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lunedì 14 febbraio 2011

ACME giovanile


Quanti di noi, da bambini, rimanevano affascinati e divertiti dalla versatilità produttiva del Laboratorio ACME, il cui onnipresente marchio campeggiava su quasi tutti i marchingegni utilizzati da Wile E Coyote e altri personaggi della Warner Bros?
In molti ci chiedevamo se quello fosse il cognome dell'immaginario magnate industriale o se fosse solo qualche citazione o gioco di parole a noi ignoto. O entrambe le cose, perchè no.
Ebbene, anni dopo ho scoperto che ACME era semplicemente l'acronimo della dicitura "A Company Making Everything". Un payoff più che azzeccato, per una ditta del genere.

Il tuffo nostalgico da Looney Tunes mi è stato indotto dalla scoperta di uno speciale librone in vendita da pochi giorni in librerie e fumetterie. Il catalogo ACME, edito da Panini Comics.
Uno di quegli acquisti cartacei capace di riempirti di entusiasmo infantile e adulto senso di colpa nelle stesse quantità.
Beh, che dire allora: magari fatevelo regalare.
Io per ora lo osservo da lontano, con diverita circospezione.
Chissà che, sfogliandolo, non trovi qualche simpatico articolo da regalare ad amici e parenti sgraditi...

domenica 30 maggio 2010

Gazzè coast to coast


Io adoro Max Gazzè.
In realtà lo preferivo di gran lunga quando cantava i testi scritti dal fratello Francesco. Ma anche adesso che a scriverli è un tale G. Santucci (che spesso si abbandona a coriandoli di cielo, manciate di spuma di mare, lacerti antropici e capogiri di gabbiani) non ho smesso di seguirlo con passione.
Senza dubbio, il suo merito principale è che ha cantato di tutto, toccando i temi più svariati e nelle chiavi più ironicamente folli.
Ecco, giusto per fare qualche esempio, alcuni oggetti della sua attenzione canora.


Lo Zucchero filato:


Zucchero filato attorno a stecchi di bambù
assapora l'assenzio della vendetta.
Tagliuzzato e ridotto a dolciume a brandelli,
nessuno è accorso per salvare l'atrocità.
L'incubo circolare si sviluppa pacato
dentro l'orribile pentola adatta a rifrullo
dell'arcigno personaggio muffa e luna park,
e già qualcuno sospetta che è finita.

( Due apparecchi cosmici per la trasformazione del cibo, 1998 )


La Religione:

Quel che fa paura
come un battesimo bianco
consumato nel fango
come una cresima dal sapor di buco nero

e di notti ammazzate gridando

"Non aver paura,
non aver paura"

( Quel che fa paura, 1995 )


Le corde della chitarra:

Povere vecchie sbandate
perse nella mia chitarra,
percorsi paralleli di comune accordo
in cerca di suoni speciali.
Attenzione attenzione:

vi presento il numero
delle corde musicali.

( Preferisco così, 2000 )


Le profondità siderali:

Base terra qui tranquillità
anche se le gambe tremano
d'emozione e di quella paura
che un uomo coraggioso come me

non dovrebbe mai tradire.

Ma se verrà il momento di raccontare tutto

non saprò spiegarvi questo forte silenzio.

Non saprò spiegarvi
questo forte silenzio.

( Questo forte silenzio, 2001 )


La polvere:

Conosciamo rotazioni e gravità,
prevediamo pure orbite impossibili
e di tutti quei misteri imperscrutabili
è rimasto quello della polvere
che fa la terra
se cade in terra
diventa terra
e resta terra
.
( Il mistero della polvere, 2008 )



E infine, last but not least:

I Teletubbies:

Quattro pupazzi con testa ad antenna
e la pancia col televisore
gestiti e cresciuti da un aspirapolvere
mangiano schiume di ogni colore
.


( Storie crudeli - Non c'è ragione per raccontare, 2010 )

sabato 20 marzo 2010

Mass Media Aritmetica


Una veloce statistica di questi ultimi mesi ha messo in evidenza come il sottoscritto sia sceso a una media di 4 episodi seriali a settimana, contro il quasi triplo visti nei mesi precedenti.

Coi fumetti, è invece sceso a 2 spillati, 1 brossurato e 0,3 graphic novel a settimana contro i 4 spillati, 2 brossurati e 0,5 graphic novel di prima.

Nel campo delle riviste, è inoltre passato dalla lettura periodica di 2 settimanali ad uno solo, con un'aggiunta però di una new entry mensile - che tuttavia non sopperisce per tematiche e volume alla seconda rivista abortita -.

Drammatica la situazione stampa quotidiana, che ha visto una riduzione da 2 free press al giorno e sporadici acquisti di quotidiani in edicola a praticamente "un E-Polis ogni morte di papa" (fonte ISTAT).

Ancora più incredibile il discorso TV, che è precipitata dritto ad un consumo dello 0% netto. Beautiful compreso (anzi, in primis).

Infine, meglio tacere i risultati rilevati sulla lettura puramente narrativa o saggistica.


Il riferimento, tuttavia, è alla sola fruizione, non alle spese o all'accumulo. Per cui, l'uscita economica complessiva non solo non è diminuita ma risulta addirittura aumentata, soprattutto sotto la voce fumetti/graphic novel e acquisti librari in giorni sconto.

E' per questo. Solo per questo.
Che l'ho fatto.

DOVEVO LICENZIARMI,
CAPITE????

mercoledì 6 gennaio 2010

Primo record dell'anno


E' innegabile: riguardare uno stesso - e via via sempre più amato - film è un privilegio che spetta per lo più ai bambini, o alla meglio agli adolescenti più tenaci. Più si va avanti con gli anni, e meno tempo e voglia si ha per concedersi una doppia (e men che mai tripla) visione di uno stesso film, fosse anche un capolavoro. O almeno, questa è la mia personalissima percezione.
Io, ad esempio, posso affermare che quasi tutti quelli che mi piace definire come i miei film preferiti degli ultimi dieci anni li ho visti solo una volta: American Beauty, Magnolia, Il Petroliere, Wall-E, The Big Kahuna, e molti altri. Coi telefilm mi è capitato più spesso di riguardare un episodio particolarmente gradito, o delle singole sequenze. Ma con i lungometraggi il discorso è diverso.

