domenica 15 novembre 2009

"Dove vi sono le cose selvagge"


Più o meno la traduzione letterale suonerebbe così. E in un certo modo, il titolo italiano rende bene il senso del film.
Tuttavia, considerando la componente più psicologica della storia, e potendo interpretare quell'aggettivo nell'accezione di primordialità e quel sostantivo come riferito ad entità e stati d'animo piuttosto che alla semplice e generica fisicità oggettuale, la forza della sua versione originale (Where the Wild Things Are) è indubbiamente maggiore.
Della storia non dirò nulla. Solo che era più o meno ciò che mi aspettavo. E, per inciso, mi aspettavo qualcosa che mi avrebbe emotivamente scosso. Niente di scabroso o disturbante, solo non un semplice film di fantasie infantili.

Forse avrebbe giovato alternare la realtà vera a quella fantastica almeno una volta durante la narrazione, fra la primissima e l'ultimissima parte. Mentre, così com'è, anche seguirne il lato più "psicanalitico" risulta invece abbastanza alienante.
Comunque un film molto bello, l'ultimo di Jonze. E lascia presagire che il romanzo che l'ha ispirato sia ancora più avvincente e strutturato.
Una nota particolare, oltre che alle musiche, va al protagonista maschile: finalmente un bambino che fa il bambino e non tenta di fare l'adulto o di recitare come tale. L'anti Macaulay Culkin, se vogliamo. Anche se l'esempio negativo snervante ed un pò più attuale che mi verrebbe spontaneo fare, sebbene attingendo dall'altro sesso, è in realtà Dakota Fanning.
Dio, se penso che intanto è cresciuta, non so se essere contento o no...



domenica 8 novembre 2009

Giornata del Lavoro. Dicono.


Arrivo lì che ci saranno già quattrocento persone accalcate di fronte ai cancelli.
Poco alla volta, senza ombra di serpentine per strutturare in un qualche tipo di fila il fiume umano desideroso di entrare, la gente viene fatta passare in piccoli gruppi per una minuscola porticina sorvegliata da svogliatissime montagne umane. Si estende un giardino, che bisognerà attraversare per arrivare alla meta. All'ingresso, dopo aver controllato i nomi degli iscritti all'evento, ci regalano una borsa di tela ed una tovaglietta di plastica per la colazione (che qualcuno, inizialmente ed in buona fede, scambia per un mousepad troppo grande). Dopodichè, inaspettatamente, tutta la gente che era stata ore (almeno due) in coda per entrare, si ritrova magicamente di nuovo in fila, questa volta per entrare nell'edificio vero e proprio. E l'attesa, ora, è più compressa, assolata e lunga che mai.
Si scambiano due chiacchiere con gli sventurati colleghi di sudore, in bilico in coda sugli scalini, per capire se il clima di sconforto è generale. In realtà, è una curiosità retorica. Appena sento identificare il nostro status con la parola "disoccupati", mi affretto a suggerire - per adeguare il nostro atteggiamento alla ottimismo produttivo dell'attuale governo - la più politicamente corretta espressione "diversamente occupati", riscuotendo capitalistiche risate di ringraziamento motivazionale e qualche comunista perplessità morale.

All'interno del palazzo, in due padiglioni troviamo improvvisati stand di aziende ed agenzie più e meno conosciute. Inizialmente prendo la mira e comincio a lanciare i miei CV a guisa di stellette ninja, ma alla prima carotide recisa mi rendo conto che devo adottare una tecnica più socialmente accettabile e mi metto - tanto per cambiare - in fila qua e là, dove la densità umana è minore. Alla prima domanda tormentone che rivolgo agli standisti, "Che profili state cercando?", la risposta è quasi sempre scoraggiante. Mentre alla seconda, "Siete interessati a laureati in comunicazione, scienze politiche e lingue con esperienze nel marketing?", le reazioni variano un pò: taluni manifestano un impercettibile guizzo alla parola marketing - o economia, quando accenno alla tesi -, ma poi ricordano tutto il resto e scuotono dolcemente il capo; talaltri dicono direttamente NO, impassibili e già con lo sguardo diretto allo sventurato successivo; gli ultimi scoppiano a ridere e mi guardano increduli, come se fossi una carrozza di zucca al Motor Show, e ci manca poco che mi chiedano di poter fare una foto con me.

La maggior parte dei presenti ammette candidamente di essere lì soprattutto per i gadget, per i quali inizia una vera e propria caccia al tesoro mista a lotta per il possesso. In tutta la giornata, dopo una zuffa nuvolosa da fumetto, riemergo pieno di lividi con in mano un parasole laterale per l'auto. E lì mi rendo conto di quanto io abbia voglia di Kebab e che sono già le 4. Lancio così la mia ultima stelletta ninja gigante, ed il parasole torna dove era stato prelevato. Stavolta senza ferire nessuno.

Fra le sparute persone che mi hanno concesso la pallida imitazione di un colloquio, le sole che hanno lasciato intendere che avrebbero potuto chiamarmi sono i tipi di un'agenzia viaggi, i quali hanno minacciato di mandarmi in qualche luogo esotico a spalare letame e ad animare la popolazione locale. Spero non col defibrillatore.

