venerdì 22 maggio 2009

Icone e IKEA (o di come paragonai la mia religiosità alla sindrome di Stoccolma)



Il mio rapporto con la religione è difficile da spiegare.
Sull'esistenza di un creatore divino, il mio pensiero è quello espresso di recente a Parla con me da Corrado Augias, a sua volta mutuato da una molteplicità di pensatori laici: Dio è stato creato dall'uomo per affrontare quelle paure ed angosce che la scienza non può spiegare o che giustifica in modo troppo duro da sopportare. A differenza di altre divinità e superstizioni soppiantate col tempo da spiegazioni razionali e scientifiche circa fenomeni naturali, climatici e di altro tipo, il Dio cristiano (ma non solo), in quanto legato ad assunti metafisici indigeribili come la fine persistente dell'esistenza individuale, la sofferenza ed ingiustizia attive e passive, le calamità naturali decisamente non selettive nonchè imprevedibili ed altre cose del genere, è destinato a non estinguere mai la sua funzione. E di conseguenza, ad essere strumentalizzato nei modi più noti ed antichi, per di più ad opera di rappresentanti che non hanno storicamente mai neanche troppo dissimulato un'ostentazione sfacciata e direi quasi offensiva della propria intarsiata e luccicante opulenza.
Nonostante queste mie idee anticlericali, posso dire di aver avuto una formazione cattolica e di aver frequentato attivamente la Chiesa e le attività parrocchiali con passione e spirito critico fino a (ed anche oltre) la cresima, che non ho poi fatto per l'irreversibilità della mia crisi mistica.
Tuttora la mia tendenza alla polemica in ambito cristiano, in contrapposizione al più pacato agnosticismo ampiamente diffuso, tradisce una religiosità ed una problematicità di fondo che non credo potranno mai abbandonarmi del tutto. Come ho detto in passato, non riesco a non pormi domande e dilemmi irrisolvibili in campo esistenziale, e il non trovare conforto nella religione non fa certo di me una persona metafisicamente serena.
Persino adesso, nonostante tutte le mie accuse iraconde e la mia avversione profonda verso la religione e le sue strumentalizzazioni, sento sempre un grande timore reverenziale quando entro in una qualsivoglia chiesa, in particolare se c'è una funzione in corso. E guardo sempre i ragazzini che bestemmiano (e ce ne sono sempre di più) col disprezzo con cui si guarderebbe uno che sta prendendo a calci un cane. Ma soprattutto: non mi sognerei MAI, neanche per scommessa, di prendere la comunione durante una messa. O di sposarmi in chiesa solo per accontentare la famiglia, per la serie "tanto che te ne frega se non credi: fallo e basta".
In questo, mi rendo conto, ho scoperto di avere un atteggiamento molto più religioso di molte persone - anche assai più giovani di me - che si professano praticanti manifestando però una aproblematicità e superficialità di fondo tali da rasentare quella che si potrebbe cristianamente definire come blasfemia.
In un certo modo, ragionando su quanto abbia vissuto in maniera privativa, castrante e terribilmente "seria" la mia infanzia e preadolescenza religiosa, potrei azzardare il seguente pensiero: il mio rapporto con la religione è in qualche modo una variante della sindorme di Stoccolma (da qui l'improbabile ma irresistibile titolo del post), laddove il sentimento di rispetto - o addirittura di amore - della versione originale è meno positivamente definito e più ambiguamente connotato.
Sinceramente non ho indagato affatto, ma non credo di essere poi l'unico ad aver concepito questa astrusa metafora.
Non che la cosa sia di qualche consolazione, è chiaro.

21 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

il mio rapporto con la religione è simile al tuo. Cresciuto in una famiglia molto religiosa ma non bigotta, dopo la cresima ho abbandonato totalmente la fede, e fin dall'adolescenza mi trovo in posizione di agnosticismo.

A differenza di te, però, più che una sensazione di reverenza quando assisto a una messa, provo una sensazione di nausea. La stessa sensazione che ho quando guardo le televendite: "stanno tentando di truffarmi!"

