martedì 6 aprile 2010

Che Pasqua sarebbe...


...senza bicarbonato?

giovedì 1 aprile 2010

Alice in 3DLand




Per l'occasione, volevo riportare anche qui sul blog personale il mio editoriale di questa settimana pubblicato su DoppioSchermo.
Confido che possa interessare almeno ai fan di Burton, ai detrattori del suo ultimo Alice e ai curiosi sul futuro del 3D in sala.
Ma anche ai cinefili in generale e a tutti i miei fedeli amici di blog (e non solo).
Buona lettura.




ALICE NEL PAESE DELLE 3 D. BURTON E IL CINEMA DEL FUTURO

A settimane di distanza dalla sua uscita italiana, non si può di certo obiettare il successo mondiale dell’ultimo film dell’acclamato Tim Burton. Il suo Alice in Wonderland, al di là delle polemiche varie – e per lo più sterili – che lo hanno circondato, è piaciuto ed ha incassato molto. E’ stata data molta risonanza al fatto che abbia scalzato addirittura il colossal Avatar dal record dei film più visti nella prima settimana in patria (si parla di 116 milioni di dollari). Ma è recentissima la notizia che lo stesso Alice, da settimane in cima alla classifica, è stato a sua volta soppiantato dal vertice ad opera del nuovo film animato della Dreamworks, Dragon trainer, anch’esso presentato e distribuito prevalentemente in 3D. La casa di produzione che ha dato alla luce la fortunata saga di Shrek ha infatti sbancato al botteghino con la storia edificante e fiabesca di un bambino vichingo dominatore di draghi (trama che riporta alla mente il film Dragonheart del 1996).

Questa osservazione è forse spunto utile per affrontare due brevi bilanci. Uno sul destino dei film in 3D. E l’altro sul futuro del buon Burton.

Sul primo punto è forse persino innecessario sottolineare come le recenti, entusiastiche ed abbondanti retoriche sulle nuove frontiere del cinema e sulla speranzosa nuova linfa economica per la fruizione in sala siano quantomeno premature se non viziate. Oltre al fatto che le cifre degli incassi sopra citati sono indubbiamente dovute per buona parte agli esorbitanti prezzi dei biglietti per le proiezioni in 3D, il podio sopra descritto – che non considera i risultati ancora migliori dell’approdo in sala del precedente Monsters vs Aliens, successo Dreamworks in 3D dell’anno scorso – evidenzia un assunto ancora abbastanza valido: la storia e la regia continuano a prevalere sulla spettacolarità della performance tridimensionale. Avatar, al di là della maniacale (ri)costruzione di faune e flore complesse e/o bioluminescenti che hanno letteralmente ipnotizzato gli occhialuti spettatori, è risultato per lo più una rielaborazione non troppo originale di miti e film già troppo amati per poter essere sostituiti nell’immaginario collettivo. Più interessante forse Alice in Wonderland di Burton che, bel lungi dall’imporsi rielaborazione iconografica post-moderna come era successo con Batman, suscita tuttavia più di qualche perplessità per la sua vera natura di pseudo-fantasy medievale camuffato da trasposizione autoriale, provocando molti arricciamenti di naso e deludendo più di alcuni per la evitabilità - anche come spesa - del suo 3D. Non stupisce quindi che al Ciciarampa burtoniano sia stato ora preferito il drago di Dragon trainer: un film che inaspettatamente, nella sua onestà di sceneggiatura, ha colpito per la bontà del suo messaggio e per la freschezza del suo racconto, approdando in sala senza gli strombazzamenti pubblicitari martellanti di Avatar e senza il richiamo di autori e attori feticcio del battage di Alice.

Passando ora al secondo nodo, c’è da capire se l’amato regista di Edward mani di forbice ed Ed Wood ha intenzione di invertire o cambiare il suo trend professionale, oppure di percorrere la strada tracciata in questi ultimi anni. Innanzitutto, da più parti ci si chiede se questo eterno sodalizio con il bravissimo e amatissimo Johnny Depp non sia in qualche modo giunto ad esaurire la propria raison d’être. Lo stesso personaggio del Cappellaio Matto nella sua ultima creazione ha avuto un peso shakespeariano che verosimilmente – è più che un sospetto – non avrebbe avuto motivo di assumere senza il traino carismatico dell’interpretazione di Depp. E l’idea di ripescare dal classico a scopo di remake-reboot-sequel, attuata fin dal 2001 a partire dalla sua fiacca versione de Il pianeta delle scimmie, partorì risultati non troppo convincenti anche quando osò rifare l’amatissimo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato in una modernizzazione un po’ kitsch e difficilmente paragonabile al modello originale. Fino ad arrivare, ovviamente, alla sua recentissima e ancora discussa (e discutibile) lettura carrolliana. Eccezioni esemplari furono il già citato Batman, che ebbe il merito di reinventare completamente l’immagine cinematografica preesistente del personaggio, e il più vicino Sweeney Todd, che trasponeva un musical molto noto in patria con risultati notevoli.

