Ecco una notizia che proprio non mi sarei mai immaginato: la Walt Disney acquisisce la Marvel. Tutti a Topolinia garantiscono che la cifra stilistica delle testate supereroistiche rimarrà la stessa, e che al massimo al parco talenti della Casa delle Idee si aggiungeranno i loro. Ma io, da appassionato Marvel di formazione disneyana, qualche perplessità ce l'ho:
Daredevil potrà continuare a far sputare sangue ai drogati di Hell's Kitchen, o si limiterà a far svolazzare qualche stellina attorno alle teste malconce della Banda Bassotti?
L'Uomo Ragno potrà ricordare la morte di zio Ben - o di Gwen Stacy - ogni tre per due, piangendo le proprie disgrazie come fa ora, o dovrà accontentarsi di battibecchi verbali con lo spocchioso ed iperfortunato Gastone?
Thor sa che la sola idea di "divinità" potrebbe non essere più contemplata, nel suo prossimo futuro?
Hulk capirà che la sua controparte umana e i risvolti psicanalitici del suo dramma on the road non verranno mai più preferiti a cazzotti, case distrutte e simpatici e sgrammaticati mugugni di battaglia?
E il PUNISHER? Come diavolo la mettiamo, con il Punisher? O con i Thunderbolt?
Ad ogni modo, quelli che si stanno preoccupando di meno credo siano i Fantastici 4.
Chi invece si sta letteralmente sfregando le mani impaziente, è solo uno: HOWARD IL PAPERO!
E visto che siamo in tema di citazioni musicali, ecco qui la gradevolissima canzone (tra l'altro abbastanza recente) che sta dominando la mia estate ispanica. Non che il suo testo mi giovi particolarmente in questo frangente, ma forse è anche per questo che si è insinuata nella mia mente come un microchip alieno. Se mi gira mi procuro proprio l'album. In un modo o nell'altro. E poi solo il nome di questo gruppo meriterebbe davvero un post a parte...
Por creer, por confiarme, por seguirte voy sin dirección. Sé que nuestro camino hoy, se parte en dos. Por el amor que no compartes, por el dolor al que no guardo rencor. Ahora sé que llego tarde, a tu corazón. Siento que nunca te he conocido lo extraño es que vuelvo a caer. Me duele estár sola, me duele contigo y perderte es perderme después. Por tenerte por querer quererte Dejé de lado todo lo que sentía Yo no sabía que tu amor escondía la soledad Y aunque grites morena mía Desde esta orilla no escucho tu voz No sé quien eres, no sé quién soy, no sé quién soy. Por callar, por no dañarte, intenté enseñarte de mi lo peor. ¿Porqué me dices esas cosas que me duelen? ¿Porqué maldices al amor? Tal es lo que sueles decir, que todo te lo quiero contar, nada desespera después, solo soledad. Siento que nunca te he conocido, lo extraño es que vuelvo a caer. Me duele estar sola, me duele contigo y perderte es perderme después Por tenerte por querer quererte Dejé de lado todo lo que sentía Yo no sabía que tu amor escondía, la soledad Y aunque grites morena mía Desde esta orilla no escucho tu voz No se quién eres no sé quién soy no sé quién soy no sé quién soy
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Per crederti, per aver fiducia per seguirti vado senza direzione so che il nostro cammino oggi si divide in due. Per l'amore che non condividi per il dolore per cui non serbo rancore adesso so che arrivo tardi al tuo cuore. Sento che non ti ho mai conosciuto la cosa strana è che ci ricado mi fa male stare da sola, mi fa male stare con te e perdere te è perdere me dopo. Per averti per volerti amare ho messo da parte tutto ciò che sentivo non sapevo che il tuo amore nascondesse la solitudine e anche se gridi morena mia Da questa riva non ascolto la tua voce non so chi sei non so chi sono non so chi sono. Per stare zitta, per non farti male, ho cercato di mostrarti il peggio di me. Perché mi dici queste cose che mi fanno male? Perché maledici l'amore? E' questo quello che dici sempre, che ti voglio raccontare tutto, nessuna esasperazione dopo, solo solitudine. Sento che non ti ho mai conosciuto la cosa strana è che ci ricado mi fa male stare da sola, mi fa male stare con te e perdere te è perdere me dopo. Per averti per volerti amare ho messo da parte tutto ciò che sentivo non sapevo che il tuo amore nascondesse la solitudine e anche se gridi morena mia Da questa riva non ascolto la tua voce non so chi sei non so chi sono non so chi sono non so chi sono.