Giangidoe ha detto...

In realtà io provo sempre un senso di rabbia e di fastidio quando mi trovo ad assistere a discorsi o funzioni religiose. E il senso di truffa e strumentalizzazione permea tutte le mie idee sull'argomento.
Credo che il problema sia proprio il luogo fisico durante la funzione, che mi mette a disagio. In qualche modo guardo la folla silenziosa della messa in corso, lo moltiplico per milioni di volte (cercando di immaginare tutte le chiese, le funzioni, le epoche, le nazioni con eventi religiosi simili) e vengo pervaso da un senso di "sbagliato".
E io SO che questa percezione non dovrebbe riversarsi su di me, ma sarei troppo presuntuoso se negassi di sentirmi talvolta io quello che ha perso qualche passaggio. Soprattutto quando scopri che fra quelle fila c'è anche gente intelligente, critica, istruita e dalle argomentazioni non sempre ridicole o dogmatiche.
Poi per fortuna arrivano puntuali le dichiarazioni reazionarie del Papa, le becere strumentalizzazioni politiche o le polemichette legate a Povia, e la faccenda si rivela per il rassicurante manicheismo che la dovrebbe sempre caratterizzare.

chit ha detto...

Io dò troppa importanza alla coerenza per riuscire ad avere un buon rapporto con le religioni. Con quella cristiana ad esempio l'ho avuto finchè non ho cominciato a riflettere sulle sue incongruenze e storture e da lì in poi non mi hanno più visto.
Il tutto... senza mai esser stato a Stoccolma!?!? :-D

Giangidoe ha detto...

Su questo siamo molto simili, allora: anche quando frequentavo la parrocchia, la mia veste critica nei confronti della religione suscitava imbarazzo ed incredulità fra catechisti e compagni. In cuor mio ho sempre saputo quello di cui sono convinto ora, ma era l'età in cui la funzione di socializzazione della Chiesa prevaleva nettamente sul fattore fede.

giustina ha detto...

anch'io godo della sindrome di stoccolma ogni volta che mi siedo su un divano TYLÖSAND...

Giangidoe ha detto...

Ma non sono meglio una pratica Simona o una moderna Rita?
;)

Anonimo ha detto...

rifletti sulla differenza tra fede e religione,amico mio.
micky

Giangidoe ha detto...

Rifletto molto su entrambe. E i risultati sono catastrofici. Soprattutto sulla seconda.

Franca ha detto...

Concordo con Chit...

Paul Gatti ha detto...

Ehm... Si?

Giangidoe ha detto...

Ma anche no, eh.

Valeria ha detto...

Sono approdata casualmente sul tuo blog. Ti faccio i complimenti per l'intelligenza e l'irresistibile ironia di alcuni post- quelli in cui mi sono imbattuta (...captatio benevolentiae...! ;-)).
Visto che hai avuto una formazione cristiana, saprai ciò che dice san Giovanni : "Il Verbo si fece carne". Verbo, traduzione della parola greca logos, ragione. Il tuo interrogarti, ragionare, cercare di capire in modo critico non può allontanarti da un Dio che è la Ragione stessa e la fonte di ogni intelligenza. E se anche non riesci a capire tutto, o molto ti ha deluso del substrato umano della Chiesa, secondo me dovresti valorizzare e approfondire quello spazio di 'mistero' che avverti rapportandoti a una messa e alla fede in generale. Se davvero ciò che una messa significa fosse vero?...Il sacrificio di Dio nascosto e disprezzato...A volte ho come l'impressione che si perda uno sguardo 'bambino' nei confronti di Dio, capace di stupore e di credito. Non voglio dire acritico, ma disposto a ritenere una possibilità di verità in ciò che ci è stato rivelato da Gesù.

Giangidoe ha detto...