Un giudizio complessivo?
Di sicuro positivo. Ho imparato tante cose. Ad esempio, che la prossima volta che ci sarà una giornata del lavoro, cerco almeno di fiondarmi prima sugli sciampi o sulle penne.
E che al massimo, se ne ho già in abbondanza a casa, mi mando avanti col lavoro e vado direttamente a spalare letame.


PS: In realtà il nome tecnico della "stelletta ninja" è shuriken, ma ho creduto che la prima espressione sarebbe stata più immediata mentre usare direttamente la seconda poteva essere una scelta spocchiosa ed imbarazzante. Così ho pensato che sarebbe stato ancora più spocchioso ed imbarazzante mettere questa informazione in nota.
E' la saggezza degli anni.
(no, non era una domanda).



martedì 3 novembre 2009

"Il mio nuovo futuro"


Il mio nuovo futuro non sarà buio totale,
ma una fredda e ronzante luce al neon.
Non è silenzio assoluto
ma lo stesso ossessivo e frusciante giro
di un vinile incantato.
Il mio nuovo futuro non sarà solitudine piena,
ma costante e incolmabile
mancanza.
Non senza risate,
ma con una partita di pianti mai ordinata,
pagata salata.

Il mio nuovo futuro non sarà forse privo di
scoperte, gioie,
amici, incontri.
Ma non ritroverà mai
- per quanto impossibile sarebbe scoraggiarne le ricerche -
il privilegio più importante
scivolato al passato:
la semplice,
irripetibile,
vera
(quasi ingiusta)
FeLicità.



Roma, Novembre 2009

domenica 1 novembre 2009

La colazione dei campioni


Devo dire la verità: non me lo aspettavo proprio.
Quando, tempo fa, lessi il post di Paola Barbato che consigliava l'acquisto a scatola chiusa del primo romanzo della collega e amica Micol Arianna Beltramini, mi sono fidato subito. Siccome però della trama non sapevo nulla (nè avevo letto alcunchè della Beltramini in precedenza), ero in effetti un pò scettico. Allo stesso modo non ho voluto indagare sull'autrice, leggere recensioni nè cercare di scoprire di cosa parlasse il suo CORNFLAKE. O per lo meno, non al di là delle poche informazioni captate nel famoso post della Barbato. Mi sono detto: insomma! o si fa l'acquisto davvero a scatola chiusa e si scommette un pò con sè stessi, o non lo si fa proprio in quel modo. Non ha senso "sbirciare", sollevando una linguetta del cartone per intravedere il colore o captare l'odore - ancora incellofanato - di ciò che contiene. Giusto per mantenere la metafora.
Cosa posso dire ora che l'ho terminato?
Che si è rivelata una lettura fresca, intelligente, tenera e cinica nello stesso tempo ma soprattutto nostalgica. Il suo parallelismo dichiarato con Pinocchio e con - a tratti - Il piccolo principe potrebbe (vorrebbe) inizialmente ingannare sulla reale adultità della storia raccontata. Ma ben presto si affacciano situazioni e temi che, se da una parte non appesantiscono MAI la narrazione, dall'altro di certo toccano corde emotive difficili da ignorare. Che poi, è esattamente quello che fanno anche le fiabe più riuscite.
Anche le citazioni di Collodi che aprono i singoli capitoli del libro vengono in qualche modo smentite e capovolte durante la lettura, spiazzando le nostre aspettative sui nuovi personaggi e sugli intrecci che si vanno delineando e allontanandole dalla linea guida della rassicurante e nota fonte originaria.
Il tema più "spinoso" che può emergere da questa storia, così piacevolmente anarchica, è quello dell'amore senza confini in senso assoluto. Un amore puro, che non può essere spiegato secondo canoni di opportunità sociale, di appartenenza familiare o di ricerca sentimentale, ma che esiste. E solo per questo merita dignità e non goffe giustificazioni.
E poi, sebbene i caratteri delle due protagoniste siano molto differenti, è impossibile che non si instauri fin dalle prime pagine una forte associazione visiva fra la piccola Cornflake e la minuscola Memole. I disegni (della stessa Beltramini) che illustrano la storia ritraggono solo Cornflake in diversi momenti, ed i suoi tratti riprendono a piè pari quelli del folletto più famoso del nostro immaginario pop-nipponico.
E la mente corre subito a quel cartone, dai disegni così particolari, dove veniva raccontato un'altro amore puro: un'amicizia salvifica, che ai nostri occhi di bambini sembrava quasi un delitto dover tenere nascosta.

Non posso fare altro che consigliare questa lettura. Non riesco ad immaginare un profilo di lettore che non apprezzerebbe.
Non in questo caso, davvero.



domenica 25 ottobre 2009

Collabor-Azione(!)


Dopo il mio impegno, ancora mai annunciato su questo blog, col portale di informazione fumettistica MANGAFOREVER (vera manna per gli appassionati del settore e del quale io stesso ero e sono fan da tempo), ci tenevo a dichiarare la mia recente collaborazione con un'altra testata virtuale, più giovane e per ora meno famosa ma decisamente ben fatta:

DOPPIOSCHERMO - NOTHING BUT CINEMA.