(Anche qui, spero di aver reso perlomeno il senso generalenella mia traduzione estemporanea. Però "morena mia" non ho avuto proprio il coraggio di tradurlo. Suona troppo bene così. E poi potrebbe anche essere una citazione musicale importante, quindi meglio non rischiare...)
Il primo brano andaluso imparato a lezione non si scorda mai. Tanto più se ha una tale carica di amara tristezza e sensualità. Dalle sue note soavi alla suggestiva immagine della copa vacìa scagliata a terra, una canzone tutta da dedicare. Ed io la dedico tutta.
Déjame esta noche... soñar contigo, déjame imaginarme en tus labios los míos, déjame que me crea que te vuelvo loca, déjame que yo sea quien te quite la ropa, déjame que mis manos rocen las tuyas, déjame que te tome por la cintura, déjame que te espere aunque no vuelvas, déjame que te deje, tenerme pena.
Si algún día diera con la manera de hacerte mía, siempre yo te amaría como si fuera siempre ese día, qué bonito seria jugarse la vida, probar tu veneno, que bonito seria arrojar al suelo la copa vacía.
Déjame presumir, de ti un poquito, que mi piel sea el forro de tu vestido, déjame que te coma solo con los ojos, con lo que me provocas yo me conformo.
Si algún día diera con la manera de hacerte mía, siempre yo te amaría como si fuera siempre ese día, qué bonito seria jugarse la vida, probar tu veneno, que bonito seria arrojar al suelo la copa vacía.
Déjame esta noche... soñar... soñar... contigo.
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Lasciami questa notte... sognarti, lasciami immaginare sulle tue labbra le mie, lasciami credere che ti faccio impazzire, lascia che io sia chi ti toglie i vestiti, lascia che le mie mani sfiorino le tue, lascia che ti prenda per la cintura, lascia che ti aspetti anche se non tornerai, lascia che ti lasci aver pena di me.
Semmai un giorno io avessi modo di farti mia, sempre io ti amerei come se fosse sempre quel giorno, che bello sarebbe giorcarsi la vita, provare il tuo veleno, che bello sarebbe scagliare per terra il bicchiere vuoto.
Lascia che mi vanti di te un pochino, che la mia pelle sia il fodero del tuo vestito, lascia che ti mangi solo con gli occhi, di ciò che mi provochi io mi accontento.
Semmai un giorno io avessi modo di farti mia, sempre io ti amerei come se fosse sempre quel giorno, che bello sarebbe giorcarsi la vita, provare il tuo veleno, che bello sarebbe scagliare per terra il bicchiere vuoto.
Lasciami questa notte... sognarti... sognarti...
(Traduzione estemporanea ad opera del sottoscritto. Sperando di aver evitato svariati svarioni...)
Oggi, con un certo stupore, ho scovato questa notizia sul sito ufficiale di Diabolik:
Il primo racconto di Diabolik in lingua Esperanto: "La reĝo de la teroro", nella versione del remake realizzato da Alfredo Castelli e Giuseppe Palumbo, edito da Edistudio. 144 pagine, con la prima storia del genio del male tradotta nella lingua internazionale proposta da L.L.Zamenhof, corredata da schede che presentano l'evoluzione del personaggio e il mondo del collezionismo che lo circonda. L'albo è disponibile presso Edistudio, presso la Federazione Esperantista Italiana e la Gioventù Esperantista Italiana, e sarà presto reperibile anche presso gli stand del Diabolik Club durante le varie fiere del fumetto.
Una iniziativa molto interessante. Dal punto di vista mediatico, fumettistico e culturale tout court. Al di là delle solite speculazioni sull'opportunità dell'esperanto e sulle modalità di detrazione del dominio linguistico angloamericano. Peccato non poterlo leggere. O meglio, capire....
Accogliendo l'appello della brava Paola Barbato ho inviato una mail alla casa editrice EURA, la cui Nuova Gestione ha deciso di interrompere bruscamente e prematuramente il mio amato JOHN DOE (e credo che anche Tuiti ne sarà molto triste). Non so se servirà a qualcosa, ma l'ho fatto di getto. E proprio per questo forse non sarà formalmente perfetta, non sarà coerente ed argomentata a regola d'arte, non è sicuramente concisa ed essenziale, ma è senz'altro sincera. E tanto basta. La incollo qui. E stiamo a vedere.