Per questo motivo, con mio grande stupore, devo constatare che in questo periodo, dopo anni ed anni che non succedeva, mi è capitato di guardare uno stesso film non due, non tre bensì CINQUE volte. E a distanza ravvicinata l'una dell'altra. E - soprattutto - senza che questa reiterazione mi desse alcun fastidio.

Il film oggetto di questo privilegio da guinnes del nuovo anno?
Questo:



Ci sarà un motivo?

domenica 13 dicembre 2009

"I'm not Superman" (video SPOILER)



Non lo sono mai stato. Nè ho fatto mai credere di poterlo essere.
Per questo motivo, visto che questo motto/tormentone mi ha accompagnato per otto lunghi anni, ripetendosi breve e cantato nella sigla della mia serie preferita, non sarebbe giusto nascondere - per rispetto del suo insegnamento -
La Mia Reazione
alla fine del longevo ed inimitabile SCRUBS, da poco conclusosi su MTV.
L'ultima puntata dell'VIII serie, più breve delle altre (tolta la sfortunata annata dello sciopero sceneggiatori), si è conclusa con una sequenza così commovente e ben musicata che il magone e gli occhi lucidi sono state reazioni del tutto immediate ed incontrollabili.
Probabilmente nulla di eccezionale per chi non è cresciuto con la combriccola del Sacro Cuore, ma per i fan di JD & Co quei minuti sono stati tristi e struggenti come la sequenza senza dialoghi di UP.
E nonostante gli alti e i bassi delle ultime stagioni, si può dire che la serie si sia conclusa mantenendo comunque uno standard davvero alto.

In realtà in queste settimane, negli USA, sta andando in onda una nona stagione, che pare sia davvero l'ultima. Ma siccome la chiusura avvenuta nella stagione precedente era proprio perfetta e pareva un sacrilegio riaprire a forza un'opera così magistralmente conclusa e sedimentata, non hanno avuto il coraggio di lasciare il titolo della serie classica - il semplice Scrubs -, ma lo hanno modificato per l'occasione in Scrubs - Med School.

Ma come feci anche con Happy Days, che decisero sciaguratamente di far continuare dopo la bellissima - e assai tardiva - conclusione (in cui, al matrimonio di Joanie e Chachi, lo stesso Howard Cunningham guardava in camera augurando a tutti di trascorrere dei "giorni felici"), non considero ciò che viene dopo come serie ufficiale. Semplicemente, non sarebbe giusto.
Lo ritengo al massimo un'appendice apocrifa, uno sciacallaggio mediatico. Se non un impeto di necrofilia febbricitante.

Bisogna sempre aver rispetto dei morti.
Soprattutto se, nonostante la disgrazia in cui erano caduti in vita, sono riusciti a spegnersi con relativa dignità.



sabato 28 novembre 2009

V - trend

Negli ultimi tempi, l'idea di rendere mitologia un prodotto mediatico con una nervosa V rosso sangue pare stia diventando il frutto di un'improbabile cooperativa transnazionale piuttosto che figlia di un'unica ed esclusiva paternità geniale.


Ignorando altri esempi simili e più o meno distanti nel tempo, mi balenano subito alla mente:

- l'anarchico logo di V for Vendetta;


- il V-day di grilliana memoria;


- il promettente remake dei
vecchi Visitors
,

dal laconico titolo
V;


-la recentissima biografia cinematografica di Valentino, dalla V decisamente più elegante ma non meno passionale.



E' questa la prima riflessione che mi è venuta in mente quando ho guardato il pilot della nuovissima serie V-visitors, che dopo il teaser ha una sigla decisamente lostiana: una sanguinante V irregolare su fondo nero, con accompagnamento musicale altrettanto estraniante.
Della serie, come spesso mi diverto a fare in questa sede, cercherò di non parlare nel dettaglio. Posso solo dire che il mio istinto mi ha portato a dare la priorità a questa visione piuttosto che al ben più strombazzato e quasi contemporaneo Flash Forward (che comunque è il prossimo della lista). Ed io mi fido ciecamente del mio istinto.
Anche se lui non sempre ricambia.



mercoledì 9 settembre 2009

Asse Tokio Roma Madrid,

o Dell'improbabilità degli accostamenti socioculturalgastronomici del nuovo millennio, si potrebbe azzardare.

La mia ultima comida rápida qui a Siviglia non è stata una nostalgica e patriottica pasta con olio/burro o riso in bianco; nè una sostanziosa ed economica tapa di carne sotto casa; nè una tazza di latte con cereali o biscotti, o due salvifiche fette di pancarrè con la nutella.
Carpendo la segnalazione del coinquilino nipponico, ho comprato un paio di pacchetti di un cibo che per tanti anni (da Maison Ikkoku in poi) hanno affollato il mio immaginario relativo al Sol Levante.

Ecco qui uno dei due. Quello rimasto.


L'altra busta era di una marca rigorosamente giapponese, ma l'ho cucinata e buttata ieri.
Prezzo cadauna: SESSANTA CENTESIMI.

E mentre mi gustavo e sudavo i miei bollenti ramen istantanei comprati dal cinese sotto casa, spiegavo alla mia nuova coinquilina austriaca, in inglese, cosa stessi mangiando (e perchè), mentre lei traduceva divertita al suo ragazzo in tedesco e lasciandosi scappare qualche entusiastico commento in spagnolo.

