giovedì 17 dicembre 2009

Recensione negativa: - 10 Inverni


Dieci inverni non è un'altra storiella d'amore zeppa di banalità, soprannomi, stringature, genitori distratti, lucchetti e scritte sui muri.
La storia non si svolge nell'arco di pochi giorni o di alcuni mesi, ma copre l'ampio arco temporale sintetizzato poeticamente nel titolo.
Per quanto sconclusionati ed indecisi, i due protagonisti non appaiono come i soliti snervanti e macchiettistici personaggi che stanno affollando la letteratura giovanilistica italiana negli ultimi anni. Provano emozioni contrastanti, hanno dialoghi e reazioni normali e non cercano di sembrare sempre più grandi di quello che sono.
La regia non cerca di accattivarsi solo un pubblico adolescenziale con scene forti o guizzi videoclippari, ma riesce invece ad essere inaspettatamente pacata e graziosa.
La mia mente mi ha riportato subito al bellissimo UN AMORE, di Gianluca Maria Tavarelli, che presenta alcune analogie strutturali e di trama con Dieci Inverni ma che non ha, probabilmente, la sua stessa dinamicità e leggerezza (cosa che, all'epoca della sua uscita, non gli portò molta fortuna, relegandolo anzi un pò ingiustamente a prodotto inellettuale e di nicchia).
E, per inciso, UN AMORE è uno dei miei film preferiti, e non esiterò mai a difenderlo a spada tratta, all'occorrenza. Anche se non credo che si presenterà mai questa necessità...

In sostanza, nel complesso, per me non si può parlare male di questo film. Non ci sarebbero i presupposti teorici, tecnici e - soprattutto - emotivi per farlo.
Ma soprattutto: Dieci Inverni è un film che ho ritenuto bellissimo - probabilmente il più bel film italiano dell'anno - ma che emotivamente, proprio come avevo previsto, non mi ha certo fatto bene.
Se non volessi usare un eufemismo, potrei dire che mi ha proprio devastato. E la sua conclusione, sebbene non totalmente drammatica (è questa una delle analogie più forti col film di Tavarelli), di certo non dà alcun conforto reale agli animi sensibili.

Ai titoli di coda, il pubblico in sala ha avuto il bellissimo accompagnamento musicale di Parla piano - del bravissimo Capossela - ad intensificare, con diverse gradazioni, l'effetto di commozione finale. Io però, dopo l'ultima dissolvenza, non ascoltavo davvero il buon Vinicio. Sentivo ed apprezzavo quella scelta, ma il mio personalissimo Play cerebrale aveva avviato già un'altra canzone.
Forse non la più appropriata in assoluto, ma quella che io immaginavo come la naturale conclusione di cotanta esperienza mistica.
Questa.



E qui, il link con testo e traduzione.
Non che servano veramente.

4 commenti:

giustina ha detto...

mi hai fatto venire nostalgia. NON ho visto questo film, ma adesso NON me lo perderò. sempre bravo...

Giangidoe ha detto...

Sempre troppo gentile, cara conterronea...
Comunque si: recuperalo che ne vale la pena.
E poi NON tardare a darmi la tua personalissima opinione.
;)

Anonimo ha detto...

che bella recensione. davvero!

Giangidoe ha detto...

Ma il film poi l'hai visto?
Ti prego: recuperalo.
Poi magari ne parliamo ampiamente ;)