domenica 28 dicembre 2008

Erano meglio le tre civette...


Quando si assiste al declino di un mito, ci si aggrappa a qualunque velleità critica riabilitante piuttosto di indicare finalmente ed inequivocabilmente la nudità del re.
Non sarà questo il caso. Affronterò, seppure con dolore, la triste realtà:
Aldo, Giovanni e Giacomo, con il loro ultimo film -per tacere gli esiti già incerti delle precedenti due uscite cinematografiche- hanno per me decretato la loro
inesorabile,
imbarazzante,
tristissima
FINE.

Fino a prova contraria, certo.
Ma, in certi casi, è una prova pressochè indimostrabile.

mercoledì 24 dicembre 2008

Il Natale è uno stato mentale


E quest'anno, lo stato di quello stato non è mai stato così frustrato (si, mi piace giocare con la lingua anche col pandoro nelle arterie).
Diciamo solo che il mio equivalente personale della messa natalizia di mezzanotte, in questo periodo, può essere sintetizzato dagli intensissimi tre minuti del video che posto più giù.
Credo non si possa negargli una dimensione spirituale e suggestiva intensissima.
E per chi ha visto ed amato la metafisicità del film di riferimento, non è affatto fuori luogo ammettere anche l'aggettivo "spirituale".
Vedere per credere:



Bene,
anche se in modo del tutto particolare, era un modo come un altro per augurare a tutti
BUON NATALE!

lunedì 22 dicembre 2008

Qual simbol d'amor...?


Curioso che la sequenza cantata più bella e commovente di uno dei classici senza tempo da me preferiti (e la cui messa in onda in tv è ormai monopolio esclusivo delle vacanze natalizie) ruoti simbolicamente attorno all'unica icona valoriale, all'interno di quel film, che con gli anni ho smesso di amare per prima: la Cattedrale.
Non che sul donare penny agli uccellin sia messo tanto meglio...



PS: segnalo anche il mio primo post scritto per La Fortezza.

venerdì 19 dicembre 2008

Autoreferenzialità del blog-verso


E dopo un post dedicato a premi ricevuti e dati da/ad amici e colleghi blogger, che a loro volta avevano ricevuto e dato premi da/ad altri amici blogger, mi limito a due sole segnalazioni riguardanti due importanti amiche blogger.
La prima è Tuiti, la quale ha scritto recentemente un lungo ed interessantissimo post ispirandosi al discorso da me fatto qualche giorno fa. Tale post è corredato di ampi ed altrettanto interessanti commenti sul tema (motivo in più per cliccare il link ad esso relativo).
La seconda è Isline, che è l'unica -fra le persone che mi aspettavo- a non aver ancora ritirato il suo premio... Dai, dai, dai!!!

mercoledì 17 dicembre 2008

Doppio premio


Con sommo piacere, comunico in questa sede due piacevoli eventi virtuali che riguardano il sottoscritto blogger.

Il primo è il patto d'acciaio con le dolci pulzelle de La Fortezza delle Scienze, ovvero Arabafenice e Glittervictim, che da semplice fan mi hanno elevato a nientepopodimeno che co-autore del loro mitico blog. Per questo, occasionalmente, mi troverò a linkare i miei "contributi" su quella sede in post -probabilmente poco attinenti- pubblicati qui, o addirittura a postare qui e lì contemporaneamente lo stesso pezzo. Ad ogni modo, per chi amasse i fenomeni e le icone pop anni 80 e 90, La fortezza dovrebbe già essere da un pezzo una frequentazione assidua!

Il secondo evento è il premio blogger DARDOS, conferitomi a sorpresa -e con me anche ad altri 14 blogger, come da regolamento- dalla brava Flo. Dando per scontato di non poter ricambiare il favore votandola a sua volta (cosa che mi dispiace molto, perchè il suo blog mi piace moltissimo), mi trovo a mia volta a dover segnalare 15 blog meritevoli, a mio giudizio, di aver "dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".
C'è da premettere che io, personalmente, sono sia molto contrario alle catene di sant'Antonio che particolarmente scettico nei confronti dei premi blogger in generale (chi li ha diffusi? a quale scopo? come si può valutare il giudizio dei valutatori? ecc. ecc.).
Tuttavia, per una volta, voglio dismettere i panni di Fox Maulder e stare un pò al gioco. Dopotutto, è quasi Natale.
Come previsto, incollo i tre punti del regolamento e il logo del premio:

1. accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio;
2. linkare i blog che ti hanno premiato;
3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Bene, a questo punto elenco i miei blogger preferiti in ordine sparso:
- Isline ;
- Creosoto ;
- Giustina ;
- Alex Crip ;
- Braccio ;
- Gparker ;
- Stefania ;
- Franca ;
- Chit ;
- Arabafenice e Glittervictim (per La Fortezza delle scienze, della quale non sono ancora co-autore e che quindi mi sento di poter votare senza conflitti di interessi);
- Evilmonkeysays ;
- Tuiti ;
- Asbadasshit ;
- Rrobe

Come specificato nella formula del premio, i meriti sono di vario tipo, ma comunque forti.
Anche quando non c'è un rapporto vero e proprio (nemmeno virtuale) con i blogger citati, o anche quando mi trovo in disaccordo con le opinioni da essi espresse, ritengo i loro contributi quasi sempre particolarmente brillanti, utili o interessanti.
Credevo di non avere 15 blogger da premiare, invece mi sono accorto che ne sono rimasti fuori addirittura alcuni. Pazienza...
Bene,
e ora?

AGGIORNAMENTO: sebbene l'abbia fatto personalmente già sul suo blog, ringrazio CHIT per avermi anch'egli conferito questo premio. Come ho spiegato, non stilerò un'altro elenco (non l'avrei neanche volendo) ma apprezzo moltissimo.
Potrei quindi reintitolare il post, visto che i premi sono effettivamente tre.
Ma direi che è meglio non stravolgere troppo le cose...


martedì 16 dicembre 2008

If... then...


Il What if...? è un filone di storie molto popolare fra gli amanti del fumetto seriale: si tratta di storie alternative che mostrano come si sarebbe sviluppata la vita di uno o più personaggi se un particolare evento della sua storia personale non si fosse verificato nel modo già noto - e sedimentato - ai lettori.
Ed è questo un artificio sfruttatissimo anche nei telefilm, sebbene spesso in chiave comica o surreale (per motivi narrativi vari).
Ma io, da amante anche di cinema, ripensando nostalgicamente (e a mente fredda) ad alcuni film e serie viste tempo addietro, mi chiedo invece spesso: E DOPO?

Quali difficoltà avranno incontrato, in un rapporto maturo e difficile, la ragazza di Mr Jones (un più che mitico Richard Gere) e lo stesso maniaco-depressivo protagonista dopo i titoli di coda?

Col passare degli anni, il ricordo di Soichiro sarà abbastanza sbiadito da permettere alla religiosissima e pudica ex-vedova Kyoko Otonashi di pensare più serenamente al proprio futuro di coppia con il suo nuovo marito, e magari di pensare a quest'ultimo come l'anima da ritrovare al proprio fianco anche nel mondo dei più, un domani lontano?

Che tipo di esperienze e rivelazioni avrà mai potuto fare l'autistico sopravvissuto del primo, claustrofobico CUBE dopo quella dissolvenza in bianco così pura ed accecante (e prima dell'orrido e successivo CUBE ZERO)?

Cos'avrà fatto il giovane Truman dopo essere uscito da quella porticina mimetizzata nel set della sua vita-show? Quali odissee legali, sentimentali, emotive e mediatiche avrà dovuto fronteggiare una volta rientrato nel mondo "reale"?

L'esempio più classico di questo tipo di fantasia però è:
ma poi, Cenerentola/Biancaneve/Rosaspina/principessa-generica ed il suo principe azzurro, dopo quel "felici e contenti", hanno davvero vissuto TUTTO il resto della loro vita senza psicosi, drammi, pericoli, sabotatori, malattie?
Io mi immagino invece una Biancaneve che si sveglia sudata di notte per aver sognato la vecchietta avvizzita della mela ma rifiuta la terapia perchè socialmente sconveniente; o il dinseyano principe Filippo ormai complessato e depresso come un reduce di guerra a causa dei ricordi legati alla sua lotta col drago (con relativi psicodrammi e tradimenti con la sua bella ex-addormentata, ormai sempre più insonne).
Ebbene,
questo filone, che niente -o quasi- ha a che vedere con i normali sequel e che sono perlopiù improponibili all'intero medesimo pubblico che ha amato le storie originali, io amo chiamarlo per opposizione:
...And then...?

