mercoledì 2 giugno 2010

Yes We LOST.


L’arbitro ha fischiato. E’ finita anche questa partita durata ben 6 anni, ma la sensazione è che nessuno ne sia uscito davvero vincitore. Né i tanto parodiati sceneggiatori, sbeffeggiati e insultati in tutti i luoghi di discussioni tra fan, né il pubblico più e meno fedele di tutto il mondo, che a giorni di distanza dal triste epilogo cerca ancora di autoconvincersi di una presunta soddisfazione. Come succede fin troppo spesso nell’universo telefilmico, sembra che prima di terminare una serie di successo si debba averne violentato il cadavere.
Ma del resto, la delusione degli aficionados si era già affacciata con la terza stagione, che in realtà era ancora a livelli molto buoni ma stava sterzando verso toni diversi dalle premesse imbastite nelle prime due. Se tutto fosse finito lì, con gli “Altri”, la Dharma e gli orsi polari, probabilmente Lost sarebbe diventato un diamante. Forse, l’unica esperienza televisiva davvero paragonabile a Twin Peaks quanto a presa sul pubblico ed eco mediatica contemporanee. Invece no. Con la quarta stagione è iniziato l’esperimento dei flashforward, che non erano poi così male ma di sicuro non avevano il mordente dei vecchi flashback. E l’ingresso di altri “Altri” ha complicato inutilmente le cose, sia da un punto di vista relazionale che di trama. Tuttavia, si poteva ancora chiudere baracca e burattini con dignità. Ma no. Era noto già prima della puntata 4x01 che sarebbero state prodotte tre stagioni finali, più brevi delle precedenti, a conclusione dell’epopea isolana. Quindi il pubblico di allora ben si aspettava che i misteri si sarebbero trascinati fino al nuovo decennio. In qualche modo, la previsione di questa compiutezza ha incoraggiato però la continuità nella visione anche di chi era in procinto di scendere dal carrozzone. Come non dare fiducia ad un progetto che ha il coraggio di autolimitarsi con una scadenza triennale, senza pericolo di proroghe o trascinamenti vitalizi da soap opera?
E lì è scattata la trappola. Sicari spietati, viaggi nel tempo (prima mentali e poi fisici), scienziati pazzi, templi e santoni, luoghi e non-luoghi, morti viventi e tanto, tanto fumo nero senza arrosto. Fondamentalmente, fino al terzo anno, a parte alcune trovate allucinanti che potevano ancora trovare giustificazioni razionali, i misteri legati all’isola erano descritti con una sapiente ambiguità che avrebbe tranquillamente ammesso spiegazioni scientifiche (o pseudo tali). Già con la quarta stagione si era accarezzata fortemente la virata fantascientifica ma – come accennato prima – le cose erano ancora recuperabili. Certo, a parte la brutta e sempre più diffusa abitudine di parlare coi morti. Con la quinta, invece, si è dato libero sfogo alle fantasie più nerd degli autori, con periodici viaggi nel tempo e revival degli anni 70 (la golden age della Dharma), congelando però gli aspetti più interessanti legati all’operato dell’oscura compagnia e gran parte dei segreti dell’isola disseminati in precedenza.
Ed infine, ecco l’ultima stagione. La deriva totale verso il misticismo tascabile, il manicheismo sfumato con photoshop, il fatalismo da oroscopo settimanale, lo snaturamento di personaggi amati e ben delineati negli anni. E soprattutto, un filone alternativo che non è né un prima né un dopo, bensì un “ultraverso” (altriverso?) non ben specificato dove i personaggi sembrano vivere un gigantesco what-if legato ad un mondo dove l’isola non è più a galla da tempo immemore. Che a sentirlo così sembra fichissimo, ma dopo il primo episodio diventa presto una noia mortale.
Ma come finisce, alla fine, questo Lost? Non intendo spoilerare nulla, perciò dirò solo questo: Lost non ha un finale “aperto”, come qualcuno si ostina a pensare. Lost, semplicemente, non ha un finale vero. L’episodio 6x16 potrebbe considerarsi un episodio particolarmente riuscito e curato, ma non di certo l’epilogo della serie. E scomodando ancora una volta l’opera di Lynch, la conclusione di Lost non può affatto essere paragonata a quella di Twin Peaks. I misteri lasciati irrisolti nella fortunata saga di JJ Abrams non hanno nulla a che fare con i simbolismi disseminati dal genio lynchiano. E per quanto in entrambi casi si percepisca un retrogusto truffaldino, la smaccata aproblematicità del ciclo finale lostiano, che lascia provocatoriamente in sospeso le dozzine di questioni aperte negli anni optando per una soluzione onirico-cristologica strappalacrime, rasenta l’offesa.
Ma forse il vero problema si trovava a monte. Si è discusso così tanto su Lost che qualunque ipotesi sul possibile finale era già stata teorizzata, in tutte le sue varianti, in tutti i forum (virtuali e non) del mondo. E così la lezione ultima degli sceneggiatori non poteva che prevedere l’esatto opposto di ciò che trepidamente si attendeva: la negazione della fine. La non chiusura del cerchio. Come avrebbe detto il buon Daniel Faraday, l’eliminazione della costante dal cumulo di variabili. Certo, una presa di posizione arrogante e di sicura impopolarità, ma non necessariamente priva di coraggio. O magari, a sua volta, la negazione stessa di un atto di coraggio. Difficile dirlo, a mente ancora calda.
Di quest’avventura, tuttavia, rimarranno molte cose: i tormentoni dei personaggi, le speculazioni fluviali degli (ex)spettatori, le musiche inquietanti, la sigla essenziale, l’introduzione massiccia di dialoghi sottotitolati in un telefilm (trend che verrà adottato e amplificato dal supereroistico Heroes), l’occhio chiuso/aperto, nonchè un’innovazione registica seriale senza precedenti. Ma soprattutto, Lost ha catalizzato un’attenzione morbosa sul binario parallelo della fruizione pirata, che ha superato – non solo da noi – quella prestata dal pubblico della tv in chiaro o satellitare. E ha inoltre movimentato un universo metatestuale immenso in ogni angolo del mondo fra saggi, discussioni, eventi e merchandising delle più svariate ramificazioni.
Il sospetto (più che fondato dati precedenti analoghi) è che il vero mito di Lost cominci ora, con la sua fine. Come se questo polemico epilogo avesse fatto esplodere la “botola” dove i suoi fan erano rinchiusi nella meticolosa ricostruzione di trama e cronologia della serie.