Ciao Valeria, ti ringrazio per i complimenti al blog.
Colgo l'occasione offertami dal tuo post per precisare ulteriormente la mia posizione religiosa: io NON ho dei dubbi circa il mio NON essere cristiano.
Come ho spiegato nel mio post, io credo -al pari di moltissime altre persone- che l'idea di Dio sia stata creata dall'uomo (anche in aree, epoche e perfino modalità diverse) per cercare di dare un senso alle sue paure più profonde, e in tutti questi casi per strumentalizzarle. E' sempre più facile pensare che ci sia una vita dopo la morte che possa giustificare l'assurda casualità che governa la vita reale (casualità mascherata beffardamente da concetti come "libero arbitrio" o "disegno divino") o che ci sia un Dio d'amore in fondo assente e -pare- irascibile, piuttosto che accettare col tempo la razionalità atea, umana.
E non posso affatto condividere la definizione di Dio come Ragione (opportunamente concepita in origine, quindi viziata ontologicamente) perchè per me la Ragione è legata alla dimostrazione ed alla logica, e di ragionevole e logico nell'idea di Dio -e perfino nei comportamenti che Dio avrebbe avuto, stando alla Bibbia- non c'è poi molto.
Il discorso però sarebbe lunghissimo ed abbraccerebbe la natura del cristianesimo, la sfiducia diffusa nell'istituzione della Chiesa, la natura invasiva e reazionaria del potere vaticano e l'universo di valori e di qualunquismi anche pericolosi che la religione (il cristianesimo nello specifico) oggi diffonde, con grave danno per ambiti della vita che dovrebbero essere laici e -per l'appunto- davvero "razionali". E tutto ciò, al di là della innegabile bontà od opportunità del messaggio cristiano mutuato da Gesù.
Ma visto che si è accennato solo all'idea di Dio, per brevità su quella soltanto ho fatto delle precisazioni.
Purtroppo, concetti come "mistero" ma soprattutto "rivelazione" hanno portato per secoli a giustificare divari culturali ed economici inconcepibili. Se fossi nato in un'altra epoca o contesto, forse anche solo concepire questi miei pensieri sarebbe stato impossibile. Ma per mia fortuna non è così.

Ad ogni modo, confido che nonostante le nostre evidenti "asincronie religiose", tu possa decidere di tornare a visitare il mio blog.

Grazie ancora per la visita!

Valeria ha detto...

ebbene, sono tornata a visitare il tuo blog!...Non sono le asincronie religiose a determinare le mie frequentazioni. Ti ringrazio, anzi, per l'opportunità di dialogo e i tanti spunti che offri.
Posso azzardare un'ipotesi diagnostica? No, non mi sembra sindrome di Stoccolma, la tua. Hai ribadito con due bei NON la tua posizione religiosa...
Mi rendo conto che non è facile approfondire l'argomento con qualche battuta. Da dove partire? Direi da ciò che ho tralasciato: la seconda metà della frase di san Giovanni...Ho parlato del Logos; ma non ho approfondito il fatto che "si è fatto carne". Non è di un'astratta idea di Dio, infatti, che io come cristiana posso parlare, ma di una 'carne', di una forma attraverso cui Dio, nella sua essenza, si è fatta conoscere visibimente. Il Cristianesimo infatti non nasce come una ricerca di Dio da parte dell'uomo. Da un'idea,appunto- come scrivi tu- da una proiezione della nostra mente. In questo senso non può definirsi nemmeno una religione. Nasce da una "carne". Da un evento. Al centro è la persona storica di Gesù, la sua predicazione e- ancora più importante- la sua morte e risurrezione, attestata da persone che ne furono testimoni. "Vana sarebbe la nostra fede- scrive san Paolo- se Cristo non fosse risorto".
Nelle tue preferenze musicali ho visto che ci sono i Coldplay. Conoscerai allora quella frase in cui il cantante, in 'Violet Hill', chiede: "If you love me, won't you let me know?". Te la cito a proposito del significato che riveste la parola 'rivelazione'. Come possiamo conoscere qualcosa che a noi in qualche modo non si rivela? Il discorso vale anche per Dio. Possiamo avanzare delle ipotesi sulla sua esistenza, adattarlo alle nostre idee, disegnargli un volto. E se il nostro rapporto con Dio si limitasse a questo, sicuramente la mia posizione non si discosterebbe dalla tua. Immaginare Dio non è incontrarlo, sperimentarne l'esistenza; conoscerlo come un Tu che si rivela. La 'Buona notizia' del vangelo è proprio questa: Dio esiste, si è mostrato agli occhi degli uomini e si è rivelato come Amore.
'If you love me, won't you let me know?'. Ha voluto farci sapere che ci ama. Nell'unico modo in cui l'amore può manifestarsi, e cioè senza fare violenza, senza costringere a credere in lui.
Non capisco il tuo riferimento al libero arbitrio. Al di là di ogni discorso religioso, mi sembra che questo concetto abbia una sua validità intrinseca e sia importantissimo per garantire all'uomo la sua dignità; la possibilità di fare scelte non coatte, di seguire la propria coscienza, il proprio sistema di valori. A questo proposito, il fatto che Dio abbia ipoteticamente assunto una 'forma' e un corpo, e non sia un'idea logicamente dimostrabile, mi sembra che sia una garanzia per il nostro libero arbitrio. Nulla ci costringe a credere in Lui. Non subiamo violenza, nemmeno attraverso una dimostrazione o un' evidenza di tipo matematico, dove non hanno spazio alcuno la libertà e la decisione personale, per le stesse regole della logica.
Forse sono stata un po' caotica nell'esporre le mie idee, il fatto comunque è che mi sono sentita stimolata e incoraggiata dalle tue parole ad approfondire questi spunti. E di questo ti ringrazio. Ciao Giangidoe

