mercoledì 1 luglio 2009

Quella sporca decina (Spagna Resoconto 1)


Sarebbe ipocrita negarlo per timore di apparire presuntuosi, nazionalisti o semplicemente irrispettosi, ma finora non ho mai avuto modo di sconfessare - direttamente o indirettamente - questa tesi:
nessun altra nazione ha gli stessi standard igienici casalinghi di noi italiani.
Già in Giappone avevo constatato l'abitudine, comunemente extraitaliana, di mangiare senza tovaglia e tovaglioli, nonchè l'interpretazione decisamente estensiva del concetto di "pulito" in generale. E questo giusto per tralasciare i piedi scalzi nei bagni pubblici e altre temerarietà batteriche.
A Malta sperimentai una delle esperienze più simili al campeggio mai vissute. Con la differenza che mi trovavo in un residence universitario, e che pranzavo in una mensa di fronte ad una piscina. I dettagli di quell'avventura li risparmio, perchè ci sarebbero anche aneddoti che prescindono dal tema prettamente igienico.
Qui in Spagna, ahimè, non ho incontrato una clamorosa inversione di tendenza. Gli appartamenti appioppatici sono risultati, con diverse gradazioni, "zozzi" (è il tecnicismo più adatto al contesto) e malmessi. E' vero che molte delle responsabilità le hanno i ragazzi stranieri che ci hanno preceduto o accolto, ma sicuramente l'Ente che ci ha ospitato non ha - come aveva messo per iscritto - pulito i nostri alloggi prima del nostro arrivo. Oppure, e temo che possa essere una scomoda verità, lo ha fatto moooolto male. Molte delle case in cui il mio gruppo di dieci persone è finito (la mia è fra queste) sono al limite della vivibilità: stendini consunti, porte che non si chiudono, stratificazioni polverose decennali, muri scrostati e scarafaggi che fanno capolino in bagno.
Come se non bastasse, solo pochi fortunati hanno il condizionatore. Tutti gli altri hanno avuto solo dei miseri ventilatori. E questo, nella città più calda ed afosa di tutta la Spagna.
Anche nei locali, il modo in cui il cibo viene servito non lascia sperare che dietro le quinte la cura per l'igiene sia stata massima. E dai discorsi dei pochi amici o conoscenti autoctoni, pare che comunque i ritmi delle pulizie e l'intensità delle stesse non sia proprio una priorità nazionale.
A questo punto, mi viene da pensare - veramente ho cominciato a pensarlo già molto tempo fa - che siamo noi italiani a sbagliare. Ad esagerare. Ad essere fobici. Rituali.
Forse è davvero più comodo avere l'acqua alta nel water, perchè in fin dei conti così non ci sono pericoli di violenti schizzi, e la ceramica ha maggiore probabilità di rimanere intonsa. Forse ha davvero poco senso sporcare ogni volta una tovaglia di stoffa che va poi lavata (e smacchiata) in lavatrice, quando con un colpo di spugna su una cerata rende il pasto già pronto e sicuro. Forse è davvero inutile avere in bidet in casa, in un'era in cui è più facile farsi la doccia invece che lavarsi a pezzi all'occorrenza. Forse è davvero sconveniente avere dei tovaglioli a portata di mano a pranzo: quasi un invito a mangiare in maniera sguaiata e a rimediare poi con una vigorosa strusciata al muso o alle dita. Forse sarebbe davvero salvifico utilizzare anche qui da noi un detersivo per i piatti che non abbia bisogno di risciacquo, con tutto il risparmio di tempo e fatica che comporterebbe. E soprattutto, forse avrebbe davvero senso che anche qui da noi le auto avessero il cambio automatico e non ci distraessero con dozzine di movimenti e fatiche inutili.

Forse. Ma forse no, claro.
A ragione, mi verrebbe da pensare, sconfessando un pò il senso di ciò che ho appena scritto.

Ovviamente, non tutti questi forse riguardano la Spagna. O almeno, non solo.

domenica 28 giugno 2009

Depende


Sarò breve, stavolta: sono in Spagna, ci starò tre mesi e in questo momento scrivo senza corrente con un centrino.
Appena potrò, resoconterò come potrò le mie esperienze socioculturali. Qui ho una wireless, ma se scriverò da casa o dal lavoro, dipende da fattori ancora ignoti ed imprevedibili.
Ad ogni modo, cercherò sempre di seguire i blog amici, commentare e rispondere ai commenti.

