
Ci sono film, telefilm o libri che sono rimasti nei miei ricordi per una schiera di motivazioni varie legate per lo più a considerazioni di tipo stilistico, narrativo, emotivo, contingente, ecc.
Spesso però, ciò che mi rimane più impresso -come fosse un link con cui richiamare alla memoria poi l'intero film- sono alcune singole scene registrate dal mio cervello come "anomalie". E non parlo di errori, di sviste o di incongruenze logiche. Almeno, non sempre. Mi riferisco più che altro a singole sequenze o a dettagli che restituiscono a quello che sto vedendo una spruzzata di realismo del tutto inaspettato nel contensto.
Ed ecco che i miei occhi si sgranano quando, in UBRIACO D'AMORE, l'interlocutore del protagonista sparisce sotto la scrivania perchè gli si rompe la sedia mentre sta parlando, in maniera del tutto spontanea e ben lontana da qualsivoglia effetto comico facile.
Allo stesso modo, vado in tilt se in BEAUTIFUL -dove tutto è perfetto, patinato e codificato per antonomasia- la bionda di turno toglie con
nonchalance un (suo) capello dalla faccia di Ridge cercando di non farsene accorgere e continuando a discutere con lui di epocali faccende esistenziali.
O impazzisco se in TWIN PEAKS (per giunta nell'ultima puntata) un vecchietto acciaccato, mezzo ciecato e anche vagamente rimbambito domina la scena come se realmente -in quanto attore- non capisse cosa sta succedendo attorno a lui, prendendosi tempi biblici per andare da una parte all'altra della stanza e guardandosi stranito attorno come se il ciak potesse essere interrotto da un momento all'altro.
Non credo si tratti nemmeno di reali improvvisazioni, o comunque di elementi fuori sceneggiatura. Ma sono elementi così apparentemente realistici da guizzare fuori scala, per i miei personalissimi canoni di gradimento.
E i film che amo di più, spesso sono tali perchè in ognuno vi ho trovato più "anomalie" insieme.
L'ultima di queste percezioni l'ho avuta col film RACHEL STA PER SPOSARSI, attualmente ancora al cinema.
Il film è già di per sè un pò sperimentale, a metà fra il dogma danese e il dramma dardenniano, con prese dirette e descrizioni realistiche.
Ma persino lì, una scena mi ha fatto sorridere di gusto: Emma, l'amica di famiglia nonchè (ex) damigella d'onore della sposa, che esce da una stanza la mattina dopo i festeggiamenti, scalza e sfatta, in tenuta intima decisamente poco sexy, che saluta la protagonista con la mano -gli occhi ancora semichiusi e impastati dal sonno- per ciondolare via incerta presumibilmente verso il bagno.
Una scena talmente sincera e poco funzionale alla storia (nonchè riconoscibile per chiunque abbia vissuto i postumi di una festa notturna con ospiti e familiari sparsi in casa) che non può non essere stata un semplice vezzo di realismo estremo da parte del regista.
Peccato non avere immagini o filmati di quella scena da postare. Nemmeno delle altre descritte, purtroppo.
Ma spero che la sostanza del post sia chiara lo stesso. E che magari possa spingervi a confessarmi qualche vostra analoga esperienza anomala...