E se mai un giorno dovessi trovare un libro che proponga la sua versione -in chiave non troppo ironica- di alcuni interessanti esempi, potrei davvero svenire.

venerdì 12 dicembre 2008

L'uomo centoventenario


Ultimamente sono rimasto particolarmente allibito dalla lettura di un ottimo articolo di Alexander Stille, pubblicato sul penultimo numero di Internazionale.
In esso, l'autore si concentra sul ruolo della sessualità nella figura politica e mediatica di Berlusconi.
Interessantissima la carrellata di aneddoti e riflessioni riportata: oltre ad episodi di esternazioni più e meno spudorate da parte del Cavaliere verso dolci pulzelle o di favori da lui chiesti e/o ricevuti, c'è anche una giustissima denuncia del sessismo dilagante sul ruolo delle donne in politica, strumentalizzate come mero ornamento e selezionate in base a meriti soubrettistici e di "compiacenza" piuttosto che per meriti di reale competenza. E con questa critica si sbugiarda e ridicolizza il tanto osannato impegno dell'attuale governo per l'occupazione femminile, in politica e non (della serie: se è questa l'idea che hanno delle donne al "lavoro"...).

Tuttavia, come al solito, l'attenzione mi è stata catalizzata soprattutto da un contributo minore. Si tratta di un pezzo di intervista a tale Umberto Scapagnini, medico personale di Berlusconi. La sua opinione "strettamente medica" del suo paziente è del tutto sbalorditiva:
"Berlusconi è il più straordinario soggetto psicofisico che abbia mai esaminato. E non lo dico per piaggeria. Sono uno scienziato di fama internazionale, non ho bisogno di adulare nessuno”.
E continuando a leggere, scopro che questo dottore avrebbe studiato le abitudini alimentari degli abitanti di Okinawa per scoprire i segreti della loro longevità, contribuendo a sviluppare un metodo per calcolare quella che LUI chiama la vera età biologica di una persona (che pare possa essere molto diversa da quella reale).
Così, ecco che baldanzosamente arriva a dichiarare:
Berlusconi è 15 anni più giovane della sua età anagraica. Il suo sistema immunitario e la sua capacità di resistenza sono fuori dal comune. Ha una personalità magnetica e una straordinaria capacità di comunicazione. Tra tutti i pazienti che ho esaminato è forse quello che ha la possibilità di vivere più a lungo. Se lo vede in costume da bagno, ha il tono e la muscolatura di un uomo molto, molto più giovane”.
Ma qui viene la parte interessante dell'articolo:
"Scapagnini spera di tenere in vita il presidente del consiglio fino a 120 anni, un’età che ritiene perfettamente raggiungibile da un essere umano".

E a questo punto, non ho neanche la forza di concludere il post con una battuta di spirito. Perchè credo che già stiate ridendo...

mercoledì 10 dicembre 2008

La straordinaria invenzione del libro


E visto che spesso, di questi tempi, sui blog si parla del Natale in termini di segnalazioni utili per eventuali idee regalo, non potevo esimermi dallo spendere due parole sul più bell'esperimento librario degli ultimi anni.
Sto parlando di un romanzo uscito già da almeno un anno, ma che farebbe sicuramente un'ottima figura sotto l'albero anche questo Natale -e i prossimi-.
S'intitola LA STRAORDINARIA INVENZIONE DI HUGO CABRET.
Per la trama e qualche dettaglio in più sul libro, rimando a questo link.
Qui mi limito solo a dire che è una storia bellissima e con una peculiarità su tutte: l'intera vicenda è strutturata in maniera tale da essere narrata in alcune sequenze SOLO attraverso le immagini, ed in altre SOLO attraverso il testo. Per questo motivo, i numerosi -e splendidi- disegni presenti nel libro non sono semplici illustrazioni della storia, bensì parti necessarie ma non sufficienti alla comprensione (ed al godimento) della stessa.
Io ho amato questo volume a 25 anni. Non oso immaginare se lo avessi potuto ricevere qualche anno prima.

lunedì 8 dicembre 2008

Pilato: chi era costui?


Ecco una cosa che spero di riuscire ad andare a vedere prima del 14 Dicembre (ultimo giorno utile):

Il Vangelo secondo Pilato.

Dev'essere molto bello, e l'articolo mi ha davvero ispirato.
Potrebbe essere una valida esperienza prenatalizia.

venerdì 5 dicembre 2008

Pescatore, grandi orecchie a sventola... Ma la scuola?


La mia attrazione per SANPEI (da noi reso con una più comoda sostituzione n/m) è molto successiva alla visione, per lo più frammentaria -quasi sbocconcellata- del suo lungo cartone animato.
Ho cominciato in realtà ad incuriosirmi alle avventure del ragazzo pescatore dopo averne letto un dossier su una rivista specializzata -la defunta Lodoss Magazine- che parlava del manga originale come di una delle opere più longeve, semplici e quasi zen del panorama nipponico.
Da allora, più che recuperare il cartone, ho sempre atteso la pubblicazione in versione italiana del fumetto.
In realtà nel 2004 hanno visto la luce alcuni volumi, ma si è trattato di storie nuove e non di quelle classiche degli anni 70.
Il suo autore, discepolo di Osamu Tezuka, ha riversato nei suoi disegni e nelle sue storie alcuni tratti del manga classico, miscelando con maestria i tratti essenziali (e talvolta caricaturali) dei personaggi a storie semplici con connotazioni ecologiste e buoniste di sorta.
Ma quello che mi ha fatto innamorare decisamente del personaggio, è stata proprio una riflessione dell'autore, Takao Yaguchi, contenuta in uno di quei quattro nuovi volumi speciali editi da noi nel 2004.

Yaguchi parte dalla riflessione che spesso i protagonisti dei manga sono ragazzi poco brillanti a scuola, dall'indole ribelle e un pò fuori dagli schemi ma dotati di capacità fisische o poteri notevoli. In un certo senso, dei falliti, degli antieroi che creano una forte empatia con i lettori.
Ma riflettendo sulla propria creazione, egli non nasconde di non aver aderito a questa tendenza.
"La ragione è semplice:", dice, "la vita di un personaggio simile è lontana anni luce da quella che ho condotto. Nella mia esperienza scolastica ho imboccato da subito i binari dello studente modello [...] Ecco perchè dico che non posso immaginare cosa provi chi soffre di scarsa applicazione o rigetto dello studio. Non potrei quindi far finta di niente e intestardirmi a disegnare situazioni di cui non so nulla".
E parlando più specificamente di Sanpei e delle domande più frequenti che i lettori gli hanno fatto, rivela:
"La più frequente è senz'altro quella in cui mi si chiede se il nostro eroe conduca una vita da studente o meno. La mia risposta in proposito è sempre la stessa e cioè si, ovviamente. Tuttavia in questo manga, visto che l'argomento principale è indiscutibilmente la pesca, la vita scolastica di Sanpei è stata tralasciata quasi del tutto. Di solito le vicende si dipanano e si concludono nell'arco di una giornata, quindi basta considerarla come una domenica, un altro giorno di festa oppure un lasso di tempo compreso nelle vacanze estive.".
E, anche se difficile da credere, quest'ultima risposta, così diretta ed ingenua, data da un professionista -in passato probabilmente secchione ai limiti dell'antipatia- ha illuminato il quadro complessivo della sua opera di una luce nuova, ed ha avuto il coraggio di affrontare un grosso tabù-tormentone dei genitori più apprensivi (ovvero quello della diseducatività dei cartoni dove i ragazzi sembrano non avere mai compiti da fare) con la leggerezza sicura di chi questo problema non se l'è mai posto veramente. Ma per pura cognizione di causa.
Lo so, qualcuno penserà che mi esalto (o mi stupisco) con poco.
Ma è di questi piccoli guizzi che gioisce l'appassionato.
Non è così?

mercoledì 3 dicembre 2008

Anomalie (n)e(lla) finzione [o Elogio del realismo inatteso]


Ci sono film, telefilm o libri che sono rimasti nei miei ricordi per una schiera di motivazioni varie legate per lo più a considerazioni di tipo stilistico, narrativo, emotivo, contingente, ecc.
Spesso però, ciò che mi rimane più impresso -come fosse un link con cui richiamare alla memoria poi l'intero film- sono alcune singole scene registrate dal mio cervello come "anomalie". E non parlo di errori, di sviste o di incongruenze logiche. Almeno, non sempre. Mi riferisco più che altro a singole sequenze o a dettagli che restituiscono a quello che sto vedendo una spruzzata di realismo del tutto inaspettato nel contensto.