Si tratta di una rivista online di cinema tout-court, con news, interviste, resoconti, recensioni di film, saggi e quant'altro.
Un piccola realtà editoriale che sta lentamente crescendo e alla quale auguro, da collaboratore e amico, di avere la visibilità ed il riconoscimento che merita.
In questo periodo, vi trovate anche un'ampia sezione dedicata alla freschissima Festa del Cinema di Roma.
Ci sono ancora dei problemucci di usabilità per l'accesso agli articoli, ma in linea generale la copertura degli ambiti trattati e la grafica del sito sono - a mio parere - molto incoraggianti.

Nonostante ultimamente i commenti al mio blog siano stati un pò più fiacchi del solito, spero ugualmente col presente post di invitare e convincere i miei amici e conoscenti virtuali (e non solo) ad esplorare il sito di DoppioSchermo e - magari - di affezionarvisi un pò nei prossimi giorni.

Insomma: qualche volta sarà pure lecito fare un pò di (auto)promozione. O almeno spero. La legislazione sui blog minaccia di cambiare fin troppo spesso, di questi tempi.
Ed in maniere non sempre prevedibili...

mercoledì 21 ottobre 2009

L'inquisitore e il sardonico



- Cosa pensi del sesso prima del matrimonio?
- Che è l'unico?

venerdì 16 ottobre 2009

E se lo dice Zach...


Ci sono migliaia di gruppi e fan-page in Facebook. La maggior parte sono solo fenomeno di costume e puro cazzeggio, così come i giochini ed i quiz o le svariate applicazioni che vi si moltiplicano giorno dopo giorno.
Ora, concentrando l'attenzione solo su gruppi e fan-page, la mia tesi è che questo tipo di adesioni possono avere senso - sempre quando oculate - solo per due scopi: far conoscere i propri gusti culturali e mediatici alle persone che si erano perse di vista da un pò o che non si conoscono ancora bene, in modo che si possa reciprocamente valutare quanto valga la pena recuperarsi o approfondirsi al di là della mera aggiunta fra le proprie "amicizie" FB; e (cosa per me principale) ricevere, quando il gruppo o la pagina in generale è ben gestita, aggiornamenti e notizie sul fenomeno oggetto dell'adesione.
In questo modo, ho potuto in questi ultimi anni scoprire eventi, concerti, aneddoti che mi hanno permesso di approfondire la conoscenza di piccoli oggetti di culto personale: serie, personaggi, musicisti, eccetera.

Premesso ciò, una delle fan-page a cui mi sono iscritto ai primordi della mia vita FB è stata quella di Zach Braff. Io adoro Zach Braff, e quando aderii al suo gruppo ancora non conoscevo il secondo scopo prima citato: il mio era un atto puramente dichiarativo.
Ma poi mi sono reso conto che cominciavano ad arrivare, da ogni parte del mondo, aggiornamenti e notizie riguardanti le varie pagine cui avevo aderito. E fra queste, anche quella di Zach.
Nel corso dei mesi, da molti gruppi mi sono disinscritto. Però ricevere le perle di saggezza (o di pura follia) di Zach, o suoi video postati da lui in persona, non mi dispiaceva. E continua a non dispiacermi.

Ma veniamo al nucleo di questo post.
In uno degli ultimi aggiornamenti, Zach ha reso partecipe i suoi fan di una sua valutazione mediatica relativa alle nuove serie in onda questa stagione. La frase recitava:
The new show "Modern Family" is quite funny. Also, I like sugar free Red Bull. My dog, Roscoe likes Polly O String Cheese.


Va bene, togliamo pure la deriva intimista della seconda parte. Ma se Zach Braff - tuttora protagonista di SCRUBS - consiglia una nuova serie, probabilmente c'è da ascoltare il suo consiglio.
E subito sono andato a recuperare il primo episodio, sottotitolato, di questo MODERN FAMILY.

Non mi dilungherò affatto nè sulla trama, nè sui personaggi, nè sulla curiosità stilistica del finto reality/documentario. Riporto qui solo un dialogo preso da una delle "interviste". E' la scena che trovate nel video qui sotto, al 59mo secondo.
Davanti alla telecamera, una giovane moglie ispanica col suo anziano secondo marito. Il tema: suo figlio, avuto col primo marito, e la sua impulsività emotiva.

LEI: "Manny è molto passionale, proprio come suo padre. Il mio primo marito era molto affascinante ma troppo pazzo. Era come se non facessimo altro che litigare e fare l'amore, litigare e fare l'amore, litigare e fare l'amore, litigare e fare l'amore... Una volta, non sto scherzando, siamo caduti insieme dalla finestra!".
LUI: "Quale delle due cose stavate facendo?"
(e guardando in camera, nell'imbarazzo generale) "E' la prima volta che sento questa storia..."

Ecco, se proprio mi devo sbilanciare, posso dire: guardatelo anche voi.
Io con Scrubs ormai non rido così da tempo.