è avvenuta con Non ti muovere, per il quale fortunatamente la lettura del libro prima della visione dell'omonimo film non ha per niente penalizzato la seconda esperienza di fruizione (come di solito accade a chi legge un libro e dopo ne vede il film).
3) Quando il film, in uscita o già visto, sembra (o si rivela) non memorabile mentre il romanzo da cui è tratto pare sia stato amato da pubblico e critica -o anche solo da pubblico-, allora vale la pena leggere il romanzo PRIMA dell film, o cercando di CANCELLARNE il ricordo. In caso contrario, il trauma creato da una pessima trasposizione filmica scoraggerà anche l'eventuale recupero del libro, che magari nasconde una storia ed uno stile inaspettatamente meritevoli. A me, per esempio, è successo di scommettere che la storia alla base del recente PS I love you potesse essere molto carina, di per sè, mentre il film prometteva di essere una delle più grosse tamarrate del decennio (e infatti lo è stato); per questo, avendo poi letto intriganti recensioni sul romanzo originale, ho deciso di comprare e leggere prima il libro e poi di guardare il film, cosicchè almeno non avrei perso l'entusiasmo di conoscere questa simpatica storiella nel caso il film mi avesse (giustamente) orripilato.
4) Quando il film, in uscita o già visto, sembra (o si rivela) non memorabile e il romanzo pure, beh, lì scatta l'anarchia della soggettività. E in quell'ambito, consigli e teorie sono utili -parafrasando il Dottor Manhattan di Watchmen- "come una foto dell'ossigeno a chi sta per annegare".

lunedì 30 marzo 2009

Con gli anni non sempre aumenta la saggezza...

...ma sicuramente la saggistica si.
Ed ecco i prossimi due saggi che mi piacerebbe leggere. Sempre che riescano a spezzare questa pigrizia che mi sta portando, negli ultimi anni, ad accumulare tanti libri per poi leggerne solo pochissimi all'anno (a vantaggio di fumetti e graphic novel).

Il primo è questo:




Il secondo è questo:



Anche se cose per me invitanti ne sono uscite a bizzeffe pure in ambito narrativo...

venerdì 27 marzo 2009

F&F: Solo tamarri originali


Non mi capita così spesso di avere la possibilità di partecipare a delle anteprime cinematografiche, e quando succede non faccio di certo lo schizzinoso.
L'ultima volta, però, ho davvero messo alla prova me stesso andando alla proiezione speciale di FAST & FURIOUS: SOLO PARTI ORIGINALI.
In realtà, non sono il classico cinefilo snob che adora solo polpettoni metafisici, drammi sociali, piccole produzioni indipendenti o commedie senza tempo a scapito di blockbuster hollywoodiani, instant-movie di puro intrattenimento o film d'azione/horror/demenziali. Per fortuna, prima di manifestare in maniera sempre più massiccia le mie distanze -generazionali ma non solo- dai miei genitori in fatto di gusti filmici, ho avuto modo di apprezzare per anni film catastrofici a bizzeffe: macchine che esplodono, sequenze spettacolari improbabili, retorica a fiumi smorzata da ironia smargiassa, corpi palestrati capaci di acrobazie superumane ma non di semplici cambi d'espressione attoriale.
Ma Fast & Furious è diverso. Io non avevo visto nessuno dei capitoli precedenti, sebbene Vin Diesel non mi dispiacesse neanche troppo. Ma non perchè io abbia nel frattempo rinnegato la dignità di quel tipo di cinema, nossignore.
Il mio problema sono le macchine.
Dire che io non abbia il culto del motore sarebbe riduttivo.
Io proprio non lo concepisco.
Ma soprattutto, ho sempre percepito come molesta (sia nel piccolo paese che nel grosso centro urbano) la figura del ragazzo -o dell'uomo- che questo culto lo pratica e lo alimenta.
Lo stereotipo, mai come in questo campo, è tutto fuorchè superato o non attuale. Sembra che sia impossibile trovare qualcuno che abbracci la retorica della velocità e della potenza senza l'accompagnamento di tamarrissima musica tunz-tunz, di gnocca seminuda di puro ornamento libidinoso (il mortificante binomio donne-e-motori) e di imbarazzanti propensioni al lusso più pacchiano e sfrenato. Per non parlare dei discorsi di carattere sociale o politico.
E l'antemprima di questo film sembrava, ad una prima occhiata, un festival di questo stereotipo.