Giangidoe ha detto...

Cosa posso aggiungere?
Anche io amo cogliere spunti di riflessione per approfondire tematiche religiose. Quindi anche io ringrazio te per i tuoi commenti.
Devo però ribadire le mie perplessità teoriche: per me l'idea stessa di un Dio che si sia fatto "carne" in Gesù, morto e risorto, presuppone comunque una fede cieca e irrazionale, nonostante le presunte testimonianze storiche. E l'idea che Dio sia solo Amore, quando la Bibbia (volendo darle credito) è costellata di episodi in cui Dio appare iracondo e vendicativo, è per me del tutto fuori fuorviante. Ed è a questo che mi riferisco circa il "libero arbitrio". Si dice, solo un Creatore che ami incodizionatamente le proprie creature (salvo spazzarle via o punirle in vari momenti storici) può decidere di lasciar loro il libero arbitrio, senza mai intervenire in aiuto di chi soffre. Tuttavia, mantenendo la metafora, sarebbe un pò come dire che una madre si possa disinteressare del proprio figlio neonato, lasciandolo libero di farsi i bisogni addosso o di avvicinarsi pericolosamente alla finestra aperta...
E se invece applicassimo in maniera corretta ed adulta l'idea del libero arbitrio, direi che tutta l'opera di evangelizzazione del Cristianesimo è un pò la negazione di quel concetto: come posso essere libero di comportarmi secondo principi meramente "etici" e spontanei, se fin da piccolo la mia formazione mi porta a temere il peccato mortale e la punizione eterna di un Dio severo, costringendomi addirittura a dover pensare che la masturbazione sia un peccato o che la diffusione della contraccezione in Africa sia un male?
E pensare che il precetto evangelico che a me piace di più è quello che recita:"non sappia la mano destra quello che fà la mano sinistra". Ma non credo che la predicazione e l'esibizione continua di presunti miracoli e guarigioni, la cui storia affolla i nostri calendari, sia poi l'applicazione di quel proverbio...
No, Valeria, non sei stata caotica. E si capisce che sei motivata. E' che purtroppo queste argomentazioni sono, per me, del tutto viziate in partenza: tu fai riferimento a definizioni ed etimologie della Bibbia, ma la Bibbia stessa è un prodotto della comunità cristiana e non credo possa aver valore in una discussione "oggettiva" sulla religione.
Del resto, io stesso ho conosciuto parroci e catechisti buoni ed aperti. Con loro ho passato ore ed ore a discutere e/o litigare. Ma credo che la fede sia una questione intima e personale e che, proprio perchè indimostrabile, non dovrebbe essere istituzionalizzata. Tantomeno diventare così potente ed ingerente nella vita politica di un paese.
E bada bene: questo mio pensiero sulla religione non è la stessa cosa che i più bigotti dicono di altre tematiche "scomode", come l'omosessualità o i matrimoni misti. Tipo quelli che dicono: "per me possono fare quello che vogliono, basta che se ne stanno a casa loro e non si fanno vedere in giro..."
Lì si cerca di dare una veste di principio a delle questioni sociali e politiche reali, palpabili e concrete, al solo scopo di renderle esecrabili.
Mentre, secondo me, la religione DEVE essere una faccenda personale, perchè - a differenza di questioni politiche e sociali - la sua sostanza E' e rimane impalpabile, indimostrabile, inapplicabile.
Nel momento in cui questa viene istituzionalizzata, liturgizzata ed evangelizzata, già compie una strumentalizzazione economica e politica (per tacere quella psicologica) enorme, operando sulla formazione dei bambini delle mistificazioni culturali e di pensiero basate sul dogma e -spesso- sull'ipocrisia.
Tutto qua.
In realtà l'argomento è talmente vasto che si potrebbero passare giorni a parlarne.
Mi ha fatto comunque piacere mettere a fuoco alcuni punti. E spero che, nonostante le mie idee un pò dure, dalle mie parole non traspaia mancanza di rispetto nei confronti di chi crede (e tuoi nello specifico).
In fondo, se in qualche modo c'è un messaggio "cristiano" in questo mio post, è proprio quello che un pò invidio chi qualche fede ce l'ha.
Un saluto, e a presto!

