mercoledì 3 febbraio 2010

Avatrix


La faccio breve. Non mi dilungherò in una pseudorecensione nella quale parafrasare ciò che è stato detto in milioni di salse, sia in positivo (spettacolarità/futuro/metafore) che in negativo (piattezza della trama, lunghezza eccessiva, retorica).
Accennerò solo ad una suggestione precisa, che finora non mi è ancora capitato di leggere su riviste, siti o blog.
Riguarda il paragone con Matrix. Anche se qualcuno ha già avvicinato Avatar al capolavoro dei Wachowski, non mi è sembrato che abbia esplicitamente riconosciuto la natura antitetica di questo in fondo azzeccato paragone.

Ovvero:
- In Matrix, il protagonista "risvegliato", preso coscienza della estraneità del (proprio) corpo e del mondo conosciuti fino a quel momento, accetta la nuova realtà - per quanto meno bella - e rientra in Matrix solo a fini strumentali.
- In Avatar, il protagonista "addormentato", conosciuto un universo ed un (nuovo e proprio) corpo con incredibili abilità - esattamente come il Neo in Matrix dopo il risveglio e molti insegnamenti -, accetta Pandora come la sua nuova realtà e rifugge il suo mondo originario.

Certo, detta così è semplicistica. In realtà, Pandora non è un sogno iperstrutturato. E la condizione avatarica del corpo di Jake Sully è stata creata coscientemente dall'uomo, non imposta da un complotto di robot ad una umanità ignara e dormiente. Giusto per dirne qualcuna.
Però, la suggestione cinefila "da bar" che mi era venuta in mente subito dopo la visione del polpettone tridimensionale è stata questa.

A proposito di suggestioni virgolettate come sopra.
Che ne dite di:
"Eravamo 4-D al bar..."?

6 commenti:

Marlin ha detto...

Caro Giangidoe,

condivido la tua analisi e trovo particolarmente azzeccato il confronto con Matrix.

Una cosa mi lascia perplesso, però: secondo te, l'espediente narrativo del protagonista semiparalizzato ha senso? Io credo sia stato utilizzato come "fluidificante emotivo" per rendere meno problematica la decisione di Sully di trasmigrare nel proprio avatar...

Ma il dubbio resta: se il protagonista fosse stato integralmente funzionale, avrebbe davvero fatto questo salto?

Un abbraccio.

Giangidoe ha detto...

Caro Marlin,
allora:

E' innegabile che la condizione del protagonista sia stata immaginata come fattore ausiliario per porre le basi del suo futuro dilemma di appartenenza.
Tuttavia, il fatto che il premio per l'operato militare di Sully sarebbe stato un bel paio di gambe nuove (ed organiche) creerebbe un contraltare un pò "annacquante", per rimanere nella metafora del fluidificante emotivo.
Sicuramente quell'handicap è stato concepito come un elemento drammatico necessario alla presa di coscienza del protagonista, ma voglio pensare che una delle poche ambiguità che questo (fin troppo lienare) film abbia voluto coltivare è proprio la vera natura della soluzione "etica" finale dell'antieroe.
Che, oltre al nome, da noi ha avuto anche la VOCE del protagonista del precedente colossal cameroniano...

(si, lo so, la stafilettata finale non c'entrava niente, ma lasciatemi sfogaaaareeeee!! lasciatemi gridaaaareeeee!!)

giustina ha detto...

e ora gli occhialini per il 3D sono indagati: sulla bustina non ci sono le istruzioni in italiano e i ragazzi se li passano col rischio di scambiarsi anche i bacilli (e l'acne)...

Giangidoe ha detto...

Che poi, mi ha fatto impressione, l'ultima volta: mi hanno dato questi occhiali zozzissimi, con una salviettina (sigillata: almeno quella) per pulirli e "disinfettarli". E l'odore persistente d'ospedale al limone è rimasto almeno fino a quando non avviene la prima cavalcata di pterodattilo pandoriano.

E' stato un pò come andare al cinema con Mastro Lindo.

peppermind ha detto...

Giusto, bene, bravo, ben detto.
(ti ho già detto che ho tradotto io Avatar, the shitty game, sì? mi pare di sì... ok, lo dico sempre ogni volta come un mkantra liberatorio, perché ne sono ancora ossessionato, da quelle notti insonni, da quel Cameron MAI contento per la superboring Pandorapedia, e mi mandava continue revisioni del testo originale, e io a scervellarmi a tradurre le spore del fungo soffiatore, ma vadaviaipé)

Giangidoe ha detto...

Ma quanto più interessante sarebbe stato se nel passaggio avatarico, il protagonista avesse conservato un qualche tipo di handicap equivalente? Magari non proprio uguale - o apparentemente della stessa intensità - ma giusto qualcosa. Ad esempio giustificandolo con la non perfetta sincronia genetica rispetto al fratello (e quindi slegando completamente la cosa dal suo handicap motorio).

Per me, parecchio.