Ed ecco che i miei occhi si sgranano quando, in UBRIACO D'AMORE, l'interlocutore del protagonista sparisce sotto la scrivania perchè gli si rompe la sedia mentre sta parlando, in maniera del tutto spontanea e ben lontana da qualsivoglia effetto comico facile.
Allo stesso modo, vado in tilt se in BEAUTIFUL -dove tutto è perfetto, patinato e codificato per antonomasia- la bionda di turno toglie con nonchalance un (suo) capello dalla faccia di Ridge cercando di non farsene accorgere e continuando a discutere con lui di epocali faccende esistenziali.
O impazzisco se in TWIN PEAKS (per giunta nell'ultima puntata) un vecchietto acciaccato, mezzo ciecato e anche vagamente rimbambito domina la scena come se realmente -in quanto attore- non capisse cosa sta succedendo attorno a lui, prendendosi tempi biblici per andare da una parte all'altra della stanza e guardandosi stranito attorno come se il ciak potesse essere interrotto da un momento all'altro.

Non credo si tratti nemmeno di reali improvvisazioni, o comunque di elementi fuori sceneggiatura. Ma sono elementi così apparentemente realistici da guizzare fuori scala, per i miei personalissimi canoni di gradimento.
E i film che amo di più, spesso sono tali perchè in ognuno vi ho trovato più "anomalie" insieme.

L'ultima di queste percezioni l'ho avuta col film RACHEL STA PER SPOSARSI, attualmente ancora al cinema.
Il film è già di per sè un pò sperimentale, a metà fra il dogma danese e il dramma dardenniano, con prese dirette e descrizioni realistiche.
Ma persino lì, una scena mi ha fatto sorridere di gusto: Emma, l'amica di famiglia nonchè (ex) damigella d'onore della sposa, che esce da una stanza la mattina dopo i festeggiamenti, scalza e sfatta, in tenuta intima decisamente poco sexy, che saluta la protagonista con la mano -gli occhi ancora semichiusi e impastati dal sonno- per ciondolare via incerta presumibilmente verso il bagno.
Una scena talmente sincera e poco funzionale alla storia (nonchè riconoscibile per chiunque abbia vissuto i postumi di una festa notturna con ospiti e familiari sparsi in casa) che non può non essere stata un semplice vezzo di realismo estremo da parte del regista.

Peccato non avere immagini o filmati di quella scena da postare. Nemmeno delle altre descritte, purtroppo.
Ma spero che la sostanza del post sia chiara lo stesso. E che magari possa spingervi a confessarmi qualche vostra analoga esperienza anomala...

domenica 30 novembre 2008

Ma questo fantomatico "lupo", alla fine, è morto?



All'approssimarsi del periodo natalizio, mi tornano in mente i film che nella mia memoria sono maggiormente legati a quell'atmosfera. Alcuni sono film che trattano esplicitamente la festività, altri decisamente no. Ad ogni modo, cercherò di tracciare una top 5 dei miei film di Natale.
Ho omesso solo i classici d'animazione Disney vari, perchè sulla loro giusta collocazione in classifica ho le idee confuse.
Allora, cominciamo:

5) MARY POPPINS.
Non credo ci sia bisogno di commenti. Ad ogni visione, ormai, il mio labiale segue le battute -e le canzoni- dei personaggi in maniera sempre più precisa.
Non c'è nulla da fare: un film perfetto sotto tutti i punti di vista. Aiutato, per la sua sedimentazione nelle nostre coscienze, da una versione italiana (soprattutto quella cantata) decisamente indimenticabile.

4) CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT.
Uno dei più bei film di sempre, godibile a tutte le età a seconda dei livelli di comprensione, ancora oggi emoziona e stupisce per la sua freschezza e per la qualità delle sue animazioni. E come dimenticare la sua colonna sonora jazz così appropriata?

3) IL PRINCIPE CERCA MOGLIE.
Forse non sarà il più brillante film di Eddie Murphy, ma è sempre stato il mio preferito.
Sarà perchè sono sempre stato un romantico. Ed un tipo ironico...

2) UN MAGICO NATALE.
Fra i film prettamente "natalizi", credo che questo sia quello a cui sono più affezionato. Sarà che è un film minore, decisamente più drammatico della media nonostante il suo buonismo, ma quando fu visto la prima volta in famiglia fu subito considerato come una piccola scoperta e, da quel momento in poi, rivisto sempre con piacere (e sopravvalutato ad ogni visione successiva).

1) LA STORIA INFINITA.
Anche in questo caso, credo non ci sia bisogno di presentazioni.
Ignorandone i due ignobili sequel, questo film è una favola dark senza pari. Da bambino lo guardavo sempre con un misto di fascinazione e paura. Da ragazzo, solo con un pizzico di paura.
E se ripenso ancora a quel lupo che delira lucidamente sul Nulla, quel pizzico diventa un cucchiaio, e da lì le proporzioni possono aumentare fino a sbilanciare la ricetta in modo irrecuperabile.

Tutto questo per arrivare ad una singola, drammatica scena di quest'ultimo film citato, tornatomi inspiegabilmente in mente nei postumi dei festeggiamenti da dopo-laurea.
E' con sequenze come queste che i bambini diventano grandi.
Loro malgrado.

giovedì 27 novembre 2008

La solitudine del numero primo


Era stata data quasi per scontata, quella solitudine. Un pò per indole personale, un pò perchè il punteggio di partenza non era così ambizioso, un pò per quell'altro, un pò per quell'altro ancora.
Credevo che se ne sarebbe stato lì, sulla carta, e non avrebbe partecipato alla festa moltiplicatoria con i suoi colleghi 2 e 5.
E invece, a sorpresa, si è presentato con una bottiglia di vino in mano ed ha sterzato le sorti della serata (anche se dovrei dire del pomeriggio).
Cos'altro posso dire?
Per qualcuno, questa ritrosia sarebbe stata più una forma scaramantica che altro.
Per me, si trattava di una vaga certezza stoica.

Ma forse, ai fini dell'effetto finale, è meglio così.
No?

martedì 25 novembre 2008

Quelli che il cyberthriller


Se fossi uno scrittore di gialli -o comunque uno scrittore in generale- e volessi cimentarmi nell'individuare una chiave interessante che si riveli poi risolutiva per la storia, oggi come oggi giocherei molto sulla manipolazione dei codici di conferma per l'approvazione dei commenti ai blog per fini spionistici/satanistici/ipnotici/o quant'altro.
Le sequenze, in teoria del tutto casuali, che si richiede di inserire sono spesso talmente suggestive da non poter essere ignorate.
Non è il solito complottismo maulderiano, il mio.
Solo un vago senso di eccitazione ed inquietudine per le subodorate potenzialità di questo recente artificio di generazione automatica.

Si, lo so, la tesi mi sta facendo male.
Ma domani sera, nel bene o nel male, tutto questo sarà finito.
E forse, tornerò
"normale"...

domenica 23 novembre 2008

Terapie e utopie

Io adoro Paul Weston e i suoi pazienti:



Ma mi piacerebbe, un giorno, poter imparare a conoscere e valutare anche le loro controparti originali. A partire dal dottor Reuven Dagan:



Chissà se qualche emittente avrà il coraggio mai di doppiare -o almeno sottotitolare- BETIPUL e mandarlo in onda a beneficio dei futuri orfani di IN TREATMENT.
Lo so, non succederà mai.
Ma che peccato, però...

mercoledì 19 novembre 2008

La vendetta parte dal Braccio


Più di un mese fa scrissi una recensione su un fenomeno fumettistico di particolare interesse personale, alla quale rimando vivamente.
Ieri il suo disegnatore e co-autore, Emanuele Tenderini, mi ha informato che i detrattori del nostro antieroe (X-Zibit e la sua gang in primis) erano decisi a farmela pagare. E così è stato.
L'evento è stato documentato dal buon Emanuele in persona, e mi sento in diritto (e dovere) di pubblicare anche in questa sede il mitico episodio in cui il sottoscritto Giangidoe è stato FUMETTIZZATO ed ha pagato le nefaste conseguenze di quell'atto scellerato...
Lo slogan di BdC, in genere, dovrebbe essere:
"Non è merito vostro: è perchè è Braccio di Culo".
Invece questa volta sono autorizzato a piagnucolare:
"E' tutta colpa tua, maledetto Bracciodicuuuuloooooooooo!!!"


C'è un motivo se la chiamano "tesi"...