Probabilmente si potrà obiettare che -per esempio- anche le convention di appassionati di fumetti o di fantasy sono a loro modo delle fiere tese ad alimentare il culto di stereotipi connotati in modo altrettanto fastidioso. E, del resto, ogni evento mondano e culturale che raggruppi un target ben preciso rischia di diventare una spocchiosa ed autoreferenziale celebrazione di un universo di valori "dubbio", o perlomeno difficilmente comprensibile ai più.
Però non ci posso fare niente: certe retoriche, per quanto partigiane, continuano a convincermi più di altre.
Ma soprattutto mi chiedo se nessun amante dei motori si senta vagamente, che so,
"offeso" da questa continua sagra del kitsch che tende a rappresentarlo.

mercoledì 25 marzo 2009

Il blues della propria terra



Magari sarà una tamarrata incredibile, o un piccolo gioellino indipendente e imprevisto.
Ad ogni modo, parte da un assunto condivisibilissimo e -direi- ovvio per tutti i pugliesi:
la focaccia barese è TROPPO buona perchè rimanga confinata in una sola regione.
Ma saranno riusciti (o riusciranno) i nostri eroi a sensibilizzare intere popolazioni regionali all'oleosa libidine della pomodorosa delizia nostrana?
Io, nel dubbio, preparo pacchi extra di tovaglioli.
(gnam gnam...)

lunedì 23 marzo 2009

Ma quale "evolution"?



Per uno che non ha mai amato DRAGON BALL, il suo mito, i suoi disegni, la sua retorica da scontro quasi fine a sè stesso in scenari grotteschi (sebbene via via sempre più privi di connotazioni comiche), il suo culto della potenza infinita e dell'immortalità come unici mezzi di autorealizzazione, e -soprattutto- le inutili e fluviali polemiche da esso partorite che hanno contornato il fenomeno manga e anime nel nostro paese (anf-anf-anf) ,
guardare questo trailer (o i precedenti in lingua originale) e constatare fino a che punto potrà essere imbarazzante il film hollywoodiano ad esso ispirato non può che provocarmi un catartico sorrisetto beffardo.

Lo so, con Goku & Co. sono particolarmente cattivo.
Ma il mio non è moralismo: è semplicemente lo sfogo critico di un detrattore di DB che, però, ama comunque anime e manga.
E poi so che se non ci fosse stato Dragon Ball in tv (e se il relativo manga non continuasse a vendere così tanto ogni volta che viene ristampato) non ci sarebbe stato nemmeno lo stesso coraggio nello sdoganare tante nipponiche serie ben più interessanti.
E: si, lo ammetto, molte cattiverie analoghe potrebbero essere rivolte anche a KEN IL GUERRIERO.
Ma che ci posso fare: Ken a me piace. E cercherei in tutti i modi, all'occorrenza, di dimostrarne credibilmente la raison d'être...

venerdì 20 marzo 2009

E' facile ber Crodini, ma se si tratta di Ber Gonzoni...


Avevo già citato, in questo blog, il canuto comico bolognese.
Di suo non ho letto nulla, nè ho visto in tv -o in dvd- alcun suo spettacolo registrato. Solo, qualche anno fa, quando ancora non l'avevo mai sentito nominare, fui "trascinato" a teatro a vedere un suo spettacolo da un gruppetto di amici che già lo adoravano da tempo. Conoscendomi bene, loro erano convinti che la sua comicità fatta di continui giochi di parole e di deliri linguistici sul filo del surrealismo mi avrebbe conquistato.
Quella volta la mia reazione fu tiepidina. Si, ricordo che i miei amici ridevano di gusto e che, preso dal traino della complicità, anch'io ero più portato al divertimento e alla risata di quanto avrei fatto spontaneamente in solitudine. Comunque: alla fin fine mi rimasero un buon ricordo, il proposito di approfondire il discorso Bergonzoni (recuperando qualche libro o spettacolo precedente) e una sorta di rispetto verso una figura attoriale fuori dai grandi circuiti e portatore di una comicità sofisticata ma al contempo semplice.

Soltanto anni dopo, cioè ieri, dopo l'acquisto quasi d'impulso di due biglietti del suo ultimo spettacolo, NEL, mi sono concesso di riavvicinarmi a questo comico. Credevo che, essendo passato un lustro, sarei stato più preparato, che mi sarei lasciato trasportare in maniera più complice da un suo lungo monologo metalinguistico. E soprattutto, speravo che la mia accondiscendente ragazza (praticamente "trascinata" lì da me, come all'epoca lo fui io da altri) potesse apprezzare il comico "metafisico" in modo trionfale e pieno, al primo colpo.
Risultato: io mi sono annoiato per i 3/4 dello spettacolo (ed ero ATTENTISSIMO) mentre la mia dolce metà ne pareva "martoriata".
Eppure, la cosa strana, è che se dovessi dire cosa penso di Bergonzoni, non riuscirei a dire che non lo sopporto, o che mi annoia.
La prima cosa che mi verrebbe da dire è che è bravissimo. E lo è, davvero. Non deve essere facile portare avanti lunghi monologhi con il suo stile così serrato e a flusso di coscienza.

Insomma, anche se può suonare contraddittorio, il mio giudizio più immediato sarebbe:
mi piace ma non mi diverte più di tanto;
apprezzo il suo stile ma non completamente le sue performance;
ha la mia benedizione ma non la mia presenza ai suoi spettacoli.
E' anche questo solo un sottile paradosso concettuale, o ha senso per voi?


PS: però una battuta sentita ieri credo sia particolarmente meritevole, perciò ve la riporto:
"Pronto, Centro Orfani Ottimisti"
"Papà, sei tu?"