Dopo cena, ho terminato la lettura di un prezioso tomo in lingua spagnola con l'edizione nazionale di un famoso manga giapponese che in Italia non arriverà mai ma del quale molti esperti ed appassionati nostrani conoscono l'esistenza e rimangono in speranzosa e trepidante attesa (ne parlerò senza dubbio prossimamente, con un post comparativo sopraccigliare).

Giovedì sera il mio amico nipponico inviterà due sue connazionali per cucinare tempura e mangiarlo tutti insieme, e poi raggiungere i loro compagni di corso di spagnolo e tuffarsi nella scolastica lingua veicolare con alterni risultati.

Ah, dicevo, la mia cena veloce di ieri sera.
Ecco l'effetto finale.


La tazza blu sbeccata e la luce artificiale giallastra della cucina sul tavolo di legno renderebbero perfettamente l'idea della decadente quotidianità di uno studentello universitario squattrinato giapponese, no?
Beh, mancano le bacchette, quello si. Ma volendo, si potrebbero recuperare in un cuatro y cuatro ocho.

PS:
Volevo postare come immagine principale un montaggio con le bandiere dei tre paesi citati nel titolo, ma alla fine ho optato per omaggiare solo la quarta parola dello stesso. Una soluzione decisamente più semplice e pratica, che lì per lì mi era sembrata buona.
Solo che ora ho qualche ineffabile perplessità...

lunedì 27 luglio 2009

Spagna resoconto 4: Speciale Cinema


Dopo aver guardato, come prefissato, Harry potter y el prìncipo mestizo doppiato in spagnolo - la cui comprensione è stata abbastanza soddisfacente anche per la mia pregressa conoscenza del romanzo originale - mi ero ripromesso di vedere pure qualcosa di spagnolo spagnolo, per capire quale fosse il mio grado di comprensione della lingua reale. Quella colloquiale ed in presa diretta, e non la versione pulita e ben scandita del seppure ispanico doppiaggio.
La nostra giovane profesora del corso di spagnolo ci aveva segnalato, in tal senso, una sit-com spagnola molto quotata e divertente: tale AIDA (foto a destra). Dopo aver cominciato a guardare il primo episodio sul provvidenziale Youtube, avevo desistito. Anche se la comprensione del senso generale e di buona parte dei dialoghi non era del tutto scoraggiante, per un amante delle sfumature e dei giochi di parole come me la visione era decisamente prematura.
Non contento, mi sono informato sulle proposte cinematografiche della città, soprattutto quelle sottotitolate. Mi sono letteralmente brillati gli occhi quando ho scoperto che un film argentino appena approdato in sala - e che dal trailer sembrava molto carino -, UN NOVIO PARA MI MUJER (foto a sinistra), in un cinema veniva proiettato con i sottotitoli. Anche se non era specificata la lingua, dando per scontato che potessero essere alla peggio in inglese, oggi pomeriggio mi sono fiondato a vederlo.
Pago il biglietto, entro nella Sala 2, mi siedo, mi godo alcuni trailer (uno in particolare, ma poi ne parliamo), e attendo lo spegnimento delle luci e l'inizio del film. Primi secondi senza dialoghi. Dopodichè iniziano a parlare. E niente sottotitoli. Penso, vabbè, magari partono fra un pò, ma nulla. Cerco coraggiosamente di simulare disinvoltura e di godermi lo spettacolo concentrando al massimo le mie capacità traduttive, ma proprio non riesco a non contorcermi sulla poltrona: la protagonista parla troppo velocemente, e anche se capisco il senso generale mi sembra - come al solito - di star buttando via la visione. Al che mi alzo di scatto ed esco dalla sala (cosa che non avevo mai fatto prima d'ora), vado dai bigliettai a chiedere spiegazioni e loro mi rispondono candidamente che non è bene fidarsi di un sito qualunque per informarsi sugli spettacoli, e che loro i film sottotitolati ce li hanno, ma solo quando non sono GIA' in spagnolo, ovviamente. Non che la cosa non mi fosse sembrata strana, ma insomma, quel sito aveva anche la funzione di acquisto on-line del biglietto: come potevo non fidarmi?
Al che gli chiedo con l'aria da cane bastonato se posso andare a vedere un altro film che fanno lì, giapponese e sottotitolato per davvero, e che tra l'altro già volevo vedere da almeno una decina di giorni. Loro acconsentono, e così mi faccio un giro di un paio d'ore in attesa dell'inizio dello spettacolo successivo.

Il film nipponico in questione si chiama OKURIBITO
(in spagnolo DESPEDIDAS), ed è tra l'altro il vincitore dell'ultimo Oscar come miglior film in lingua straniera. Si tratta di un film davvero carino e dalla trama molto semplice: un musicista perde il lavoro a causa dello scioglimento della sua orchestra, e trova un'occupazione in una ditta di pompe funebri; all'inizio, per vergogna, dice alla moglie di aver trovato un nuovo lavoro in un'agenzia che organizza "eventi", ma poi la verità viene a galla e inizia una riflessione abbastanza delicata sul tabù della morte e sulla opportunità sociale di averci a che fare tutti i giorni.
Nonostante alcune melensaggini e allegorie un pò troppo prevedibili - nonchè un uso della musica un tantino ridondante - questa pellicola si è rivelata una bella sorpresa, e spero che anche in Italia possa avere un qualche tipo di visibilità.
E la cosa bella - almeno per me - è che, oltre ai preziosi e semplici sottotitoli, ho colto anche diverse frasi dell'originale giapponese.