E quale canzone, a concludere questa suggestiva immagine, se non questa?

13 commenti:

alex crippa ha detto...

letto. interessante, come sempre.

condivido tutto ciò che hai scritto, faccio parte di quelli che hanno mollato la serie alla quarta stagione per poi riprenderla alla sesta perchè così almeno vediamo come diavolo finisce, ma non riesco a non apprezzare quello che tu chiami non-finale. è vero, tutti i finali possibili erano già stati supposti, chattati, previsti, e infatti il finale-in-sè è banale (jack che prende il posto di chi-sai-tu e poi chiude l'occhio). è l'Epilogo che mi ha stuzzicato, banale pure quello ma è stato davvero un piccolo colpo di genio far credere a tutti che il sub-plot della sesta (esistenza parallela/alternativa) fosse quello che era e invece...un mega-epilogo con montaggio alternato, appunto.
Mi rendo conto che mi sto accontentando di uno sfizio tecnico di sceneggiatura, però 'sti bastardi sono riusciti a spiazzarmi. magari in un modo goffo e sempliciotto, ma pur sempre spiazzato.

detto questo, ora mi godo alla grandissima la seconda stagione di Fringe. non odio più J.J.Abrams: lui è un creatore di mondi bellissimi, sono gli altri (the others!) che glielo distruggono.
e vedrò pure il suo Star Trek, fenomeno di cui mai me n'è fregata una cippa!

Giangidoe ha detto...

A me invece, caro Alex, ha deluso soprattutto la soluzione misticheggiante-onirico-limbica del filone alternativo. Senza contare che il ciclo finale non mi ha emozionato manco un pò. Però è vero: ci sono state alcune trovate interessanti. Del resto è sempre di Lost che stiamo parlando.
Di Fringe vidi solo il pilot ma non mi sconfifferò troppo. Mentre Star Trek è un tunnel che ho intrapreso in tempi relativamente recenti e che mi sta cambiando letteralmente.

PS: Ieri sera ho trovato (e comprato al volo) questo libro:
http://www.mimesisbookshop.com/shop/Twin%20Peaks.%20David%20Lynch%20e%20la%20filosofia__art1098.aspx

giustina ha detto...

non posso leggerlo, devo ancora guardarmi l'ultima serie... presto, devo guardarla presto!

Giangidoe ha detto...

Sai, in realtà non spoilero nulla, quindi tecnicamente potresti anche leggerlo. E' più che altro un bilancio emotivo.
Ad ogni modo, quando lo leggerai, fammi sapere se, cosa e quanto condividi. ;)

peppermind ha detto...

Letto anche io, e sono d'accordo.
Su Lost poi ho sempre pensato che gli autori facessero di tutto per sfuggire alle ipotesi degli spettaori, che è un GRAN male.
Hai un'idea, anche solo abbozzata?
La segui no matter what.
Se no poi fai peggio, come è successo con Lost.

peppermind ha detto...

(concordo con Alex: Fringe è splendido.
I personaggi sono memorabile/adorabili, le idee gustosissime)

Giangidoe ha detto...

Infatti, è stato proprio questo l'errore degli sceneggiatori: dover per forza evitare un finale che fosse già stato ipotizzato. Se la Rowling avesse fatto così anche con Harry Potter, voglio proprio vedere come sarebbe andata a finire.