Hasta pronto!

giovedì 25 giugno 2009

Cuccuruccucù, Palomba...


Ho scoperto Johnny Palomba grazie ai suoi contributi su FilmTv (in realtà, una delle poche cose da me gradite della nuova gestione), e sempre lì sono venuto a conoscenza del saggio Tuttopalomba, che contiene il meglio delle sue - nell'ambiente - note "recinzioni".
E per creare un'ideale continuità semantica con il post precedente, mi permetto di riportare gli incipit di un paio di esse. Giusto per chiarire di cosa stiamo parlando...


AIRONMEN

chenfatti a aironmen cestà uregazzetto che cià tipo nafabbrica depistole fucili miccette tricchetracche e castagnole chepperò ancerto punto sepenza: basta lagguera è nacosa teribbile dimolo nunè peggnente giusta bisogna finilla decostruì ste teribbili armi che semineno morte eddistruzzione bisogna finilla subbito anche perché ammé chemmefrega già mesò aricchito allora infatti storegazzetto semette dù pentole intesta eddice io sò lomodacciaio inox anodizatoenossidabbile sò naspecie de infisso umano che combatte contro lagguera! [...]


CHIRBILLVOLUMEDDUE

che infatti allora doveravamio rimasti? che infatti cestava napischella bionna incazzosa che iaveveno fatto cabbrio ermatrimogno cottutti linvitati allora infatti lei naaprima puntata spanza tutti envece naaseconna umpò laspanzano allei che infatti ancerto punto la piiano e lamettono sottotera arverano mallei sencazza erriesce auscì lostesso che infatti sericordava de esse incazzosa perché infatti era annata allezzione de incazzosità danvecchio cinese che iaveva imparato affà a stecche e soprattutto a usà ercric enfatti lei sencazza conantra bionna che ie dice eddai stavo ascherzà mannunpoi chiude unocchio? [...]


Certo, per chi è completamente estraneo alla cultura ed all'idioma romaneschi, queste analisi critiche potrebbero apparire di difficile gradimento o presa. Ma persino io, che non mi sento romano neanche un pò per adozione - nonostante ormai stia per arrivare al primo lustro del mio domicilio capitolino -, non riesco a resistere all'ingenua schiettezza di queste "recinzioni". Che già nella loro etichetta , svelano il paradosso reale dell'arte cui anelano di appartenere (e cui in effetti appartengono a pieno diritto), smantellandolo nella maniera più costruttiva possibile.


lunedì 22 giugno 2009

A come "Arecensione"


A volte scrivere opinioni su un film, un libro, un cd o qualunque altro tipo di prodotto/evento può essere un'arma a doppio taglio. Sono note le riserve del grande pubblico nei confronti dell'arte recensoria, e chi si interessa di un settore culturale in particolare avrà sperimentato dozzine di volte il fenomeno della quasi totale uniformità di giudizio riguardo ad un titolo particolare, riducendo le singole recensioni a semplici variazioni sul tema. O anche lo spiazzante fenomeno esattamente opposto.

Per questo motivo, a costo di sembrare puerile, oggi volevo lanciare se non proprio una rubrica per lo meno un'idea agli antipodi: l' ARECENSIONE.
Si tratta di un pezzo o di un semplice trafiletto (per lo più molto breve) che può universalmente andar bene - salvo alcune piccole variabili - per qualunque oggetto culturale e non.
Come indica l'alfa privativa, rappresenta la negazione della recensione classica. Ovvero: mentre la recensione cerca di analizzare qualcosa che si è visto, mettendone in evidenza i punti più o meno interessanti, suggerendo anche per quale motivo usufruire di un certo prodotto culturale oppure starne a debita distanza, l'arecensione non può (nè intende) fare nulla di tutto ciò, perchè si rivolge a prodotti dei quali si conosce a malapena l'esistenza ma non si sa pressochè nulla, che quindi non si possono consigliare a nessuno non per inconsistenza o pregiudizio ma proprio perchè se ne ignorano tematiche, pregi, difetti e rilevanze artistiche di alcun tipo.

Ne riporto un esempio qui sotto.
Per comodità prenderò in esame un libro, e quindi le "variabili" che potrebbero cambiare concernono il campo semantico della lettura. Oltre che, ovviamente, elementi più indubbiamente contestuali.
Vado.