Nell'intervallo fra la prima visione abortita e la seconda andata in porto, mi sono recato al fresco condizionato dell'arcinota ed onnipresente catena El Corte Inglès. Qui ho cominciato a scartabellare una cesta di dvd in offerta (4,95 €) in cerca di un'ispirazione, o meglio di un film che potesse valer la pena comprare per godersi in versione doppiata in spagnolo e vagliare (sempre quello è il fine) il livello di comprensione attuale. Ma perchè l'acquisto potesse essere decisivo, mi ero posto come improbabile condizione che ci fossero anche audio e sottotitoli italiani. Già l'altra volta avevo dato un'occhiata ai dvd più e meno recenti, e mi ero reso conto che le uniche edizioni che avevano l'audio italiano erano i film di Bud Spencer e di Montalbano.
Questa volta però mi sono concesso solo una possibilità: o la va o la spacca. O questo, o niente. Il colpo d'occhio è stato improvviso e spiazzante, e non poteva esserci un secondo candidato.
Ho preso in mano la mia scelta e ho guardato sul retro. E lì, mi si è aperto un incredulo sorriso alla Jocker. Ma tu pensa un pò, què suerte!
Ed ecco qui il mio acquisto. Spero che Tuiti possa apprezzare:


Per concludere, come accennato prima in parentesi, posso dire di aver visto un trailer molto interessante. Anzi, direi tranquillamente spettacolare. L'ho visto entrambe le volte che sono andato al cinema, ed entrambe le volte mi è venuta la pelle d'oca.
Resta solo da capire se lo vedrò qui o al mio ritorno:



mercoledì 22 luglio 2009

Dubbi di carta, risposte di fumo


Sarà il clima estivo a farmi prediligere il post puntato e/o il tema fumettistico, ma non posso che seguire il mio estemporaneo istinto ed esternare alcuni dubbi piú e meno decennali che attanagliano la mia ingenuità di lettore di fumetti. In particolare:
1) Diabolik ha mai progettato un furto colossale in una Chiesa? E se no, perchè? Anni di ammazzamenti e corna - con progressive sebbene delicate battute a sfondo sessuale - e un confronto allegorico (UNO solo) così manicheo e viscerale è ancora improponibile?
Inoltre: perchè, una volta per tutte, non fanno intervenire l'ESERCITO a risolvere il problema Diabolik? Una volta Ginko aveva anche minacciato questa possibilità, ma non mi sembra sia mai stata messa in atto.
2) Perchè in Spagna (tanto per parlare di esperienze contemporanee) quasi tutte le testate Marvel si vendono in albi singoli mentre in Italia si è optato per riviste contenitrici "eterogenee" - giusto per essere gentili - e talvolta improbabili? Per quale motivo i sostenitori ispanici di Devil non devono intonare cori da stadio contro gli Hulkisti in una convivenza perennemente asimmetrica e frustrante, mentre quelli italiani sono costretti a (mal)sopportare questa maledizione da anni?
3) Ma quanti anni solari ha realmente vissuto John Doe?
4) E' possibile che in 275 numeri regolari di Dylan Dog non sia mai stato ritenuto opportuno inserire nel titolo dell'albo il nome di qualche comprimario, anche solo del povero Groucho? Persino lo stesso protagonista non è stato mai citato in un titolo inedito nemmeno una volta - eccetto che nel celebrativo numero 100 - in quasi un quarto di secolo. E nessun comprimario è mai apparso in una copertina, eccezion fatta per il celebrativo numero 200. Perchè, in fondo, una scelta del genere?
5) La presentazione di Svarzenegger, nella pagina iniziale dei personaggi di Rat-man, recita testualmente:
è il cane di Brakko. Che dite? "E allora?" Vedrete, vedrete...

E sono anni che mi chiedo: ma quanti anni devo aspettare, ancora, per vedere?
6) Perchè sospesero Gregory Hunter così presto? Non potevano aspettare un altro pò? Mi piaceva molto. E tempo fa lessi che ne stavano addirittura relizzando un film animato...
7) ...ma sarà poi vero?



lunedì 20 luglio 2009

In mezzo come il Giovedì


Qui in Spagna c'è una rivista che farebbe la mia felicitá in Italia. Si chiama EL JUEVES, e il suo sottotitolo è "la revista que sale los miércoles".
Come è intuibile giá da questa prima informazione, si tratta di una pubblicazione settimanale di stampo satirico. La cosa peró che ha attirato la mia attenzione è stato scoprire che, salvo un paio di rubriche, tutti i contributi sono a fumetti. Insomma: pagine e pagine di tavole disegnate, dagli stili diversi e per lo più stilizzati (in piena tradizione striscia), con dissacranti satire sociali e politiche ed una boccacesca propensione alla esplicitezza sessuale. Leggere vignette al vetriolo sulla biografia alternativa di JackO - con battute esilaranti e scorrette sulle sue idiosincrasie e tendenze sessuali socialmente inaccettabili - o altrettanto irriverenti cattiverie su personalitá politiche e religiose della freschissima attualitá potrebbe avvicinare questo settimanale al nostro VERNACOLIERE. Tuttavia il carattere del Jueves è innegabilmente nazionale, e la sua cadenza settimanale mi suggerisce che il suo pubblico sia particolarmente consistente. Inoltre le sue dimensioni e la sua impaginazione spillata (nonchè la grafica di copertina) lo fa sembrare elegante ed autorevole, tanto che ad una prima occhiata il suo titolo bianco su fascia blu di questa settimana mi aveva addirittura rimandato inconsciamente a INTERNAZIONALE.
Per chi non lo conoscesse e fosse curioso, questo è il suo sito internet.
Per chi non lo conoscesse e non fosse neanche curioso, ecco un link a tradimento che rimanda comunque al sito.
Bisogna ser listos, quando si vuole promuovere qualcosa.

mercoledì 15 luglio 2009

Io sono QUI - con tutto il mio entusiasmo - (Spagna Resoconto 3)


Bene, passiamo ad alcune veritá che é il caso di esternare sulla Spagna. O comunque sul suo Sud. O per lo meno, su Siviglia. Io useró solo un generico “qui”: voi poi traete le conclusioni che credete, in base alle vostre interpretazioni più e meno estensive.