Ma soprattutto: anche Burton cederà sempre più facilmente alle suggestioni dell’inflazionato effetto 3D o tornerà a stupirci con i suoi toni dark, le sue magie in stop motion, le sue storie bizzarre e sopra le righe ma in fondo dalla magia quasi artigianale, da bottega delle meraviglie? Fra i suoi progetti annunciati spiccano due film in stop motion e 3D (Frankenweenie e un adattamento del fumetto originale della Famiglia Addams) e il più imminente Dark Shadows, adattamento di una serie TV anni sessanta ambientata nel mondo di vampiri e creature soprannaturali. Sempre con Jonnhy Depp come protagonista nella parte “maledetta” del patriarca vampiro.

I fan di tutto il mondo attendono fiduciosi. Vedremo come si evolveranno entrambi i versanti. E nel frattempo, speriamo di dover indossare occhiali scuri più spesso al sole primaverile ed estivo che al buio di costosissime – e poco vertiginose - visioni cinematografiche.


sabato 27 marzo 2010

Attimi


"Faccio io".
Prese il fagottino dalle sue mani con tutta la delicatezza che aveva maturato negli anni. Lei, assicurato il passaggio, gli restituì un sorriso stanco con tracce di gratitudine. Aveva un aspetto stremato ma sereno nel contempo, e quei minuti di respiro erano un più che meritato premio.

Adagiò con cura chirurgica il bimbo sul letto e si preparò velocemente all'operazione pannolino, della quale era diventato un abile stratega. Ormai la eseguiva con una sicurezza ed una metodicità che nulla avevano dei momenti di inadeguatezza e goffaggine dei primi tempi. E anche se il primo era diventato grandicello, doveva a lui l'affinamento della sua arte, di cui il fratellino si godeva beato l'apoteosi. Ovviamente c'erano stati anche i continui consigli - sempre oculati ed apprensivi - di suocera, madre e sorella. Non sempre a turno, e non sempre singolarmente.

Fu proprio alla fine della sequenza, con in mano il barattolo del borotalco, che successe. Fissò gli occhioni tondi, verdi e sgranati del piccolo miracolo che aveva di fronte, così espressivi e vividi da metterlo in soggezione, e il pensiero si formulò preciso e repentino. Come un'inaspettata epifania.

Piccolo. Impostore.

Lanciò uno sguardo cieco alla porta, verso le due voci provenienti dalla sala, tornò sulla visione precedente e continuò.

Un altro.

Serrò un momento gli occhi. Doveva farlo. Era più forte di lui.

Non era qui. Non adesso. Non con VOI.
Era con LEI che...


Ma fu solo un attimo. Riaprì gli occhi, si rituffò nel verde smeraldo che aveva lasciato pochi secondi prima e tutto sembrò sotterrarsi.
Nessun senso di colpa. Nessun altro pensiero, dopo. Come al solito.
Tornò a versare il borotalco sulla pelle asciutta e pulita come sale su una cotoletta, col divertimento infantile che il gesto gli aveva sempre procurato.

Solo un attimo, pensò. Tutto qui.
Ma erano sempre solo attimi. Sempre.

Del resto, lo sapeva bene. E' di questo che si vive, in fin dei conti.

Di attimi.


lunedì 22 marzo 2010

Almeno tu nel Multiverso


Non so nemmeno dire se il mio subconscio abbia tintinnato prima per l'immagine a sfondo blu o per la parola chiave scritta in un enorme giallo, ma una volta che lo sguardo è finito su quella immagine (vedi foto) ho interrotto la mia marcia a passo sostenuto e mi sono avvicinato al vetro del chiosco. Dopodichè è stato un attimo. Sono andato al banco e l'ho comprato, scoprendo solo dopo che costava ben 4 eurini. Vabbè, 3,90.
E al ritorno in autobus, mi sono fiondato sull'articolone che aveva meritato cotanta copertina. Non posso giurare di aver capito tutto. Ma posso riportare la sintesi - già di per sè suggestiva - proposta nella colonnina sotto al titolo.

Dal vuoto primordiale che ha generato il nostro universo potrebbero essere emersi molti altri universi, ciascuno dotato di leggi fisiche proprie. Assumendo che esistano realmente, molti di questi universi potrebbero contenere strutture complesse e forse anche alcune forme di vita. Queste scoperte suggeriscono che, contrariamente a quanto si riteneva in passato, il nostro universo potrebbe non essere «regolato finemente» per l'evoluzione di esseri viventi.