...e non ha nulla a che fare con la dimostrazione di una teoria in sede di discussione.

I prossimi giorni saranno molto intensi, perciò non so se potrò postare -e visitare altri blog- regolarmente; credo comunque di sì perchè di solito questa routine virtuale mi aiuta a scaricare un pò di "tensione" durante la settimana.

E per rimanere in tema, segnalo qui un corto che è stato concepito come tesi di un master (alla School of Visual Arts di New York, per la precisione) da un certo Dony Permedi, e che è diventato qualche anno fa uno dei video più visti di Youtube.
Perchè qualche volta, essere "tesi" può dare bei frutti anche agli altri. Ma per lo più, non ne dà nemmeno un pò a sè stessi.



lunedì 17 novembre 2008

Fermi tutti! Questa è una miniserie!

E su consiglio del buon evilmonkeysays, ho cominciato a guardare l'unica stagione di The kill point.
Le premesse ricordano molto, nel panorama seriale recente, la miniserie The nine, anch'essa composta da un'unica stagione di 13 episodi (più 4 ancora inediti) e che si avvicinava strutturalmente a Lost.
Decisamente adrenalinico e con una buona dose di retorica, The kill point parte come un omaggio ad un filone cinematografico che non padroneggio molto, ma che punta per lo più all'azione ed alla guerra psicologica.
Mi hanno fatto molta simpatia alcuni baffi pieni e vagamente retro nei poliziotti più giovani, così come la poliziotta nera tarchiata e un pò sboccata ed il negoziatore impomatato (e con la voce del più trasandato Nicolas Cage).
Ma soprattutto, già dal secondo episodio, la schiacciante presenza del vecchio Jigsaw rende il quadro decisamente inquietante.
Oserei dire, "enigmistico".



venerdì 14 novembre 2008

Collateral contro Vita da cani


No, non si tratta di un improbabile duello fra due film (belli) di generi, registi ed anni differenti. Si tratta di una perplessità che si sta abbarbicando nella mia mente di vecchio lettore di Filmtv.
Fra le penne che hanno abbandonato la rivista nella nuova gestione di Aldo Fittante, il mio rimpianto maggiore è stato Gualtiero De Marinis, che curava uno spazio citazionista, arguto ed anche un pò metafisico di riflessioni sulla tv. Il titolo era appunto "Vita da cani" perchè giocava sulla presenza del (suo?) cane Lapis.
Quello spazio dedicato al divertissement intellettuale sui fenomeni televisivi, in questa nuova gestione, è occupato da Tommaso Labranca -la cui rubrica si chiama per l'appunto "Collateral"-. Tecnicamente, gli aggettivi prima usati per le dissertazioni e gli spunti di De Marinis potrebbero tranquillamente risultare confacenti agli articoli di Labranca: lo spirito divertito e colto delle intenzioni è lo stesso.
Però c'è qualcosa che non mi convince...
Ha parlato di tutto, in queste settimane: di "pappagalli della tecnologia" (quelli che gridano morte alla tv e gloria e vita al web); dei culti (scherzosamente provocatori) di Simona Ventura e dell'Isola dei Famosi; dell'empatia per la gravidanza televisiva della Clerici; del postmodernismo lucidato degli stereotipi napoletani in Gomorra; delle difficoltà nel pubblicizzare la carta igienica ed i profumi; della paura del satellite; etc. etc.
Il taglio, ripeto, non è mai banale; ci sono sempre una componente satirica ed una critica di costume apprezzabili. Eppure non sono sempre sicuro di riuscire a condividere la tesi di fondo che fa da filo conduttore ai suoi contributi. E non sempre, per quanto decisamente ben scritte, le parti più esilaranti suscitano in me risate d'intesa.
Lo so, è decisamente una riflessione personale, secondaria e sterile. Ma chissà se qualcuno, da in qualche angolo remoto della blogosfera, ha provato questa mia stessa sensazione...

martedì 11 novembre 2008

Lill/Tuck


Questo è uno dei motivi per cui adoro Lillo e Greg.
E questa loro nuova creazione rende al meglio la loro comicità surreale e vagamente british.
Posto questo video perchè contiene i miei sketch preferiti. Benchè duri ben 5 minuti, posso assicurare che vale la pena guardarlo tutto.
Inutile dire che consiglio vivamente il recupero di tutti gli altri spezzoni disponibili su Youtube.
E, a chi volesse, di guardarlo in diretta a PARLA CON ME (che devo colpevolmente ammettere di non aver ancora mai visto, nonostante le segnalazioni dell'ottima st3fan1a).
Mi permetto anche di cogliere l'occasione per segnalare l'ultimo post di isline su un gruppo comico altrettanto geniale (e, se possibile, anche più apprezzato dai ggiovani).



lunedì 10 novembre 2008

Eroi nel vento (è la noia che scava...?)


Avevo già accennato alla deriva della III stagione di HEROES tempo fa. Dopo qualche settimana, non posso che rafforzare quella posizione e riconoscere semmai un aggravamento generale: involuzione -e sconfessamento- di quasi tutti i personaggi; morti veloci ed ingloriose per alcuni villain che avevano avvincentemente tenuto in scacco gli eroi nella stagione precedente; comportamenti e cambiamenti di bandiera che paiono dettati solo da casualità e totale mancanza di barlumi di personalità e raziocinio.
Ma la cosa più fastidiosa è quella a mio parere più evidente:
l'unico vero supercattivo della serie, il pluriomicida Sylar, è entrato in una fase di lenta "riabilitazione" che lo trasformerà verosimilmente in un buono -solo dal passato un pò burrascoso-.
E se tutto ciò non fosse stato fatto per rendere l'attuale personaggio seriale di Zachary Quinto compatibile con l'immagine del buon -e decisamente razionale- Spock di trekkiana memoria, allora mi chiedo quale altra spiegazione potrebbe giustificare questo cambio di rotta.
Non ci resta che aspettare il maggio 2009 (quando uscirà l'attesissimo nuovo film di Star Trek) e constatare quale immagine di Sylar avrà avuto il tempo di sedimentarsi nell'immaginario giovanile dei giovani serie-dipendenti.
Nel frattempo,
"Lunga rehab e prosperità!"


venerdì 7 novembre 2008

La previsioni barbariche



In una presentazione recentemente portata a Cannes al Gartner Symposium da due analisti, è stato mostrato un possibile scenario sulla possibilità che nel 2015 Google riesca a raggiungere i 100 miliardi di dollari di fatturato. Per fare questo, come si può leggere nell'interessante articolo, sono state considerate diverse strade possibili, funzionalmente all'evoluzione del mercato e dei necessari adattamenti ed investimenti strategici.
Oltre al prevedibile impatto che un tale traguardo di Google comporterebbe sull'economia americana e mondiale, senz'altro in questa notizia si inserisce -e prosegue idealmente- il ragionamento che Alessandro Baricco fece qualche anno fa nel suo saggio I BARBARI (e che ho recentemente ripercorso in formato audio). Lì il caso di Google veniva posto ad esempio perfetto del frutto di questa cosiddetta "mutazione" che viene da più parti costantemente percepita, e che consiste nella (apparente) distruzione di tutte le forme tradizionali del bello e della fruizione in favore di forme più mortificanti, commerciali, meno "elevate". Nel file audio, così come negli 8 video della presentazione di Baricco de I BARBARI disponibili su Youtube, il filo del suo affabulatorio ragionamento riassume idealmente il suo saggio cartaceo (in realtà affascinante e con degli spunti di riflessione in più), e indica Google come una delle invenzioni più importanti di questa percepita mutazione. Nel libro, l'invenzione di Google viene paragonata addirittura a quella della stampa di Gutenberg.
Per comodità incollo qui solo il video in cui lo scrittore conclude il ragionamento su Google, che inizia invero con la "puntata" 2.
Ma chi volesse scaricare ed ascoltare l'mp3 con l'intera lezione prima linkato, registrato in realtà in un altra sede, potrebbe essere di fronte ad una inaspettata sorpresa.
Dire che la sua tesi è illuminante e condivisibile, potrebbe essere una perifrasi adeguata. D'altronde, se dicessi che è "un trip da paura" potrei sembrare un pò barbaro.
Anche se, a conti fatti, non mi dispiacerebbe troppo...