1) La gente qui NON è ubriaca tutto il giorno. E quando beve, non inizia a farlo il pomeriggio, come nei paesi del nord (l’Irlanda in primis). Finora ho visto ubriacarsi molti più stranieri che spagnoli, a dirla tutta.

2) A dispetto della nostra fama di tombeur de femmes, gli italiani sono assolutamente BOICOTTATI dalle donzelle autoctone. I luoghi comuni su di noi qui sono nefasti: siamo farfalloni, svogliati, gelosi, ubriaconi (??), inaffidabili. E sfido chi non ha pensato, fra voi maschietti, di poter avere più chance qui proprio perchè convinto che queste caratteristiche si confacessero più alla mascolinitá locale...

3) Strettamente legata al punto precedente, c’è un’altra triste constatazione: gli italiani qui non li puó vedere NESSUNO. O quasi. Credo per un’estensione onnicomprensiva e transessuale dei preconcetti precedenti. Lo si vede sia nei locali, sia al lavoro, sia per strada, e se ne ha conferma anche dai numerosi stranieri che vivono qui e meglio di altri percepiscono i pregiudizi nazionali verso turisti ed immigrati.

4) Non è vero che gli spagnoli sono in media piú GRASSI degli italiani. È vero che, soprattutto in locali e ristoranti, l’uso di salse e di olio in quantitá oceaniche è la prassi, ma è anche vero che gli spagnoli riescono in genere a mangiare bene e gestire la propria dieta. Ma soprattutto – e tenetevi forte – qui ritengono la cucina italiana assai ripetitiva (“siempre pasta, pasta, pasta, pizza, pasta...”), e quella spagnola al contrario piú varia e completa. Non so se anche “sana”. Su questo non hanno avuto il coraggio di esprimersi.

5) Non é neanche vero che qui lavorano MENO di noi, come ogni tanto si sente vociferare. Sia in azienda che negli esercizi, gli orari sono pressoché identici a quelli del sud italia. Certo, per quelli che ancora avallano la retorica secolare della svogliatezza ed inoperositá dei vari sud del mondo, questo mio paragone non avrá alcun altro effetto che la conferma delle proprie tesi.


Bene, direi che per questa volta puó anche bastare. ¿No?



domenica 5 luglio 2009

Quattro minuti - o del Paradosso dell'Anagramma (Spagna Resoconto 2)


Dicevo, quattro minuti. Anche meno, in realtà. Uno per ogni breve aneddoto di questo post, ciascuno dei quali a sua volta titolato.

1) COSE TURCHE
Qui a Siviglia, a ognuno dei ragazzi del nostro gruppo è stata assegnata una stanza in appartamenti misti, e ci siamo così trovati a conoscere altri studenti e lavoratori stranieri di tutte le nazionalità. Il problema è che, nonostante lo spagnolo dovesse essere la lingua veicolare, alcuni degli inquilini non ne spiccicano nemmeno una parola.
In particolare, in una di queste case ci sono tre ragazzi turchi che parlano a malapena un pochino inglese. E i loro nomi, per lo più indecifrabili alle nostre orecchie terrone, sono stati i primi elementi culturali ad essere approssimati. Con una dinamica immediata e geniale, opera di un Brillante Pragmatico (BP) del nostro gruppo.

Il dialogo (parafrasando...):
BP: "Tu como te iamas?"
A: "zb%&ç@"
BP: "Mmmmm..."
A: "It's a religious fiesta..."
BP: "Ah, occhei: PASQUALE. E tu invece, como te iamas?"
B: "M$%&m".
BP: "Mmmmm, Makm, Mukm... Emme, Emme... Vabbè: MIMMO. Ragazzi, loro da oggi per noi sono Pasquale e Mimmo".


2) NOTTI BIANCHE (come la ceramica)
E' divertente come un tema possa far da filo condutto ad una nottata.
Una delle prime sere, per rompere il proverbiale ghiaccio del neo-gruppone, si è affrontato il tema "serate goliardiche": ubriacature, vomitate e amnesie del giorno dopo. E uno dei racconti più ricchi di particolari divertenti è stato quello di un un altrettanto proverbiale addormentamento sulla tazza del water dopo varie tranche di rimettimenti. Quella stessa sera, siamo andati tutti in un arcinoto locale della città dove suonano il flamenco. E lì, persa tra i vapori dell'alcol e dalla magia della musica, una coppia di autoctoni trentenni si era imbarcata in estenuanti pomiciamenti al ralenty con occhi chiusi e movenze da teatro dell'assurdo. Lei, pobrecita, era davvero bruttina forte, ma aveva stampato un ebbro sorriso alla Jocker. Lui, con sguardo altrettanto vacuo e cieco, continuava a sbaciucchiarla lentamente sul collo e sulle guance, con le mani ancorate per i pollici ai suoi pantaloni.
Ad un certo punto, li vedo completamente immobili. Aguzzo lo sguardo e lo vedo: la guancia di lui spiaccicata da un lato su parte della bocca di lei. Entrambi con aria mistica ed estasiata, ma oramai irrimediabilmente fra le braccia di Morfeo.
E lì, ahimè, il pensiero è stato fulmineo:
"Ecco un altro che si è addormentato sul cesso".


