
Ho avuto la fortuna di guardare IRON MAN 2 in anteprima. Non ne parlerò in questa sede (chi vorrà potrà leggere la mia recensione su Doppioschermo). Questo post in realtà nasce da una riflessione abbastanza laterale e collaterale sui film che traspongono personaggi dei fumetti. In particolare quelli Marvel.
In sintesi, il dubbio che ho è il seguente: perchè i film sui supereroi Marvel non sono ambientati nello stesso universo?
Mi spiego.
Nel Marvel Universe a fumetti, personaggi di testate diverse spesso si incontrano, si scontrano, si parlano, si amano e - soprattutto - vivono nella stessa città. Ma l'effetto crossover è per ora l'ultima cosa che in realtà mi interessa. Ciò su cui riflettevo è una cosa che sta "a monte" in ogni primo capitolo cinematografico dedicato ad un personaggio che finisce sul grande schermo: la Storia. Non la trama del film, bensì il passato, lo status quo nel quale il nuovo eroe si inserisce.
Quando uscì il fumetto di Daredevil, già da un paio d'anni c'era Spiderman a svolazzare fra i grattacieli della Grande Mela. E quando il giovane Parker risolveva i suoi primi dilemmi etici, era la Torcia Umana dei Fantastici 4 l'amico mentore - nonchè eroe già affermato - cui rivolgersi. Stessa cosa vale per gli X-men, che hanno seguito la comparsa di alcuni colleghi e preceduto quella di altri. Eccetera.
Come dicevo prima, questo non riguarda solo le possibilità di interazione fra superamici (che pare essere il più recente trend della Marvel cinematografica per i progetti futuri).
Il "vizio" del titolo è per me più che altro legato a quella che si suppone dovrebbe essere la preparazione e predisposizione dell'opinione pubblica alla comparsa - o rivelazione - di un (nuovo) supereroe. Insomma: è verosimile pensare che dopo lo stupore delle prime volte, la scoperta di nuovi soggetti con poteri e costumi singolari provochi reazioni via via più moderate.
Rilancio.
Molto dipende anche dal contesto storico in cui la suddetta comparsa - o rivelazione - dei singoli eroi si palesa. Lo stupore ingenuo degli anni 40, il clima rivoluzionario degli anni 60, il complottismo paranoico negli anni 70 o 80, che so. Nonchè l'utilità marginale, sempre minore, che la gente percepisce ad ogni new entry. Vedere invece negli ultimi anni al cinema, in epoca strettamente contemporanea, la nascita di nuovi supereroi diversi in pellicole diverse in un universo ogni volta "resettato", a mio parere ha mortificato del tutto questa componente.
In effetti, la parte legata alla contingenza storica sarebbe impossibile da rendere: una splendida carrellata era stata dipinta dal bravissimo Alex Ross e scritta dall'altrettanto bravo Kurt Busiek nel meraviglioso graphic novel MARVELS, ma si trattava di un'operazione decisamente singolare e difficilmente trasponibile in un lungometraggio.
Però almeno trattare questo universo di riferimento cinematografico, per quanto giovane, come uno sfondo comune a tutti i supereroi, insomma, questo si poteva anche fare. Ma non per amore sfegatato della continuity o per rendere il prodotto meno universale (sarebbe un suicidio commerciale e di marketing). Tutt'altro: per rendere coerente i nuovi film anche con la percezione reale del pubblico. Ormai sono diversi anni che girano film sui supereroi, soprattutto Marvel. Quindi è ragionevole pensare che anche agli spettatori sembri un pò "trita" l'idea di vedere, nei nuovi film, il solito prevedibile carosello di reazioni stupite, di campagne mediatiche e di altre sociodinamiche legate alla comparsa dei nuovi supereroi del caso. Il che, tra parentesi, toglie anche gran parte del tempo che potrebbe essere dedicato alla formazione del personaggio (almeno nel primo capitolo) a tutto vantaggio della sfruttabilità piena delle due ore circa di durata per imbastire una storia davvero completa e che non sia solo una specie di introduzione.
E' forse anche per questo, pensandoci a mente fredda, che i miei due film preferiti tratti dai fumetti rimangono, ad oggi, il Batman di Burton e il recente Watchmen, entrambi stappati alla contemporaneità e fiondati in un'epoca passata (ma non troppo) capace di restituire un reale senso di estraniamento e di meraviglia mediatica.
Certo che se mai dovessero fare un film da MARVELS, io potrei anche impazzire. Ma proprio clinicamente, eh.