Valeria ha detto...

è vero, Giangidoe, si potrebbero passare giorni e giorni a parlare di questo argomento.
..e infatti eccomi qua!..quando il gioco si fa duro...
Prima di tutto, in effetti, quello su cui bisognrebbe accordarsi sono le 'regole' del gioco. Voglio dire, termini basilari. Fede, libero arbitrio, razionalità (definisci la fede irrazionale: irrazionale è tutto ciò che non si può dimostrare?). Libero arbitrio: cosa vuol dire essere liberi? Libero arbitrio è la stessa cosa che libertà?
E veniamo al discorso 'oggettivo' sulla religone. In realtà, parlando del Cristianesimo come fenomeno che ha una radice storica, è impossibile prescindere dal contesto ebraico culturale e sociale che l'ha generato. La Bibbia del 'prima di Gesù' è in effetti spesso quella del Dio iracondo e vendicativo a cui tu fai riferimento. E non mancano in quel libro le voci scettiche (hai mai letto Qoelet? "Vanità delle vanità...tutto è vanità"- questa era la sua concezione della vita: 'niente di nuovo sotto il sole'). Gesù arriva come una novità. Ma sono in pochi ad accoglierla, a capirla, tra i suoi stessi. Un Dio che si fa uomo, che diventa passibile; che addirittura si lascia uccidere con una morte vergognosa. Altro che super poteri (scendi dall croce!- gli intimavano- e ti crederemo!Volevano proprio l'esibizione di Onnipotenza. ma non capirono l'onnipotenza dell'Amore). I discepoli poi- che pure hanno stilato i vangeli, la Bibbia del "dopo Gesù"- non fanno proprio una bella figura nei loro stessi resoconti (uno tradisce, l'altro rinnega, quell'altro scappa; un altro ancora- incontrato Gesù risorto sulla via di Emmanus- nemmeno lo riconosce...). La loro è una testimonianza, non una propaganda. Le mie argomentazioni sono viziate perchè faccio rifrimento alla Bibbia? Ma la mia fede si basa proprio su quella testimonianza (limitata finchè vuoi)tramandata fino a me.
Quanto alle ingerenze della Chiesa nel sociale...Mi rendo conto di quanto male abbia fatto nella storia col suo potere temporale. Ma oggi? Perchè impedirle di esprimere il proprio punto di vista? Qual è il suo potere? Non capisco. E' quello che può avere qualsiasi movimento di pensiero, condizionando le azioni di chi lo abbraccia col proprio sistema di valori. Questo è possibile ed è auspicabile in democrazia, non credi? Il fatto della masturbazione e dei profilattici rientra in un 'consiglio' che la chiesa dà in base all'estremo valore che attribuisce alla persona umana e all'amore. Non è questione solo dell'Africa; ma anche dell'Inghilterra dove si è impennnato il tasso delle gravidanze tra teenagers. E' una visione alta della sessualità che la chiesa vorrebbe indicare, nel rispetto di sè e degli altri. Quanto all'Africa, nello specifico, le condizioni dei profilattici spesso non sono nemmeno ottimali; a causa del caldo e dello scarso igiene. Perchè non indicare anche una strada che, oltre alla valorizzazione della persona, può costituire un rimedio efficace contro la diffusione dell'Aids?
Comunque, sai, tornando alla fede, non vorrei darti l'impressione di avere in mano tutte le risposte, spesso è difficile anche per me. Come nella conoscenza con una persona. Non ti è tutto chiaro subito, sempre. Ti fidi, se vedi dei buoni motivi. Cerchi di crescere, di capire sempre più. Io semplicemente non ho trovato nulla di più bello a questo mondo che la speranza che offre Gesù. Nessuna visione dell'uomo che mi affascini di più. Una visione da cui spesso mi sento lontanissima, ma che, nonostante i limiti che in me si oppongono, oso desiderare di raggiungere.
...come vedi ho la tendenza a osare (per esempio, addentrarmi in questi discorsi!)!...;-)