HO SOGNATO DON CHIS
CIOTTE, di Romina Power.

Trama: Tenerezze, risate, confidenze, nostalgie, bisogno d'amore: sono questi i sentimenti che accompagnano due amiche in vacanza in Spagna. Qualcuno tuttavia le osserva, le segue, e vorrebbe rubare loro la vita, le esperienze, i baci dati di nascosto, il battito del cuore che Juan, un giovane torero, provoca ad entrambe. Qualcuno che è incapace di vivere. Qualcuno che non può fare altro che scrivere. E' Mick, uno scrittore americano che sta fuggendo da se stesso e dall'orrore della pagina bianca. Danzando un valzer delle illusioni e delle seduzioni, Rachel e Ingrid si abbandonano alla confessione dei loro desideri. Ma sarà la musica del flamenco ad accompagnare le loro fantasie. Compresa quella di maternità, il desiderio più antico e profondo di ogni donna.

Arecensione: Non sapevo nulla di questo libro, quando lo vidi la prima volta. E potrei tranquillamente affermare che il mio stato di conoscenza e di esperienza in proposito non sia progredito di alcunchè. Ignoro quale sia lo stile narrativo della Power, le sue suggestioni letterarie, la simbologia e la retorica ricorrenti in questo suo romanzo. Non posso dire nulla su elementi non particolarmente innovativi nella sua prosa, nè sulla sorpresa rappresentata dall'eventuale freschezza di quest'ultima. Sarebbe azzardato persino accennare all'importanza di temi come la maternità, l'amore, l'amicizia, la creazione artistica o l'alienazione - intuibili dalla sinossi - proprio perchè non ho letto nemmeno un misero strafalcione del libro.
Concludere quindi dicendo che la Power è riuscita, con garbo e femminilità, a regalarci una storia on the road intrisa di valori tradizionali, oppure che ha sfornato la classica robaccia alla Susanna Tamaro con venature vagamente thriller, purtroppo, non spetta a me.
E non saprei nemmeno dirvi a chi.

mercoledì 17 giugno 2009

Mi eccito con poco.

E questo, a mio parere, non è neanche "poco".



Da noi minacciano di farlo uscire a Natale (manco fosse il solito colossal animato in 3D), mentre negli USA lo vedranno quest'estate.
Beh, non solo negli USA, scommetterei...

lunedì 15 giugno 2009

Nasce un poco strisciando


E' quasi omonimo del pensiero stupendo di praviana (o fossatiana) memoria, ma anch'esso è ormai enigmisticamente legato in maniera assai personale all'intrattenimento balneare di gruppo.
Parlo del pensiero laterale.
Pescando direttamente dall'insostituibile Wikipedia, per pensiero laterale "si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto, ovvero l'osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta (da cui il termine laterale) e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione". Per un'applicazione pratica di questo tipo di approccio interessante e divertente, si legga l'esempio dello stesso link di Wikipedia.

Nell'estate del 2005, ebbi la fortuna di trovare in edicola un libro interamente dedicato ad enigmi basati sul pensiero laterale (concetto che già conoscevo senza però chiamarlo) e non solo fu una lettura utilissima per ravvivare i momenti di gruppo di quell'estate, ma diventò subito per me un classico -come già detto- dell'intrattenimento corale su spiaggia. Si intitolava Enigmi e giochi creativi, ed era un allegato di Panorama.

Certo, si tratta di un sistema di pensiero che ha le sue falle, e che in qualche modo va perdonato per le sue ingenuità o forzature (un pò come i rebus o i giochi di logica classici), ma una volta capito il meccanismo può portare gli animi più caparbi ad ostinati, longevi ed orgogliosi scervellamenti - che proseguono imperterriti nonostante sia previsto dal gioco lo snocciolamento di indizi più o meno mirati -.

Sempre presupponendo che qualcuno abbia letto l'esempio di Wikipedia, indicherò qui di seguito tre di questi giochi: uno molto semplice, uno medio ed uno difficile (direi più che altro cervellotico). Ovviamente, senza le rispettive soluzioni.
E anche qui, mi farebbe piacere "giocare" un pò con voi.
Siete pronti?

Quesito 1) CRESCERE DIVENTANDO PIU' GIOVANI
Ben aveva 20 anni nel 1980, ma solo 15 nel 1985. Com'è possibile?