mercoledì 5 novembre 2008

Podcast away


Come al solito, sono sempre l'ultimo a scoprire le iniziative legate al download legale.
Girovagando per il web, ho scoperto solo ieri una ricca sezione podcast sul sito della Feltrinelli, dove si possono scaricare in formato mp3 i file audio di interviste e contributi di noti scrittori. Sulla barra destra in basso c'è anche l'ampio archivio, dal quale è possibile ripescare un sacco di chicche impensabili.
Sul sito Vcast invece, oltre alla possibilità di effettuare registrazioni on-line sui principali canali in chiaro e non (tranne quelli Mediaset) e scaricare legalmente il file sul proprio pc, è disponibile anche un podcast di filmati molto vasto in formato mp4, anch'essi scaricabili comodamente.
Io ci sono capitato per caso perchè volevo avere la lezione di Baricco sui barbari e la mutazione. Del resto, le 8 puntate in cui questa è stata spezzata sono comunque tutte disponibili su Youtube, per chi volesse anche solo vederle. Chissà se ha fatto in tempo a parlare un pò del suo "singolare" Lezione 21...
Appena avrò tempo e voglia, mi farebbe molto piacere recuperare anche Paolo Villaggio che parla del suo "Storia della libertà di pensiero", e Daniel Pennac e Stefano Benni che presentano "Diario di scuola".
In realtà, la voglia c'è sempre. E' il tempo per fare tutto ciò che uno vorrebbe a non bastare mai.
E quando si tratta di roba da "ascoltare" (musica e podcast), diventa sempre più difficile dedicarvisi se non si è costretti a lunghi viaggi coi mezzi pubblici.
Ma come facevo, prima di venire a vivere a Roma?

lunedì 3 novembre 2008

"Gipi" non è solo formula1


Elencare i motivi per cui mi piace Internazionale, anche quando non ho il tempo o la possibilità di leggerne interi numeri, sarebbe un esercizio infruttuoso. Posso solo dire che ne apprezzo la struttura, le penne, i temi e -non ultime- le segnalazioni mediatiche.
Posso però dire senza dubbio che uno dei suoi punti forti, almeno a mio parere, è La settimana di Gipi. Il suo tratto semplice e la sua prosa efficace e quotidiana rendono il suo stile inconfondibile e splendidamente essenziale.
Per ora continuo a godermi le sue creazioni sulla rivista cartacea, sull'album on-line di Internazionale e sul blog dell'autore, in attesa di acquistare almeno uno dei suoi volumi da libreria (ah, quante ottime cose da comprare e vedere sono in lista d'attesa!).
Magari sarà la volta buona l'uscita in edicola, venerdì 7 Novembre, del suo nuovo lavoro "LMVDM. La mia vita disegnata male"? Non lo so, ma sicuramente è un'iniziativa più che lodevole che non posso fare a meno di segnalare.
Concludo pubblicando una delle sue strisce più efficaci ed attuali delle ultime settimane (ma in realtà, lo sono praticamente tutte).
Io non riesco nemmeno a definirla satirica. Mi fa solo accapponare la pelle.



venerdì 31 ottobre 2008

Solo tre desideri. Ma le domande sono sei:


E' riscontrabile del Genio in un gruppo che decide di chiamarsi Il Genio e di chiamare il proprio album Il Genio?
Bastano una vocetta sussurrata da gattina leziosa d'oltralpe ed una che ricorda Moby imitando Serge Gainsbourg a restituire le Geniali suggestioni musicali francesi degli Air, dei loro padri e dei loro nonni?
Servono testi ai limiti dell'idiozia (perchè definirli "di una semplicità imbarazzante" potrebbe non precludere una vena di Genialità) e casuali citazioni cinematografiche pop per scomodare il Genio shumpeteriano?
Riescono occasionali incursioni progressive e richiami alla tradizione classica -italiana e non- a dare sfoggio di una Geniale reinvenzione o riattualizzazione del panorama musicale nostrano?
Ma soprattutto: possono un video ed una canzone come quelli di Pop Porno avere traccia, nel loro minimalismo provocatorio, di intuizioni Geniali?

Non ho risposte a tutte queste domande. Ma io l'album de Il Genio lo ascolto e lo riascolto, in questi giorni. Ed il video sopra citato mi si è insinuato nel cranio come un microchip alieno.
E mi è successa la stessa cosa, mesi fa, con l'album "Sguardo contemporaneo" di BUGO.

Le opzioni sono diverse: o loro -Bugo e Il Genio- sono idioti ed io sono un idiota che ci va appresso; o loro sono dei Geni ed io sono un Genio pure, perchè non penso siano idioti; o Il Genio sono i veri Geni e Bugo no, ed io sono idiota perchè tratto entrambi come se avessero qualcosa di imperscrutabilmente Geniale; o Bugo è un Genio ed Il Genio no, per cui io...

Bien,
ci siamo capiti, no?

mercoledì 29 ottobre 2008

A (B&)Beautiful mind




Puntare i riflettori critici su una soap potrebbe far gridare allo scandalo. Eppure l’importanza di Dominick Marone, personaggio relativamente recente di The Bold and the Beautiful (opera fluviale sul cui titolo il Bel Paese ha avuto, letteralmente, l’ultima parola), ha una sua innegabile dignità quasi letteraria che merita di essere condivisa.
Perché, vi chiederete? E’ presto detto.

Per usare una metafora ludica, verrebbe da affermare che gli interventi di Nick in Beautiful siano assimilabili agli scossoni dati ad un flipper durante il gioco: dopo due o tre colpi un po’ più violenti, i pulsanti laterali si bloccano e la biglia scivola nel mezzo, irrecuperabile. Alle frasi di Nick, sia quando divertenti che quando drammaticamente serie, i personaggi/attori sbarrano gli occhi o sorridono imbarazzati, come se la loro appartenenza alla finzione fosse per un attimo strattonata e messa a rischio, sfilacciando il patto narrativo come un maglione rovinato.
Sono senza dubbio le battute ironiche, però, il vero fulcro del ruolo metanarrativo di Nick.
Memorabile, ad esempio, il suo primo incontro con Bridget, trentenne figlia della femme fatale per eccellenza Brooke Logan. Alla scoperta del loro legame familiare, le esclamò senza mezzi termini: "Figlia? Sua mamma deve averla concepita ad 8 anni!". Tuttavia, anche nelle sue riflessioni serie si avverte sempre un piano leggermente sopraelevato rispetto alla gittata di pensiero degli altri. Le analisi di azioni e situazioni che egli snocciola (talvolta con sprezzante spavalderia) appaiono troppo spesso imbarazzantemente extradiegetiche.
Ed è lì, quando lo spettatore coglie l'autoironia della soap, che avverte un baco nel sistema. E qualcosa inevitabilmente cambia.

L'impressione che ho di Nick può essere sintetizzata da una immagine forse puerile ma efficace. Fate conto che lo spettatore di un cartone animato venga assorbito improvvisamente dalla tv, entrando a far parte di quel mondo ma mantenendo sprazzi di consapevolezza personale. E che, seppur decidendo inizialmente di adeguarsi agli stilemi di tale universo per non creare disagi, col passare del tempo cominciasse a sensibilizzare i suoi nuovi conviventi alla "realtà" ,o almeno alla verosimiglianza. Proprio come il trasognato protagonista di Pleasantville. Ovviamente, però, senza il medesimo successo. A quel punto, a nulla servirà invitare la bionda monolacrimante della soap a ragionare, a farle considerare non più tanto normale che tutte le porte di casa siano sempre aperte, che i propri figli crescano a botte di dieci anni da un mese all’altro, eccetera. Quello che otterrà il nostro (anti)eroe sarà sempre l’abbraccio di una lei spaventata e piagnucolante.

Ma a qualcuno piacerà sempre pensare che, per una impercettibile frazione di secondo, in lei (o lui, perché no?) ci possa essere almeno un barlume di coscienza. Un singolo attimo in cui l'incantesimo si rompa e il rinato personaggio appena uscitone si chieda incredulo "ma... dove sono?".

Certo, almeno fino alla sequenza successiva.