E pensare che tutto era cominciato con una ricerca del 'Matrimonio di Lorna'...Poi le strade virtuali dei tuoi link mi hanno portata qui. Magari un mio prossimo commento lo dedicherò al film, che dici?...E chissà se lì almeno troveremo qualcosa in comune...

Ciao!

Giangidoe ha detto...

Credo che tu abbia colto il nucleo della questione quando hai scritto: "Come nella conoscenza con una persona. Non ti è tutto chiaro subito, sempre. Ti fidi, se vedi dei buoni motivi. Cerchi di crescere, di capire sempre più".
Ebbene io, come quasi tutti i bambini, sono stato un pò "costretto" a fidarmi, negli anni della mia infanzia ed adolescenza. Ma quando a fronte di vaghe promesse infarcite di retorica e contraddizioni evidenti ho chiesto - metaforicamente - qualcosa di ideologicamente più concreto, non ho ottenuto nulla.
E quindi, ogni mia fiducia od interesse per quella "persona" è svanito. Può essere rimasto solo un vago senso di nostalgia mistica o di interesse antropologico, nulla più. E nonostante la nobiltà della tua fede e delle tue motivazioni, non riesco comunque a cogliere alcuna oggettivazione razionale della questione. Ma forse, è anche giusto che sia così: la fede è fede proprio per questo. Io sono come San Tommaso, e non riuscirò mai a percepire questa cosa come un male.

Parlando di cose più "leggere": mi piacciono molto i Dardenne, ma rispetto al passato non ho avuto complici per andare a vedere il "Matrimonio di Lorna". E andare al cinema da solo è una cosa che faccio davvero raramente, e solo quando so che nessuno oltre a me vedrebbe un determinato film.
Semmai dovessi recuperarlo a breve, ci scriverò senz'altro un commento.
Del resto, tempo fa avevo dedicato un post trasversale al bellissimo "Rachel sta per sposarsi", anche se il tema del post era decisamente lontano da quello religioso.
A questo proposito: sono mesi che mi riprometto di dedicare un post al mitico DECALOGO di Kieslowski (uno dei consigli più preziosi datimi dal mio professore di... religione).