Quesito 2) RENDERSI CONTO
Un uomo stava scendendo le scale in un edificio, quando si rese improvvisamente conto che sua moglie era morta. Come fece?

Quesito 3) UN PIATTO MORTALE
Due uomini si recarono al ristorante e ordinarono lo stesso piatto. Dopo averne mangiato un boccone, uno dei due uomini si alzò, si precipitò fuori dal ristorante e si uccise con un colpo di pistola. Perchè?


Tecnicamente, potete anche fare alcune domande per chiarire un pò il quadro. Domande semplici, che richiedano solo un "si" o un "no". O al limite, un "ininfluente".

mercoledì 10 giugno 2009

Le stagioni dell'Enigmist(ic)a


E visto che siamo già nella giocosa atmosfera estiva, cavalcando il mood del post precedente, voglio soffermare questa volta l'attenzione su un fenomeno che domina (e talvolta risorge in) questo caldo trimestre fatto di pigrizia, sudori, tintarelle, insalate di riso e relax più o meno ombreggiati.
Lo so, lo so, la maggior parte di noi - mi ci includo pure io per mera empatia - ormai da lustri ha dimenticato l'ebrezza di interi mesi distesi al sole, e si è ormai dovuta rassegnare a risicate e concentratissime ferie di fortuna, in località spesso ignote fino a pochi giorni prima della partenza.
Ad ogni modo, lasciatemi passare questo nostalgico e rassicurante quadro ozioso della stagione per introdurre degnamente l'oggetto del post odierno: l'enigmistica.
Quanti di voi si scervellano con l'istituzionale Bartezzaghi e il didascalico Ghilardi, entrambi per lo più impossibili, quasi solo in questo periodo? Chi non si ritrova a cimentarsi con le indagini di Leo, seppur nuove, con lo stesso spirito naif con cui ci si sofferma a guardare repliche notturne di telefilm (o film horror) improbabili col segnale instabile di una casa al mare? Come non avere quel brillio negli occhi quando si riesce ad intravedere la figura che potrebbe venir fuori senza nemmeno iniziare ad unire i puntini numerati? Quant'è piacevole la dannazione di cercare imperterriti le ultime due differenze delle vignette, saltando bagni e partite a racchettoni? E che infantile ma sublime piacere può dare l'intuire la soluzione di arcani indizi come "gli estremi dell'arcobaleno" o "nel centro della piazza"? Infine: quale senso di potere può dare il riconoscere a colpo d'occhio la chiave di un rebus dove il lessico prevede che un tizio legato e scortato dalla polizia sia sempre e solo un reo e mai un arrestato?
A chi i giochetti enigmistici li fa sul serio - escludendo gli abusati crucintarsi e quei parvenu dei sodoku -, questa mia carrellata può sembrare decisamente modesta e poco brillante. Purtroppo devo ammetterlo: l'enigmistica (soprattutto la Settimana) mi piace, ed ha la mia più piena benedizione; ma non ho mai raggiunto risultati particolarmente incoraggianti o costanti negli anni, e un'abbondante metà dei giochi proposti sono troppo complessi per rapire la mia attenzione. Ma credo che, come in quasi tutte le sviolinate celebrative, sia la suggestione (e non la puntualità descrittiva) la cosa più importante da condividere.

TUTTAVIA, sfogliando con aria snob una "vecchia" Settimana Sudoku di mio padre, ho trovato una rubrica inaspettatamente interessante dall'indicativo titolo MAGNA RIMA!
Si tratta di una serie di anagrammi da analizzare per risolvere delle soluzioni chiave. Forse nulla di nuovo, è vero, ma ciò che mi ha colpito di più è stato il singolare tema di quel numero, in cui le soluzioni portavano a nomi di personaggi storici celebri.

E così, ecco alcuni stupefacenti esempi:
- Appannarono le beote => NAPOLEONE BONAPARTE
- Solo comfort borico => CRISTOFORO COLOMBO
- Stile ibernante => ALBERT EINSTEIN
- Un buco migratorio => MARCO GIUNIO BRUTO

ed infine, il mio preferito:
-Sbocconcellavano due timori.

Ma sarebbe un peccato bruciarla così...
Chi di voi si cimenta per darmi la soluzione? ;)

PS
E visto che siamo in qualche modo in tema, ditemi anche cosa ne pensate di questa: