lunedì 28 settembre 2009

Inglorious dubbers


Non potevo aspettare: ho visto il nuovo (capo)lavoro di Tarantino in terra ispanica, in un cinema dove lo proiettavano in lingua originale con i sottotitoli.
Spesso dei dialoghi molto serrati non mi hanno permesso di leggere proprio tutti tutti i sottotitoli. Inoltre, laddove l'audio americano avrebbe potuto aiutarmi ad integrare i gap della lettura, l'accento marcato e lo slang sguaiato di Brad Pitt - principale causa della mia emicrania traduttiva - mi ha talvolta confuso ancor più le idee.

In generale, non saprei quantificare quello che perdo quando guardo un film sottotitolato. Sentii tempo fa che per leggere i sottotitoli di un film si arriva a perdere dal 40% delle immagini in su. E analisi più complicate calcolano addirittura la copertura media dell'immagine ad opera dei sottotitoli (in base al tempo di impressione ed alla grandezza dei caratteri), quantificandola in un modo che non ricordo più.
Ovviamente a questi fattori se ne aggiungono anche altri più soggettivi: il grado di attenzione che si sviluppa all'ascolto di una pellicola in versione originale, la personale velocità di lettura in generale - e dei sottotitoli in particolare -, la tendenza a distrarsi dalla narrazione per cercare di ricondurre il sottotitolo tradotto al dialogo originale quando la conoscenza dell'idioma lo permetta, la naturale propensione a perdere passaggi di intrecci e fabule per concentrarsi su dettagli scenici e incongruenze (o solo per limite personale), eccetera eccetera.
Ed è abbastanza intuibile anche come questo improvvisato elenco sia del tutto autobiografico. Ed in senso negativo.
Ma a prescindere da questo argomento generale - già oggetto di vasta letteratura - posso in questa sede dire che io, in quanto fan delle lingue, della traduzione, dei giochi linguistici e del doppiaggio, quando posso (e quando credo ne valga la pena) cerco di vedere ed ascoltare sia la versione originale che quella doppiata.

Quello che però mi chiedo relativamente al nuovo film di Quentin è questo.
Dato che nel film ci sono dialoghi:
- in americano,
- in francese,
- in tedesco,
e persino
- in italiano,
come diavolo si fa a doppiarlo?
Alla fine, come si fa sempre in questi casi, credo che si doppi solo la lingua madre del film e si usino i sottotitoli per le scene in altre lingue. Ma come faranno qui da noi per la sequenza in italiano? Cambieranno la nazionalità dei personaggi in questione, magari stravolgendo anche i riferimenti e gli equilibri politici del contesto bellico scelto, od opteranno per il solito dialetto napoletano/siciliano del caso?
Sono abbastanza trepidante, lo ammetto. Non credo che potrò evitarmi molto la lettura di altri sottotitoli, ma almeno recupererò qualche brillante perla dialogica smarritasi in quel di Siviglia.
E soddisferò la curiosità di capire che cavolo di accento/intenzione/intonazione intende trasmettere quel bastardo di Brad Pitt.



4 commenti:

giustina ha detto...

bentornato!!!!

Giangidoe ha detto...

Grazie, cara.
A proposito: e il tuo libro è già uscito?

peppermind ha detto...

Io ho notato che dopo un po' sviluppo un'attenzione periferica... leggo a metà i sottotitoli, guardando l'immagine, aiutandomi con la lingua originale... molte cose me le perdo, così, comunque.

Giangidoe ha detto...

Più o meno idem.