Sennò che gusto c'è?


martedì 28 ottobre 2008

Per pura fatalità


Per quanto Tornatore non sia certo il mio regista preferito, posso senza dubbio affermare che ha girato uno dei film più belli della mia personale classifica. Direi addirittura del mio ristrettissimo podio (poi un giorno bisognerà pur parlare del concetto di podio, nelle classifiche di categorie aperte).
Il film in questione è UNA PURA FORMALITA'. Non saprei neanche come definirlo, come di solito accade con le cose che si ama di più. E' sicuramente più di un thriller, più di un film metafisico, più di una prova d'attori (con la a maiuscola), più di un trionfo di maniera, e più di una sceneggiatura -e scenografia- perfetta. Per la trama, rimando a questo link dal testo striminzito quanto basta.
La cosa senza dubbio più evidente di questa claustrofobica storia, umida di pioggia e sporca di fango, è il suo impianto teatrale. La struttura è fondamentalmente quella di un lungo interrogatorio fra due carismatici figuri, interpretati dai monumentali Depardieu e Polanski. E quando, per pura fatalità (come da titolo) ho scoperto che a Roma sta per andare in scena un adattamento teatrale di quel gioiello -venerdì e sabato di questa settimana- per la regia del coraggioso Alessandro Londei, mi è sembrato di cogliere davvero un improbabile e nostalgico "segno" di questa giornata romana stranamente piovosa e sospesa.
Non ho idea se questo spettacolo abbia già girato un pò o se sia stato messo in scena solo nella capitale. Ad ogni modo io andrò a vederlo, poichè ho la (s)fortuna di viverci, nella capitale.
Ma se sarà interessante anche solo la metà di quello che spero, mi auguro comunque in un futuro tour teatrale di ampio respiro.



lunedì 27 ottobre 2008

Il cinema: roba per pervertiti


Lungi dall'essere la segnalazione di qualche contributo psicologico da quattro soldi apparso in tv o su carta, in realtà il titolo di questo post sottolinea solo la bonaria curiosità per un film pubblicizzato recentemente sull'ottima rivista Internazionale. Mi riferisco al singolare The pervert's guide to cinema, del filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Zizek: pare essere un interessante esperimento metanarrativo sul cinema, che scava nel linguaggio segreto di questo mezzo "per mostrarci ciò che i film rivelano su di noi" (virgolettato da Internazionale).
E poichè, dal trafiletto che ho letto, si tirano in ballo mostri sacri come David Lynch e Hitchcock, la mia curiosità per questa premiata pellicola (in realtà del 2006) si è fatta decisamente grande.
Non so quando avrò modo di vederlo e se sia davvero interessante come sembra ma, poichè dovrebbe essere in edicola da questa settimana, ho ritenuto poter essere di qualche utilità segnalarlo in questa sede per qualche amante del genere.
O semplicemente, per chi si fida ciecamente degli allegati di Internazionale.

venerdì 24 ottobre 2008

Gli occhi delle donne (assassine)


Dal battage pubblicitario e dai trailer che ho potuto vedere, le premesse sono molto buone.
E considerando che dietro c'è la Wilder, già produttrice del mitico BORIS, sono speranzoso.
Questo è un trailer.

Vedremo.
Se dovesse capitarvi di guardare l'episodio pilota (o nel caso l'aveste già guardato) passate di qui a dirmi com'è.
Io conto di guardarlo la prossima settimana.
Buon week-end!

giovedì 23 ottobre 2008

Disciplina, figliuoli. Di-sci-pli-na.


Norme più severe per le scuole italiane: gli alunni dovranno, e questa volta TASSAtivamente, tenere spenti i propri cellulari durante la lezione.
Sarà tuttavia permesso l'uso anche frequente di carte di credito e prepagate, bancomat e finanche di generatori di codici on-line, per gli acquisti di beni e servizi di prima necessità.
Scolastici in primis.

martedì 21 ottobre 2008

Another brick in the Wall-E


Quando vidi il trailer di Wall-E la prima volta pensai -come molti- che sarebbe stato il nuovo capolavoro della Pixar, probabilmente un film suggestivo e citazionista come i precedenti, soltanto dallo sfondo più "spaziale". Insomma: dopo aver animato insetti, pesci, giocattoli, macchine e mostri, era la volta dei robot; e anche se c'era già il godibilissomo -e rivale- ROBOTS del 2005, si sa che nei film animati (in 3D soprattutto) copiarsi le reciproche idee di ambientazione non è infrequente.
Invece, mi sono trovato di fronte qualcosa che non mi sarei aspettato. E non intendo semplicemente l'ennesimo jackpot da parte della casa di Lasseter. Intendo che adesso, nonostante siano passati dei giorni dalla visione e il mio giudizio si sia ormai raffreddato, Wall-E è decisamente in cima alla mia classifica cinematografica "generale", non solo animata.
A questo punto, rimando -come era nelle intenzioni iniziali di questo contributo- all'ultimo completissimo post di isline, che reputo perfettamente aderente alle mie impressioni e ai miei giudizi (anche quelli che precedono le riflessioni su Wall-E).
In particolare, ci tengo a sottolineare la molteplicità di chiavi di lettura del film. Nel senso che, letteralmente, ci sono temi e suggestioni che un bambino NON PUO' cogliere -almeno non normalmente- pur potendo comunque godere del semplice strato più superficiale; mentre l'adulto, alla fine, non rimane semplicemente contento e divertito come quando gli capita di vedere un buon film per ragazzi -magari con qualche ammiccamento o citazione "giusta"-, bensì ne esce estasiato, commosso e addirittura (come nel mio caso) profondamente malinconico come se avesse visto un film complesso e tuttavia fiabesco ed anacronistico.
I più piccoli potranno quindi senza dubbio cogliere i messaggi ed i sentimenti più evidenti -e d'altronde per nulla banali- come la solitudine, la timidezza, l'alienazione, la pigrizia, l'ambiente. I grandi, invece, in base anche alle singolari esperienze culturali e personali, possono rintracciarvi temi epocali di altra natura: l'eroismo inconsapevole dell'obsolescenza (per usare un termine più umano, della vecchiaia); l'amore e l'abnegazione esclusivi ed incondizionati verso una persona cara ridotta in stato vegetativo -che è poi uno dei punti più importanti della recensione di isline-; l'insanità mentale in una società ipercontrollata ed omologata; la perdita o meno dell'innocenza di fronte alla percezione della violenza fisica (vista o subita); etc. etc.
Lo so: probabilmente l'impressione di chi legge è che io tenda, come spesso accade quando si è amato molto un film, a caricarlo di significati che probabilmente non erano nemmeno lontanamente nella mente dei suoi creatori. Tuttavia, da quello che ho letto prima e dopo la visione, mi piace pensare che almeno per Wall-E non si tratti soltanto di una tendenza dettata da entusiasmo e strascico emozionale contingente, bensì del riconoscimento difuso ed analitico della genialità in casa Pixar, dalla potenza all'atto più completo.
Almeno finora.

domenica 19 ottobre 2008

BLOG: di tutto di web


Scoperta tardiva ma piacevole, legata al palinsesto della nuova rete digitale (molto promettente) RAI 4: parlo della trasmissione BLOG, una versione moderna ed internettara del più famoso e quasi omonimo BLOB di Ghezzi.
Si tratta di una selezione di filmati diffusi nel web -molti dei quali divertenti e/o satirici-, spesso sorprendenti, montati in puntate quotidiane da circa 26 minuti ciascuna.
L'inserto speciale del sabato mattina, che è poi l'unico che abbia beccato finora, si chiama DIRITTO DI SATIRA, ed è incentrato più su filmati e montaggi a sfondo politico, soprattutto internazionali.
Oltre a video ed esperimenti amatoriali dalla fattura decisamente dilettantesca, ci sono anche delle piccole chicche davvero ben fatte, alcune delle quali fanno letteralmente -per usare un tecnicismo- schiattare dalle risate.
Segnalo qui il video che mi ha fatto divertire di più, e che pare circolasse in rete già da tempo.
La genialità si vede anche nelle piccole cose...



giovedì 16 ottobre 2008

L'o(-)zio di Francia


Ora che l'ho visto, posso completare il mio giudizio su LA CLASSE, al quale avevo dedicato un post più di una settimana fa.
E' stato anche meglio di quanto mi aspettassi. Davvero un gioiellino.
Il taglio asciutto da documentario -per quanto documentario non lo sia- rende perfettamente la cognizione temporale reale delle discussioni, sia quelle che si svolgono in classe che quelle tra colleghi, e restituisce una percezione vivida delle loro escalation -talvolta imbarazzanti- o relative sfumature dialettiche.
Sono pochi i momenti in cui si riesce a ridere con gli studenti: nella maggior parte dei casi, nonostante le ovvie differenze fra i sistemi scolastici nostrano e francese, prevale la componente dell'imbarazzo o del fastidio, che porta ad empatizzare soprattutto col professore e lascia sbigottiti di fronte ai bassissimi livelli di attenzione, educazione e padronanza linguistica dei ragazzi (ancora alle prese con "orrori" di grammatica ed ortografia).
Il fatto che non si cerchi di nascondere certe dinamiche (le gaffe dei professori, la frequente perdita della pazienza, l'antipatia condivisa verso certi studenti più o meno molesti, etc.) rende il tutto ancora più attuale.
E lo sfondo della scuola di periferia non estremizza più di tanto il quadro. Semmai il contrario.
Forse il giudizio sugli alunni contemporanei ad opera dei "grandi" è destinato ad essere sempre negativo, per fattori generazionali e sociali, fino alla fine dei tempi. Anche per questo motivo mi sento di dire che LA CLASSE, soprattutto quando sarà ben sedimentato, rimarrà un film estremamente moderno ed internazionale.
Certo, sempre che in futuro continuino ad esistere le scuole.
In quel caso sì che questo film potrebbe trasformarsi in un documentario.