3) IL PARADOSSO DELL'ANAGRAMMA
Ora: mi avevano già detto che Tiziano Ferro è famoso anche qui in Spagna. Certo, non è il più venduto qui, ma i suoi cd in spagnolo si trovano esposti fra le novità e fra le promozioni speciali.
Quello che però mi sono improvvisamente chiesto ha poco a che fare con i meccanismi del mercato musicale transnazionale. E' una questione ben più profonda e spiazzante.
Nell'ultimo album del Nostro (forse dovrei dire Vostro, o Loro, non saprei), c'è una canzone che si chiama "Indietro", e che in Italia sta tra l'altro levigando con una raspa il sistema nervoso di tutti con la sua ripetizione ossessiva per radio in questi giorni. E uno dei passaggi tormentone di questo """""brillante""""" testo recita:
Ti do questa notizia in conclusione. Notizia è l’anagramma del mio nome.
Ora, dicevo, la prima cosa che mi è venuta in mente è la seguente.
E' vero, notizia è l'anagramma del suo nome. In ITALIANO, però. Ma qui, quale castroneria avrà propinato alla gioventù locale? Quale altro sapiente gioco linguistico, figura retorica o trimetro giambico avrà tirato fuori dall'asso (osso, duro, posso, grosso) della sua manica?
Sarei tentato di comprare il cd solo per questo dilemma. E' una cosa che non mi fa dormire la notte.
Ah, no. Quelli mi sa che sono i 42 gradi.


4) (toc toc toc) PEDRO? (toc toc toc) PEDRO?
Qui in Spagna, si sa, doppiano tutto. E soprattutto, mantengono strenuamente quell'abitudine - che fino a qualche anno fa era anche italica - di cambiare titoli (ed intenzioni) ai prodotti televisivi d'importazione. Passeggiando per il piano dedicato ai dvd, è davvero quasi impossibile scorgere un titolo originale mantenuto nell'edizione spagnola.
Ed è per questo che mi sono stupito quando mi sono accorto che il traducibilissimo THE BIG BANG THEORY si chiama così anche qui. Tale e quale.
Motivo più che sufficiente perchè il secondo titolo di questo post meriti una formulazione alla Big Bang Theory, per l'appunto.
Chissà se riesco a beccarlo in tv...




lunedì 15 giugno 2009

Nasce un poco strisciando


E' quasi omonimo del pensiero stupendo di praviana (o fossatiana) memoria, ma anch'esso è ormai enigmisticamente legato in maniera assai personale all'intrattenimento balneare di gruppo.
Parlo del pensiero laterale.
Pescando direttamente dall'insostituibile Wikipedia, per pensiero laterale "si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto, ovvero l'osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta (da cui il termine laterale) e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione". Per un'applicazione pratica di questo tipo di approccio interessante e divertente, si legga l'esempio dello stesso link di Wikipedia.

Nell'estate del 2005, ebbi la fortuna di trovare in edicola un libro interamente dedicato ad enigmi basati sul pensiero laterale (concetto che già conoscevo senza però chiamarlo) e non solo fu una lettura utilissima per ravvivare i momenti di gruppo di quell'estate, ma diventò subito per me un classico -come già detto- dell'intrattenimento corale su spiaggia. Si intitolava Enigmi e giochi creativi, ed era un allegato di Panorama.

Certo, si tratta di un sistema di pensiero che ha le sue falle, e che in qualche modo va perdonato per le sue ingenuità o forzature (un pò come i rebus o i giochi di logica classici), ma una volta capito il meccanismo può portare gli animi più caparbi ad ostinati, longevi ed orgogliosi scervellamenti - che proseguono imperterriti nonostante sia previsto dal gioco lo snocciolamento di indizi più o meno mirati -.

Sempre presupponendo che qualcuno abbia letto l'esempio di Wikipedia, indicherò qui di seguito tre di questi giochi: uno molto semplice, uno medio ed uno difficile (direi più che altro cervellotico). Ovviamente, senza le rispettive soluzioni.
E anche qui, mi farebbe piacere "giocare" un pò con voi.
Siete pronti?

Quesito 1) CRESCERE DIVENTANDO PIU' GIOVANI
Ben aveva 20 anni nel 1980, ma solo 15 nel 1985. Com'è possibile?

Quesito 2) RENDERSI CONTO
Un uomo stava scendendo le scale in un edificio, quando si rese improvvisamente conto che sua moglie era morta. Come fece?

Quesito 3) UN PIATTO MORTALE
Due uomini si recarono al ristorante e ordinarono lo stesso piatto. Dopo averne mangiato un boccone, uno dei due uomini si alzò, si precipitò fuori dal ristorante e si uccise con un colpo di pistola. Perchè?


Tecnicamente, potete anche fare alcune domande per chiarire un pò il quadro. Domande semplici, che richiedano solo un "si" o un "no". O al limite, un "ininfluente".

lunedì 4 maggio 2009

Questa non è SOLO una pipa.


Le prime due cose che ho scoperto su Sherlock Holmes leggendolo per la prima volta in questi giorni:

1) Almeno nei primi romanzi (non so dopo) lui non è un investigatore privato bensì un consulente investigativo, ovvero uno che aiuta gli investigatori a mettersi sulla pista giusta quando non riescono ad interpretare da soli gli indizi raccolti su un caso.

2) Il tema della dipendenza del protagonista dalla droga pesante viene trattato esplicitamente, e con punti di vista alquanto moderni. Per ora l'ho incontrato una volta sola, ma mi hanno detto che non sarà un caso isolato.
A questo proposito, mi sembrava interessante incollare l'inizio -fulminante- del secondo romanzo su Holmes, ovvero IL SEGNO DEI QUATTRO.