Comunque di Fringe ho visto solo il pilot, e all'epoca mi lasciò completamente indifferente. E da quello che ho letto in giro, pare che io sia un buona compagnia. Dici che devo superare l'antico istinto e dare una chance a Joshua Jackson?

giustina ha detto...

sono sotto shock. con un ritardo da denuncia considerata la mia passione per lost, ho guardato l'ultima serie. l'ho finita 5 min fa, a dire il vero. e son corsa dagli amici per essere abbracciata, capita, consolata. non ci posso credere che è finita così. non ho parole. non so nemmeno se dire "delusione" basti. cioé... OCCHIO CHE PARTE LO SPOILER!!!... sono tutti morti??? e poi, che fine fanno quelli che partono con l'aereo? si schiantano e ri-muoiono? ho aspettato fino all'ultimo una sorpresa che annullasse la menatissima cristianeggiante e luminosa del mondo utoprico, invano, invanissimo. e l'occhio che si chiude è una baggianata: 6 serie per questo??? e adesso? stanotte, spero tanto di sognarlo io un finale migliore di questo. però - perché c'è sempre un però - il mio animo gay ha amato alla follia, e lacrimato non poco, i flash back del ritrovato ricordo dei non-morti morti. poco, lo so. giangidoe, la tua recensione è granitica, ottima. vado ad aprire una bottiglia di gin.

giustina ha detto...

utropico, non utopico.

giustina ha detto...

utropico, non utoprico

Giangidoe ha detto...

Giustina, inutile dirti che condivido in pieno tutte le tue perplessità e frustrazioni.
Dopo il primo episodio doppio di questa stagione finale, avevo ipotizzato una giustificazione di quell'"altriverse" alla quale continuo ad essere affezionato:
http://unavoltalichiedete.blogspot.com/2010/02/allo-stato-attuale.html

Il problema è che mi sono sentito tradito al massimo grado. Non solo perchè mi hanno snaturato i personaggi più interessanti. Non solo perchè hanno trasformato questo finalone epico in una cazzata new age. Non solo perchè hanno cercato PER FORZA di stupire il pubblico scegliendo forse l'unica soluzione non ipotizzata dai fan (perchè troppo insulsa).
Nossignore.
Semplicemente perchè non mi hanno nemmeno permesso di commuovermi.
Maledetti.

PS: la parola di verifica stavolta è "fessidei". giuro.

giustina ha detto...

sono andata a leggermi la tua idea di finale, ma ti rispondo qui per non sparpagliare i miei frust(r)atissimi commenti.

il tuo finale sarebbe stato mooolto meglio di quello vero.

anch'io avevo in mente un paio di soluzioni che avrebbero spiegato - o comunque portato avanti - l'interessante filone dei figli/bambini rapiti e/o scomparsi che s'è perso per strada.

avevo ipotizzato che "aron" fosse jacob (il bene, la presenza, l'antidoto, la risposta,ecc.) indispensabile ad annientare il fumo nero (il male, ecc.) che gli uomini avevano evocato/provocato con i loro esperimenti, scavi (ecc.) sull'isola

morti che parlano: allucinazioni provocate dal fumo nero per spingere alla pazzia i vivi

orsi polari: cavie per le sperimentazioni (dal gas all'elettromagnetismo: si poteva inventare ogni genere di amenità)

magnetismo dell'isola: la sola arma del fumo nero per attirare "anime" di cui cibarsi, per vendicarsi (ecc)

isola che viaggia nel tempo: niente di più ovvio che "la dimora del male" non rientri nel normale continuum spazio-temporale

la meanta new age è la truffa del secolo. altro che sogno! è peggio ancora. è l'illusione. una dimensione creata dai vivi in cui essere felici e ritrovarsi. ossia? il paradiso? l'isola inferno e il nulla il paradiso: siamo a posto!
e poi, una dimensione creata da chi? da jack - povera stella - o da
tutti? e quelli che si salvano? che bisogno hanno di crearsi una dimensione cuscinetto?
due sono le cose: o non ci ho capito niente, e pazienza; oppure non c'è niente da capire, e pazienza.

quindi pazienza.
...
ma walt? che fine aveva fatto? era morto e me lo sono perso per strada.
che fastidio sto finale.

giustina ha detto...

dimenticavo il finale!

speravo che, perlomeno, si chiudesse a uovo: ritrovata la memoria su ciò che era stato, il gruppo del primo volo si riunisce sì, ma non in una festa dell'oratorio in chiesa, bensì su un aereo diretto all'isola. il volo oceanic precipita di nuovo, ma questa volta i soccorsi arrivano: uccidendo il fumo nero, infatti, jack e soci hanno riportato l'isola alla sua normale natura di isola.
quando i superstiti si cercano e si contano, non trovano più jack, kate, james, ben, hurley, il pilota e il cinesino che, sopravvivendo, hanno cancellato l'esistenza del loro doppio nell'altromondo.

sarà una cagata, però era un finale.