Questo piccolo riquadro, in particolare l'ultimo rigo (grassettato dal sottoscritto) risponde in maniera semplice ad una questione di solito sottostimata che si pone quando si affronta, senza troppe pretese, il discorso alieni.
La narrativa ed il cinema sull'argomento sono sconfinati e probabilmente hanno sviscerato milioni di approcci e possibilità. Ma nel sentire comune, l'idea che sottostà all'invasione extraterrestre è sempre ancorata ad una migliore evoluzione sociale o tecnologica dei nuovi arrivati rispetto alla nostra. Si parte quasi sempre dal presupposto che gli altri universi con vita intelligente abbiano caratteristiche abbastanza simili da partorire essere umanoidi o comunque vagamente antropomorfi, e che "funzionino" come noi ed abbiamo pressappoco lo stesso bilancio di limiti e criticità.
Difficile, però, che si ipotizzi che il Nostro Universo ci abbia partorito in maniera assai improbabile NON perchè abbiamo goduto di una congiunzione perfetta e fortunatissima MA perchè siamo rientrati in corner in una situazione inaspettatamente favorevole ad una qualche forma di vita NONOSTANTE delle condizioni astrali (letteralmente) del tutto infauste. E che quindi, la normalità sia in altri sistemi ben più limati, raffinati e confortevoli, che considererebbero la nostra esistenza solo una impossibile anomalia.
Invece, devo ammetterlo, a me questa idea affascina molto. E non perchè mi intrighi la prospettiva di incontrare degli invasori siderali, prima o poi. No di certo.
E' più una questione di relativismo galattico. Di umiltà lattea. Di multiversalità, insomma.
Perchè semmai ci sarà un qualche incontro ravvicinato di alcun tipo, non vorrei si applicasse certa arroganza nostrana "interna" anche ai rapporti cosmici.

Sarebbe decisamente un peeeessimo inizio.



sabato 20 marzo 2010

Mass Media Aritmetica


Una veloce statistica di questi ultimi mesi ha messo in evidenza come il sottoscritto sia sceso a una media di 4 episodi seriali a settimana, contro il quasi triplo visti nei mesi precedenti.

Coi fumetti, è invece sceso a 2 spillati, 1 brossurato e 0,3 graphic novel a settimana contro i 4 spillati, 2 brossurati e 0,5 graphic novel di prima.

Nel campo delle riviste, è inoltre passato dalla lettura periodica di 2 settimanali ad uno solo, con un'aggiunta però di una new entry mensile - che tuttavia non sopperisce per tematiche e volume alla seconda rivista abortita -.

Drammatica la situazione stampa quotidiana, che ha visto una riduzione da 2 free press al giorno e sporadici acquisti di quotidiani in edicola a praticamente "un E-Polis ogni morte di papa" (fonte ISTAT).

Ancora più incredibile il discorso TV, che è precipitata dritto ad un consumo dello 0% netto. Beautiful compreso (anzi, in primis).

Infine, meglio tacere i risultati rilevati sulla lettura puramente narrativa o saggistica.


Il riferimento, tuttavia, è alla sola fruizione, non alle spese o all'accumulo. Per cui, l'uscita economica complessiva non solo non è diminuita ma risulta addirittura aumentata, soprattutto sotto la voce fumetti/graphic novel e acquisti librari in giorni sconto.

E' per questo. Solo per questo.
Che l'ho fatto.

DOVEVO LICENZIARMI,
CAPITE????

mercoledì 17 marzo 2010

Visioni di una certa età


Nel mio periodico spulciamento di titoli sul sito di streaming telefilmico che preferisco, mi sono imbattuto in uno particolarmente interessante: tale Men of a certain age.
Mi sono così deciso a guardare il pilot, senza googlare alcunchè. Così, a scatola chiusa. Come sarebbe accaduto anni fa in un pigro zapping serale bruscamente interrotto a puntata iniziata.
Non posso dire che sia stata una folgorazione, certo, ma non nascondo di essere rimasto piacevolmente sorpreso.

E' una serie corale incentrata su alcuni amici, più o meno sulla quarantina, mediamente in crisi e/o insoddisfatti.
Fra i protagonisti ho riconosciuto:
- l'attore di colore che faceva il direttore dell'ospedale psichiatrico in cui il Dr House si auto-rinchiudeva alla fine della V stagione;
- l'attore di Raymond in Tutti amano Raymond;
ma soprattutto,
- il mitico Scott Bakula, indimenticato Sam Beckett di Quantum Leap nonchè protagonista dell'ultima abortita serie trekkiana Enterprise.

Insomma: una bella rimpatriata.
Confido molto negli episodi successivi.

So che ho tante cose anche molto valide da continuare, da recuperare o da iniziare. Ma, a volte, una estemporanea scoperta discreta può essere più salvifica di splendide e rassicuranti continuità o autorevoli segnalazioni.
Che, a rileggere quest'ultima presunta perla di saggezza e a volerla applicare ad un qualunque altro contesto che non sia quello seriale, al di là della sua enunciazione da legge generale, non si otterrebbe alcun significato.

sabato 13 marzo 2010