"Sherlock Holmes tolse dalla mensola del caminetto una bottiglia e una siringa ipodermica da un lucido astuccio di marocchino. Con dita lunghe, bianche e nervose, fissò all'estremità della siringa l'ago sottile e si rimboccò la manica sinistra della camicia. I suoi occhi si posarono per qualche attimo pensierosi sull'avambraccio e sul polso solcati di tendini e tutti punteggiati e segnati da innumerevoli punture. Infine si conficcò nella carne la punta acuminata, premette sul minuscolo stantuffo, poi, con un profondo sospiro di soddisfazione, ricadde a sedere nella poltrona di velluto. Da molti mesi, per tre volte al giorno, assistevo al ripetersi di quella scena, ma ancora non mi ci ero potuto abituare. Anzi, quello spettacolo mi irritava sempre piú, e spesso la notte la mia coscienza insorgeva dentro di me e mi rimproverava di non saper trovare il coraggio di protestare. Quante volte avevo giurato a me stesso di parlarne apertamente con lui, ma c'era un che, nel suo aspetto distaccato e noncurante che lo rendeva l'ultimo uomo col quale fosse possibile rischiarse l’uso di una qualsiasi libertà. Le sue immense doti, i suoi modi da dominatore e la mia esperienza delle sue straordinarie capacità mi rendevano estremamente cauto nel contrariarlo. Tuttavia quel pomeriggio, fosse il Beaune che avevo bevuto a colazione, o l'eccesso di esasperazione che l'estrema affettazione dei suoi gesti aveva provocato in me, capii a un tratto che non sarei piú stato capace di continuare a tacere. - Be', di che cosa si tratta quest'oggi? - domandai - di morfina o cocaina? Alzò occhi annacquati dal vecchio volume in caratteri gotici che da poco aveva aperto davanti a sé. - Di cocaina - rispose - in una soluzione al sette per cento. Vorrebbe provarla anche lei? - No, grazie - rifiutai seccamente. - La mia salute non si è del tutto rimessa dalla campagna afgana, e non posso permettermi il lusso di strapazzarla inutilmente. Holmes sorrise di fronte a tanto impeto. - Forse ha ragione lei, Watson - ammise. - Temo che, fisicamente parlando, l'influenza della cocaina sia dannosa. Ma io la trovo uno stimolo chiarificatore dell'intelletto tanto forte che, a mio avviso, i suoi effetti collaterali sono del tutto trascurabili.
- Ma rifletta un momento! - protestai con forza. - Pensi allo sperpero di energie che tutto questo
le costa! Può darsi che, come lei dice, il suo cervello ne sia stimolato e attivato, ma si tratta di un processo patologico, morboso, che comporta un accresciuto mutamento di tessuti, e può alla fine produrre una debolezza permanente. Lei, del resto, sa quale reazione ipocondriaca produce tutto questo nel suo organismo. Io trovo che il gioco non valga la candela. Perché vuole rischiare, per un piacere effimero, di perdere le facoltà meravigliose di cui è dotato? Si ricordi che non le parlo soltanto da amico, ma nella mia veste di medico, poiché mi sento in un certo senso responsabile del suo benessere fisico.
Non parve offendersi. Al contrario : riuní insieme le punte delle dita e appoggiò i gomiti sui braccioli della poltrona, come chi si disponesse a conversare con piacere.
- I1 mio cervello - incominciò - si ribella di fronte a ogni forma di stasi, di ristagno intellettuale.
Datemi dei problemi da risolvere, datemi del lavoro da sbrigare, datemi da decrittare il piú astruso crittogramma, o da esaminare il piú complesso intrico analitico e io mi troverò nel mio elemento naturale: allora non saprò che farmene degli stimolanti artificiali; ma io detesto il grigio tran tran dell'esistenza quotidiana: ho bisogno di sentirmi in uno stato di esaltazione mentale costante[...]"

Interessante, nevvero?
Finora non ho mai visto una trasposizione filmica dei romanzi di Sherlock Holmes (se si esclude l'apocrifo PIRAMIDE DI PAURA), perciò ignoro se il tema dipendenza sia già stato affrontato. Però sono curioso di sapere se il nuovo film holmsiano con Robert Downey jr dedicherà almeno qualche minuto alla questione. Del resto, dati il calibro e la storia personale dell'attore, sarebbe quantomeno coraggioso. Nonchè lievemente autoironico.




lunedì 27 aprile 2009

C'è solo sesso e violenza in tv. E nei DVD?


A cosa serve comprare i dvd ORIGINALI di una serie tv così appetitosa come I GRIFFIN -sebbene solo in occasione di una succulenta promozione- se poi si scopre che:

- NON ci sono contenuti speciali se non a partire dalla IV serie (cioè, per ciò che riguarda l'edizione italiana, solo per 2 cofanetti sui 5 usciti finora);
- NON c'è la versione doppiata di una puntata, che è stata quindi pubblicata solo in versione originale sottotitolata, quando poi è in effetti andata in onda successivamente anche in italiano e poteva perciò essere facilmente inserita come extra in uno dei cofanetti successivi alla sua stagione di appartenenza;
- NON ci sono mai i SOTTOTITOLI alle canzoni, nè quelle in lingua originale nè quelle in italiano(!!), rendendo così quasi impossibile godersi le parodie o le fantasie cantate quando queste non sono doppiate;
- Ci sono pure salti di audio (per ora solo uno spezzone di 4 secondi, ma la visione dei 5 box è ancora lungi dal terminare);

ed infine:
- La truffaldina suddivisione in stagioni operata per i dvd italiani ha diluito le stagioni originali di una annata, di modo che si scopre di aver comprato CINQUE box che in realtà contengono SOLO le PRIME QUATTRO serie del cartone

?????

giovedì 19 febbraio 2009

L'arte della critica (o la critica dell'arte?): due approcci



Mi pareva giusto cavalcare una suggestione personale decisamente estemporanea, e mostrare due video che esemplificano lo stile locutorio di due differenti critici d'arte nostrani di fronte alle telecamere (in entrambi i casi, della tv di stato).

Philippe Daverio:



Vittorio Sgarbi:



Lo so che forse nessuno guarderà per intero i due filmati, ma io ci terrei in particolar modo che vedeste interamente almeno il secondo.
Io non ne sapevo nulla, ma quando ho scoperto quello spezzone (solo ieri) sono rimasto allibito, e ho dovuto guardarlo altre due volte per capacitarmi.