mercoledì 15 ottobre 2008

Lo sciopero non è mai finito


O perlomeno, a giudicare dai primi episodi della terza stagione di HEROES, mi viene da pensare che gli sceneggiatori stiano scrivendo i nuovi episodi con la stanchezza ed il provocatorio impegno mediocre tipici di chi è tornato a lavorare controvoglia.
Rimasto un pò deluso dalla seconda stagione, un pò lenta e con poco mordente, avevo attribuito questa fiacchezza al clima teso -che in realtà si è teso dopo- nel quale erano stati concepiti quegli episodi. L'inizio di questa terza, per quanto più dinamico ed affollato, mi sta però preoccupando ancora di più: quasi nessun personaggio è rimasto coerente con se stesso; la trama sta ripercorrendo pari pari lo schema della prima stagione; le cose succedono senza un motivo preciso (e non vuole essere una massima di Confucio), in modo frettoloso e decisamente poco credibile; i sospesi della seconda stagione sembrano per ora congelati, ecc.ecc.
Io non nego che buona parte del successo di questa serie sia dovuto alla sua natura "fumettosa" (nonchè al nome di Jeph Loeb), ma ritengo che questi nuovi episodi stiano restituendo quell'accezione più negativa e stereotipata che l'aggettivo spesso veicola. Insomma: certe serie a fumetti durano da 40 anni o più, e se ad un certo punto propongono schemi o stravolgimenti ridicoli si può anche cercare di comprenderne il perchè; ma se questo succede dopo poco più di una trentina di ore di avventure, non è certo un buon segno...
L'unico che non si smentisce mai è Hiro Nakamura, l'"eroe" nerd. Peccato che una cosa su due fra quelle che fa sia la causa di tutti i mali (insomma, per quanto lo adori, devo ammettere che è un cretino).
Però l'ultimo episodio che ho visto mi ha regalato una chicca. Una bella frase, pronunciata in un contesto di viaggi nel tempo, che sintetizza perfettamente i pericoli ed i contrappassi di questa affascinante attività:
"Ho calpestato troppe farfalle".

domenica 12 ottobre 2008

Situazione singola(=)re


Oggi ho letto un preoccupante articolo di Repubblica sugli altissimi affitti italiani delle stanze agli studenti fuori sede. Il tema, a me molto caro (in tutti i sensi), mi vede particolarmente preparato sulla situazione romana, perugina e modenese in modo diretto, e su quella barese, milanese e bolognese in modo indiretto. Si tratta di un argomento sul quale ho discusso, penato, addirittura litigato: la situazione è senza dubbio indecente ed incontrollata. Ci sono, come ovvio, dei meccanismi prevedibili ed ineludibili legati alla domanda ed all'offerta, ma anche degenerazioni e speculazioni inaccettabili. Decine e decine sono gli aneddoti raccontabili su singolari padroni di casa e assurde logiche di pagamento dell'affitto, e anche di più quelli legati alle discrepanze fra i pittoreschi annunci di affitto e le condizioni reali degli appartamenti corrispondenti (nonchè sul razzismo imperante nei confronti dei maschi in generale, e di alcune regioni in particolare).
Tuttavia, quando ho letto l'articolo, mi si è un pò storto il naso. Solo per Roma, posso ad esempio dire che è abbastanza difficile che si superino -ad oggi- richieste di 450 euro per una singola, anche in zone universitarie o centrali. Riguardo Milano, mi hanno parlato di affitti medi di 100 o 150 euro maggiori, ma di quote di 900 euro decisamente no. Poi, per carità, i pazzi che chiedono cifre evidentemente fuori mercato ci sono, e qualche altro pazzo che è disposto a spenderle pure... Ma le medie che io ho visto e vissuto nella capitale (e non) e quelle raccontatemi da amici e colleghi di altre città tipicamente universitarie, per quanto inaccettabili e ingiustificatamente superiori ai livelli di altre città universitarie europee, sono comunque abbastanza inferiori a quelli letti nell'articolo. E parlo comunque di dati raccolti in tempi quasi contemporanei (quindi aggiornati).
Ora: è importante evidenziare la persistenza di un problema come quello degli affitti agli studenti fuori sede, ma presentare cifre fuori media solo per creare scandalo può suscitare il solito problema della perdita di credibilità agli occhi di quella parte dell'opinione pubblica più attenta, o semplicemente più addentro alla realtà trattata dall'articolo.
E mi dispiace dire una cosa simile proprio parlando di Repubblica.
Ma bisogna essere critici. E quando necessario, anche -e soprattutto- autocritici.

giovedì 9 ottobre 2008

Recensione "a braccio"


Ed è forse arrivato il momento di parlare di BdC. Perchè il fumetto sa essere anche questo.
Su testi (per lo più) di Alex Crippa e disegni di Emanuele Tenderini, prende vita la sfortunata epopea di questo singolarissimo personaggio. E sfortunata non si riferisce alla popolarità delle strisce a lui dedicate -che è invece in continuo aumento-, bensì alla natura del protagonista: BdC rappresenta, nell'estremizzazione più psicotica possibile del capro espiatorio alla Benjamin Malaussène, il destinatario di tutta la cattiveria gratuita e catartica concepibile da mente umana. Non di rado, la lettura di una sua (dis)avventura porta a sbarrare gli occhi o a pensare, un pò divertiti e un pò colpevoli: "Ma perchè?". Ed è questa la domanda chiave che attanaglia il bistrattatissimo protagonista, il quale subisce periodicamente soprusi, insulti, maltrattamenti in modo del tutto inaspettato ed inspiegabile, secondo una logica della violenza e dell'assurdità umane mutuata direttamente dalle scuole di Michael Haneke e dei fratelli Coen (giusto per allargare gli orizzonti alla tradizione cinematografica).
Laddove Cronenberg incontra Ortolani e gli Happy tree friends; laddove la puerile innocenza da antieroe romantico del tondo Charlie Brown si relaziona con l'estro creativo ed incompreso di Saw (l'enigmista); o -e qui mi fermo- laddove Pollyanna incontra Vincent Cassel in un sottopassaggio, beh, lì troverete lo spirito che anima questo fumetto.
Qui mi limito a postare solo una tavola, peraltro opportunamente selezionata (sperando che gli autori non me ne vogliano). E' una delle più edulcorate, e probabilmente una delle poche che può essere postabile in questa sede. Tuttavia ci sono diverse altre tavole e strisce -smaccatamente citazionistiche ma non solo- che, sebbene superino abbondantemente (e volutamente) il cattivo gusto, sono davvero portatrici di una potenza visiva e testuale primordiale.
La "seconda stagione", da poco iniziata, lascia presagire un viaggio onirico e carnevalesco pieno di sorprese e spunti interessanti. Vedremo come procederà.
Le avventure settimanali di BdC vengono pubblicate, ogni lunedì, sui blog dei due creatori Alex Crippa ed Emanuele Tenderini. In quest'ultimo, vi sono anche le storie delle quali Tenderini è pure autore dei testi, nonchè occasionali contributi ed interpretazioni del personaggio da parte dei fan.
Non è decisamente una lettura per tutti: lo dico subito a scanso di fraintendimenti. D'altronde, è proprio per questo che auguro a BdC di trovare una sua collocazione editoriale appropriata quanto prima, e di raggiungere anche quel pubblico cui le vie del web sono per lo più precluse.

