sabato 26 marzo 2011

Tom & Jerry's revenge


Forse a molti sembrerà una cosa di poco conto, ma è davvero impossibile non notarla.
In ben tre film appena usciti in sala, c'è una coppia di personaggi che si chiamano (almeno foneticamente) Tom & Jerry.
Uno è Another Year di Mike Leigh.
Un altro è Il cigno nero di Darren Aronofsky.
E il terzo è La vita facile di Lucio Pellegrini.

E chissà che ciò non si sia verificato in altri film o telefilm recentissimi.

Io di solito non credo alle coincidenze ma in questo caso, beh...
farò un'eccezione.

mercoledì 16 marzo 2011

Sol Piangente


Non riesco ad immaginare una cosa più spaventosa coglierti alla sprovvista.
E considerando i risvolti nucleari temuti in questi giorni, persino immaginare conseguenze peggiori.
In attesa di avere notizie più precise sulla situazione (comprese quelle riguardanti lo stato dei numerosi registi e fumettisti tanto cari in patria e all'estero ancora dispersi), un pensiero di conforto ai nostri cugini del Pacifico.

mercoledì 9 marzo 2011

L'incubo è passato. Dalla carta allo schermo.

In attesa del famigerato film di Dylan Dog, ecco il mio articolo sull'indagatore dell'incubo per Doppioschermo.
L'immagine da Urlo usata sia qui che sul sito è di Angelo Stano. Per quelle poche anime dylaniate che non dovessero già saperlo.

lunedì 7 marzo 2011

"E perchè: i froci de 'na vorta, invece, eh?

Dimmelo un po'...

Dove so annati a fini'?"

mercoledì 23 febbraio 2011

La parola giusta


Ho sempre ravvisato un imperdonabile vizio logico nella definizione di "cinema di intrattenimento". Il cinema, in quanto mezzo di espressione e di arte, è già di per sè intrattenimento. La qualità e la tipologia di questo, semmai, dipendono poi dalla fattura del film, dal discorso autoriale portato avanti da regista e sceneggiatore nonchè da innumerevoli altri fattori, interni ed esterni all'opera.
Detto questo, il vero cinefilo dovrebbe sempre variare. L'amore per un mezzo espressivo non può funzionare per compartimenti stagni. Se è lo strumento cinema a piacere ed affascinare, allora nessun suo prodotto finale potrebbe meritarsi un pregiudizio. Tutto andrebbe prima conosciuto, visto, studiato e poi - eventualmente - giudicato. Ma l'amore, si sa, è tutto fuorchè razionale. E i pregiudizi, in quanto condanna e salvezza del nostro tempo, sono sempre lì a guidarci, scremando la rosa di scelte e facendoci accumulare un'infinità di esperienze simili tra loro.

Detto questo, ieri mi sono concesso una visione spensierata. Cosa che faccio spesso e volentieri. Ho deciso di sfruttare la mia Card Cinema 3 per andare a vedere Femmine contro Maschi. Avevo già visto Immaturi, un mese fa, e non mi era dispiaciuto. Ho pensato così che mi servisse qualcosa di "leggero" per farmi qualche sana risata, ed ho scelto un film italiano che mi sembrava simile e il cui trailer prometteva bene (i miei amati Ficarra e Picone, il mio amato Emilio Solfrizzi, la brava Littizzetto, il bravo Bisio, eccetera).
Il film è carino. Ho riso in più di un'occasione. Sarei dovuto uscire dal cinema contento. O per lo meno soddisfatto dallo spettacolo, per di più gratuito. Ma qualcosa, a quanto pare, è rabbiosamente scattato. Uno stato d'animo che non sono sicuro di riuscire a descrivere.

Credo che la parola giusta sia sconfortato.

Sconfortato dalla solita solfa degli ultratrentenni bamboccioni che non vorrebbero mai impegnarsi seriamente in amore o nel lavoro. Sconfortato dall'onnipresenza di gnocca e tette varie (meglio se rifatte e in primo piano) in qualunque scena da gioco degli equivoci, che dovrebbe ipocritamente creare un effetto comico sul tradimento quando in realtà non fa altro che vendere un'immagine perennemente strumentale della donna. Sconfortato dal vedere di continuo difesa l'ossessione per il calcio, elemento bonario di distrazione sessuale e - insieme - di feticismo tutto maschile, alla fine reso sempre innocuo o tollerato come deviazione inevitabile di genere. Sconfortato dalla presenza delle stesse, inossidate facce, eternate già da vive in maschere inevitabili, atte all'esportazione del divertimento televisivo sul telo sconfinato della sala. Sconfortato dalle favolette scialbe dei rimatrimoni, dai dialoghi e dalle mode prevedibili di ragazzini romanzati, da tutte le rappresentazioni offensive snocciolate da questo neorealismo contraffatto da discount. Sconfortato dalla retorica esaltazione della romanità, alta o bassa che sia, solo per puro caso assente in questo film ma fin troppo ricorrente in produzioni cinematografiche e televisive affini. Sconfortato dal fatto che, per obiettività critica, io non abbia mai dei veri motivi per scagliarmi contro tale o talaltra commedia leggera, che riassuma in sè con varie intensità i punti sopra descritti.
E, soprattutto, sconfortato dall'idea che le mie risate sparse e la mia volontà di cercare e ritrovare un porto franco in queste visioni alla fine giustifichino tutto ciò, cancellando qualunque rigurgito analitico e dando alla mia coscienza delle grossolane pacche sulla spalla.

Basta così, allora. Linea piatta anche per me. Come la morte eccellente che si verifica in Femmine contro maschi. Qualunque cosa voglia dire questo delirante sfogo.
E già che ci siamo, sono sconfortato anche da quel maledetto biiiiiiiiiiiiiip che accompagna immancabilmente qualunque morte da ospedale sullo schermo. Nella vita vera, quando qualcuno muore in ospedale lo fa molto lentamente. E non c'è nessun cazzo di biiiiiiiiiiiiip.
Altro che lettere d'amore e figurine di Schillaci.

venerdì 18 febbraio 2011

Magari non lo direste,

ma uno dei film che attendo con maggiore entusiasmo per il 2011 è

questo.

lunedì 14 febbraio 2011

ACME giovanile


Quanti di noi, da bambini, rimanevano affascinati e divertiti dalla versatilità produttiva del Laboratorio ACME, il cui onnipresente marchio campeggiava su quasi tutti i marchingegni utilizzati da Wile E Coyote e altri personaggi della Warner Bros?
In molti ci chiedevamo se quello fosse il cognome dell'immaginario magnate industriale o se fosse solo qualche citazione o gioco di parole a noi ignoto. O entrambe le cose, perchè no.
Ebbene, anni dopo ho scoperto che ACME era semplicemente l'acronimo della dicitura "A Company Making Everything". Un payoff più che azzeccato, per una ditta del genere.

Il tuffo nostalgico da Looney Tunes mi è stato indotto dalla scoperta di uno speciale librone in vendita da pochi giorni in librerie e fumetterie. Il catalogo ACME, edito da Panini Comics.
Uno di quegli acquisti cartacei capace di riempirti di entusiasmo infantile e adulto senso di colpa nelle stesse quantità.
Beh, che dire allora: magari fatevelo regalare.
Io per ora lo osservo da lontano, con diverita circospezione.
Chissà che, sfogliandolo, non trovi qualche simpatico articolo da regalare ad amici e parenti sgraditi...