Ora, passiamo alle perplessità.
Per fare i critici d'arte bisogna avere quantomeno una formazione umanistica, permeata di valori classici e di una certa cultura, immagino. Persino un profilo caratteriale probabilmente riconoscibile, mi verrebbe da azzardare.
E ovviamente sarebbe comprensibile se ci fosse solo una palese asimmetria formativa tra due individui.
Però mi chiedo: sono solo io a pensare che, in questo caso, siamo di fronte a due (ehm...) "grandezze non scalari"?

giovedì 12 febbraio 2009

Il dolce - e un pò fatato - regno di Astria (Giappone file 6)


In Giappone, ci sono distributori automatici di qualunque cosa: quotidiani, libri, medicinali, uova e -ovviamente- vari tipi di snack e di bevande.
Per queste ultime, quasi sempre in lattina o in bottigliette, è prevista una sezione "calda" ed una "fredda".
Durante la mia permanenza nipponica, tutti i giorni io prendevo dalla macchinetta, per colazione, un tipico caffellatte nipponico della Georgia (il nome della famosa ditta che lo produce) o una cioccolata al latte della stessa ipercapillarmente presente azienda.
Ebbene: mi sono reso conto che molte bevande e cibarie che da noi sono proverbialmente zuccherate, nel Sol Levante sono assolutamente prive di qualunque sfumatura dolciastra.
All'inizio, questo mi ha un pò spiazzato. Cercavo di ripetermi che forse era la cosa più giusta, per un popolo, quella di abituarsi a cibi non zuccherati, nemmeno con dolcificanti alternativi. Ma, inutile dirlo, qualche volta rimpiangevo l'arbitrio autolesionista italico che mi avrebbe permesso di zuccherare il caffellatte della macchinetta, o il gusto stucchevole di gomme e caramelle rinfrescanti ufficialmente sugarfree ma poi decisamente candite.
In Giappone, lo sugarfree non esiste. C'è lo sugarless. Che è tutta un'altra cosa.

Ad ogni modo, una delle eccezioni più lampanti in questo amaro regime, è il gelato.
Il gelato giapponese è grasso, pannoso, granuloso e- soprattutto- dolcissimo. L'ho provato poche volte, a dire il vero, ma questa percezione mi è rimasta impressa come una curiosa anomalia.

La cosa più interessante, però, è la veste inspiegabilmente epica che a questo squisito dessert ho visto indossare oltreoceno.
Una volta, nella tradizionale cittadina di Kamakura, mi sono imbattuto in una gelateria che voleva richiamare, nella sua insegna, l'esotismo e la freschezza gustosa dei sapori italiani (vedi foto di apertura).
Curioso come pochi, ho dato una scorsa veloce alla mia regione per individuare qualche città conosciuta. E il mio stupore è stato immenso nel leggere la parte cerchiata della foto qui sotto:


Ora, per quanto la definizione dei caratteri di quell'insegna fosse volutamente evanescente, a me parve -e pare tuttora- di aver individuato la capitale della mia regione natia nella mitica e altisonante roccaforte di ASTRIA.
Immensa fu la mia gioia nello scoprire che ll banale ed ordinario scenario dove avevo coltivato la mia passione per le sognanti e magiche atmosfere dei fumetti e dei cartoni giapponesi, si fosse anch'esso rivelato per il fantastico mondo fantasy-presumibilmente-medievale che forse meritava di essere.
Sinceramente, per quelle che erano le mie suggestioni adolescenziali, credo che avrei preferito un più futuristico "Neo-Bary-3", o il più vagamente cyberpunk "Bary-Tech-Salem".
Ma direi che anche spadoni, cavalli e stregoni non sfigurerebbero, nel Tavoliere Incantato.

venerdì 30 gennaio 2009

CroceVia (Giappone file 5)


In queste settimane mi è capitato di notare che la croce è un simbolo ricorrente anche qui nel Sol Levante.
Certamente la connotazione di questa presenza non ha nulla a che fare col Cristinanesimo, sebbene anche gli oggetti sacri qui presenti in qualche modo non siano del tutto estranei a simboli cruciformi (vedi foto).
Però è curioso notare come molti momenti della vita quotidiana qui contemplino l'icona in questione:
1) Al ristorante, per chiedere il conto si segnala al cameriere la fine del pranzo incrociando le dita.
In realtà, questa è una cosa che ho solo letto sulla guida Lonely Planet. Ma siccome non mangio al ristorante, qui, non l'ho ancora vista di persona.
2) In qualunque negozio si vada, se i commessi non hanno quello che cerchi si scusano sentitamente e incrociano le braccia all'altezza dei polsi.
3) In generale, per le segnalazioni visivamente più forti ed immediate, è molto comune mimare la croce con le braccia per dire "vietato", o "non si può".
4) In tutti gli esercizi dove bisogna riempire gli spazi vuoti con le particelle, laddove non servirebbe nulla -e quindi andrebbe lasciato lo spazio bianco- in Giappone (e negli esercizi di giapponese in tutto il mondo) bisogna inserire una croce. Se non lo si fa, viene considerato un omissione e quindi un errore.

E sicuramente c'è dell'altro, che adesso non ricordo -o non so ancora-.

Ma la cosa interessante è il motivo per cui la mia attenzione si è -parzialmente- concentrata su questa curiosa ricorrenza. E sarebbe la seguente:
da quello che ho notato fin da subito, statisticamente parlando, il 90% delle ragazze nipponiche ha le gambe storte.
In alcuni casi, la percezione di questa caratteristica è relativamente lieve. In altri, sembra proprio di vedere camminare delle croci col busto.
E l'effetto che queste gambe convergenti creano deambulando perennemente con stivali altissimi è anche vagamente curioso, quando non ipnotico.
La vera domanda a questo punto è: ma l'icona è stata riabilitata DOPO lo sviluppo di questa peculiarità fisica femminile, o è tutto solo frutto dell'ironico influsso di divinità
incrociate?

PS
Nuovo mio post sulla Fortezza. Che in parte integra questa esperienza nipponica...