Concludo questa mia breve e seriosa recesione con un avvertimento, che più che avvertimento è un motto:
se doveste leggerlo e trovarlo fantastico, ricordate che non è merito vostro.
E chi vorrà indagare il perchè, lo scoprirà (assieme al riferimento reale del comodo acronimo BdC).

mercoledì 8 ottobre 2008

La classe non è acqua


Fra i vari film usciti e in uscita al cinema in questo periodo, ho molta curiosità di vedere il vincitore della palma d'oro a Cannes 2008, LA CLASSE (qui il trailer italiano). E' un piccolo film su un professore di un liceo della periferia di Parigi e i suoi rapporti con studenti di 13, 14 e 15 anni circa, alcuni dei quali particolarmente difficili. Non si tratta -almeno da quello che ho letto- del classico film sul riscatto dei perdenti grazie al traino di un insegnante/mentore stimolante, ma di un film minimalista -dal taglio realistico- sulle dinamiche scolastiche contemporanee dei ragazzi di nuova generazione, proverbialmente più svogliati ed irriverenti, a causa di fattori socioculturali e mediatici complessi (dove probabilmente la strada e -paradossalmente- il web assumono un ruolo determinante). Accattivanti le riflessioni di Lorenzo Maiello di XL, il quale suggerisce che l'impressione è "che quel bullismo sia niente rispetto a ciò che da noi va su Youtube, e soprattutto che passione, probabilmente stipendi e sicuramente ruolo sociale dei loro insegnanti, siano ormai marziani rispetto al nostro sfascio".
Al di là di valutazioni di merito (o demerito) della pellicola, c'è da rilevare che i francesi hanno particolarmente a cuore il tema del rapporto insegnante-alunni: mi viene in mente il bellissimo ESSERE E AVERE, del 2002, che si concentrava però su una fascia più giovane (bambini delle elementari) ed era decisamente documentaristico. Sui film generazionali, invece, sebbene non propriamente scolastici, il pensiero corre automaticamente a L'ODIO di Kassovitz e a L'ETA' INQUIETA di Dumont.
Anche da noi, per carità, ci sono stati ottimi film sulla scuola. Primo fra tutti proprio LA SCUOLA, di Luchetti, che sebbene con il solito tono da commedia amara tipicamente italiana è forse uno degli esempi più brillanti della categoria.
Per il resto, su quasi tutti i fronti generazionali, rifuggire dal moccismo dilagante in favore di qualcosa di meno modaiolo e più "utile" è decisamente un pensiero da incidere su un lucchetto ed incatenare su un ponte. Ovvero: un proposito romantico ma del tutto vano.

lunedì 6 ottobre 2008

Una giornata gala(c)tica


Come anticipato due post fa, sabato 4 Ottobre sono stato al Romics. Non mi dilungherò in un diario dettagliato di tutto quello che c'era (o che ho visto) durante la giornata. Mi limiterò a riportare i tre episodi che mi hanno dato più soddisfazione, sia come fan che come "consumatore":

1) Alla presentazione del nuovo saggio della Tunuè sul fumetto italiano, nell'imbarazzante silenzio della dozzina di gatti in sala al momento in cui il moderatore ha dato via libera alle domande, ho preso coraggiosamente la parola -non lo faccio mai!- quasi per solidarietà all'editore (lì presente) chiedendogli se nel libro in questione ci sarebbe stata anche un'analisi semiotica del fenomeno, come nell'ottimo saggio di Valentina Semprini, o solo una sociologica. E questa domanda (magari un pò spocchiosa ma decisamente buttata lì) mi è sembrato illuminare gli occhi del giovane editore, che è subito partito in quarta nel rispondermi. Tra l'altro, con un entusiasmo che gli si era spento probabilmente fin da subito, quando si era reso conto che l'afflusso del pubblico a questo incontro non era stato esattamente incoraggiante. Il moderatore, dopo, ha anche supposto scherzosamente che ci fossimo messi d'accordo.

2) Dopo una carrellata lunghissima sulle sue novità editoriali, ho fatto al direttore della Panini -Marco Lupoi- due domande/tormentoni dal tono delicatamente polemico. Ovvero: perchè non si decidessero a pubblicare delle testate dedicate al singolo personaggio piuttosto che le attuali formule miste che vedono insieme collane -ed eroi- differenti; e perchè non prevedessero delle ristampe adeguate per gli arretrati Marvel. Le risposte, legate strettamente a logiche commerciali ineludibili, erano quelle che già mi aspettavo, anche se esposte con lucidità e partecipazione (ed un paio di considerazioni che hanno decisamente illuminato il quadro). Il risultato è che le cose per ora resteranno così, ma ora so perfettamente il perchè.
Ad ogni modo, una persona molto motivata ed entusiasta, ed estremamente razionale e precisa.

3) L'incontro con Richard Hatch, protagonista della serie classica di Battlestar Galactica nonchè personaggio importante anche della serie nuova (quella della quale io sono fan assoluto), è stato decisamente l'evento più eccitante. L'incontro coi fan, intervallato dalla proiezione di trailer artigianali da lui stesso prodotti, ha visto l'attore affiancato da una giovane ragazza improvvisatasi traduttrice (quella con la maglia a righe accanto a lui). Quest'ultima, poverina, si è capito subito non avere alcuna conoscenza nè del feneomeno Battlestar Galactica, nè una grande capacità di tradurre adeguatamente l'ospite. Dopo alcuni ululati del pubblico (in realtà pochi, perchè le traduzioni della ragazza venivano quasi sistematicamente ignorate dai preparatissimi fan, e le proteste ritenute per lo più inutili) è iniziato lo spazio delle domande. Anche qui ho avuto il coraggio di fare una domanda, forse perchè "gasato" dall'averne fatte già ben due nella stessa giornata. E, andando un pò controcorrente, per evitare imbarazzi ulteriori alla già estenuata ragazza, l'ho fatta direttamente ad Hatch nel mio semplice e comprensibile inglese di base. Anche qui, una punta -bonaria- di polemica: volevo solo sapere se, visto che all'inizio era scettico sul fatto che nel remake di Battlestar Galactica il personaggio di Skorpio sarebbe stato una donna (a differenza della versione classica), si fosse poi ricreduto. Una piccola provocazione, che si è risolta con la prevedibile ammissione che alla fine era stato fatto un'ottimo lavoro di sceneggiatura. E sono anche riuscito a strappargli una sfocatissima foto col cellulare (che non posto per la mia persistente ritrosia a mostrare la mia immagine in pubblico).

Insomma, bilancio positivo. E oltre al recupero di vari arretrati che mi mancavano, impossibile non citare fra gli eventi piacevoli il concerto in chiave orchestrata (e con tanto di direttore) delle sigle e musiche di vari cartoni giapponesi storici.

Oh, si, e anche i cosplayer. Soprattutto quelli femminili.
Molte mi facevano freddo solo alla vista...

venerdì 3 ottobre 2008

Il colonnello Mustard e l'agente Putin



Uno spettacolo teatrale -poco pubblicizzato invero- in scena in questi giorni qui a Roma, e che probabilmente andrò a vedere questo weekend, è CLUEDOS di Raffaele Castria.
Come suggerisce il nome, si tratta di una rappresentazione che ricalca il gioco investigativo Cluedo. Meglio: si tratta di un giallo interattivo, ovvero uno spettacolo in cui è prevista la partecipazione dello spettatore durante l'investigazione teatrale.
"Le modalità classiche di interazione sono molteplici, dall'andamento a forbice, cioè col pubblico stesso che sceglie la direzione verso cui dirigere la vicenda ad un meccanismo che investe lo spettatore stesso nel ruolo dell'investigatore".
Pare che nei paesi anglosassoni questo tipo di intrattenimento sia in voga da anni, mentre qui in Italia -perlomeno io- ne ho solo sentito parlare vagamente.
Ma a quanto sembra, anche in Russia si usa. C'è un programma televisivo che si basa su questo principio. Sebbene, stando a quello che ho letto di recente su Internazionale, quando uno degli spettatori coinvolti ha scelto per nome dell'omicida virtuale 'Putin', il produttore del programma in persona ha interrotto lo svolgimento del gioco pretendendo che tale scelta fosse cambiata.
Alla fine, poi, si è solo optato per un più blando 'Vladimir'.
Un classico esempio di autocensura un diretta, come lo definisce il giornalista di questa curiosità, Pascal Petit.
Sono abbastanza convinto che se fosse successo da noi (ovviamente con i dovuti distinguo nominali), non ci sarebbe stata alcuna interruzione in diretta. Tutto sarebbe filato liscio, serenamente, e il gioco -perchè di quello si tratta- si sarebbe sviluppato e poi concluso in modo più ironico. E magari, per l'occasione, con qualche punta di lieve e salutare satira.
Poi, il giorno dopo, con tutta calma, si sarebbe sparsa la notizia che il programma in questione è stato cancellato per il suo uso CRIMINOSO.
In quel caso, chi potrebbe contestare la retorica dell'aggettivo?