In ultima battuta, colgo l'occasione per consigliarti anche un impensabile prodotto televisivo, BATTLESTAR GALACTICA (che io adoro) come validissima fonte di ispirazione per speculazioni di carattere religioso. Lì ho ascoltato i dialoghi sulla fede, sul dualismo monoteismo/politeismo e sui concetti di coscienza e di umanità più interessanti mai sentiti in un telefilm. E nella maniera più intensa possibile, lontana dai toni scanzonati dei soliti prodotti di intrattenimento.

Bene, con questo commento chiudo idealmente questo piccolo dibattito. Il che ovviamente non vuol dire che tu non possa dire altro su questa faccenda... ;)
Ti ringrazio per lo spunto fornito dal tuo commento, e spero - come detto già in precedenza - che al di là delle nostre opposte visioni religiose, tu possa decidere di visitare ancora il mio blog in futuro (o di recuperare i miei post passati). Pur sapendo, più o meno, quale potrà essere la mia chiave interpretativa su questo tema.

Un caro saluto,
a presto!

Valeria ha detto...

La razionalità per me è fondamentale. Ciò che non possiamo completamente capire razionalmente non è detto però che non sia vero.
Comunque, novello Tommaso, secondo me siamo già riusciti a portare avanti un buon scambio di idee, che dici?... ;-)(Be', per me, almeno. Non è che mi capiti tutti i giorni di affrontare questi discorsi e in questi termini).
Quanto al film...Ho ricostruito il mio percorso: è partito da uno dei tuoi blog amici ; è lì che ho letto la recensione a cui mi riferivo, parlando di un eventuale mio commento... Ma sarei davvero curiosa di leggerne una tua. E' un film molto bello. Anch'io amo i Dardenne (ho visto La promesse e Rosetta; e il primo mi ha letteralmente conquistato).
La cosa più bella che ricevo dal tuo post,comunque, è che mi dai dei consigli in tema di cinema...Io sono autodidatta e molto ignorante in materia. Mi piace molto il cinema,però. E in questo senso vorrei davvero 'approfittare' di te, di qualche buon consiglio( anche se si tratta di tematiche non religiose va bene lo stesso, eh...;-)..Non inquadrarmi subito in un 'tipo', dai).
A presto, allora.
E grazie ancora della chiacchierata.
Ciao!

Giangidoe ha detto...

Ma no, non volevo inquadrarti in un solo tipo di cinema! Cercavo di fare mente locale sui film che più mi hanno fatto riflettere circa il tema affrontato nel post, e che magari - data la discussione ed il pretesto cinematografico - mi sentivo di consigliare. Ovviamente l'elenco sarebbe più lungo e strutturato, e comprenderebbe anche telefilm e cartoni animati (senza considerare l'editoria).
Che sia uno spunto utile per un post futuro? Perchè no...

Per ciò che riguarda invece consigli di cinema in generale, per quel poco che può riguardare la mia conoscenza, sarò sempre lieto che tu esplori i miei post dedicati (sotto l'etichetta "film"), presenti e futuri. E non mi dispiacerebbe se dessi un'occhiata anche agli altri... ;)

Grazie a te, allora.
E a presto!

Anonimo ha detto...

Quasi tutti in Italia crescono in una famiglia più o meno religiosa, poi alcuni si allontanano disgustati dall'istituzione finendo per prendersela con tutta la religione, tutta quanta. Io ho avuto un'educazione protestante, quindi molto diversa. Al momento sospendo la questione spirituale ma resta per me fortissima la simpatia verso i valdesi, come si sarà capito dal mio blog. STARLA

Giangidoe ha detto...

In effetti, come ti dicevo, ne so poco, ma la maggiore simpatia verso i valdesi l'ho constatata indirettamente.
Ma al di là delle simpatie maggiori verso l'una o l'altra religione, purtroppo la mia attuale natura di "ateo disperato" non credo possa cambiare nella sostanza.