Buongiorno,
so di non essere il primo - e spero francamente di essere in buona compagnia -, ma aderisco con piacere all'idea di chiederVi via mail di non chiudere anzitempo la testata di John Doe.
So che una decisione commerciale di questo tipo è quasi sempre il frutto di valutazioni economiche sofferte ed imprescindibili, ma credo che una simile azione (soprattutto così a bruciaperlo proprio ad inizio di una nuova gestione editoriale) sia una dichiarazione d'intenti vagamente negativa verso il rispetto della tradizione e degli aficionados EURA.
Il rinnovamento e la propositività, sebbene dall'impatto un pó forte, possono essere senz'altro degli strumenti salvifici per il cambio di una politica editoriale. Questo è innegabile, e quindi non è mia intenzione negarlo. Ma chiudere una delle testate più innovative ed amate dal pubblico italiano puntando il dito contro le sue vendite non pienamente soddisfacenti sarebbe come negare l'esistenza di un fenomeno di massa.
Credo che potrebbe avere più senso cambiarne la periodicitá, il prezzo, il numero di pagine e/o il canale distributivo per portare la saga verso la sua naturale conclusione piuttosto che cancellarne l'esistenza.
Sono un po' timoroso nel fare esempi di altri prodotti mediatici il cui culto supera - perlomeno nel breve termine - la propria apparente redditivitá. Il mio pensiero corre subito, nel campo seriale, a telefilm comeLost oHeroes, che qui in Italia sono stati tacciati di scarsa presa di pubblico per il loro flop nel passaggio televisivo, ma che vantano degli "zoccoli duri" nemmeno tanto trascurabili che riversano la propria attenzione economica su tutto ciò che anche di collaterale concerne il loro universo.
E il motivo del timore sopra accennato dipende dal fatto che sono cosciente non si tratti sempre di esempi comparabili - e per settore e per dinamiche -, e non vorrei quindi stuzzicare solo controargomentazioni articolate che possano perdere di vista la parte più ingenua, sincera e costruttiva delle mie osservazioni.
Credo solo che in qualche modo ci sia un elemento costante che, in tutti questi casi, vada considerato e recuperato. Soprattutto quando si ha tra le mani qualcosa che già da anni vive di vita propria ed ha il sostegno di un pubblico tanto "istruito" e selettivo come spesso si rivela quello di JD.
Sperando che leggiate questa mia mail e che non la consideriate solo una partigiana e tardiva apologia,
Vi rinnovo la mia (nostra) laicissima preghiera e Vi faccio il mio in bocca al lupo per il futuro.
Qui in Spagna, fra le varie chicche a fumetti (e non) da noi ancora inedite, la mia attenzione è stata letteralmente risucchiata dalla copertina in foto. Il manga in questione porta l'attraente titolo di Lady Snowblood, e il suo tratto classico mi ha subito fatto pensare che fosse una chicca d'altri tempi. E non mi sbagliavo. Si tratta di un'opera non molto lunga del 1973, scritta da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, dai toni maturi e con molte sequenze mute. Per ora l'ho solo sfogliato un paio di volte, ma posso dire che mi ha fatto un'ottima impressione. La poetica del movimento e dell'estetica corporea mi ha ricordato molto i lavori - in realtà parecchio successivi - del buon Ryoichi Ikegami (in particolare del suo Crying Freeman), nonchè del piú coevo Lone Wolf and Cub. Ma l'elemento piú suggestivo è stata la scoperta - e qui saró arrivato probabilmente molto piú tardi degli aficionados - che il manga in questione ha ispirato Tarantino per la stesura del suo immortale KILL BILL. La trama di Lady Snowblood infatti é incentrata su Oyuki, un'avvenente e raffinata assassina che cerca vendetta contro i banditi che le hanno ucciso il padre e violentato la madre, e che usa le sue armi seduttive per portare a compimento il suo piano.
Considerando che la vendetta è un piatto che va servito freddo (proverbio che fa da slogan anche alla saga tarantiniana), credo che il filo in rosso che va da Oyuki a Beatrix Kiddo sia il compimento per eccellenza cui faccio riferimento nel titolo del post.
Di Lady Snowblood esistono anche due trasposizioni filmiche del '73 e del '74, che credo siano già un cult per gli estimatori del cinema orientale di quegli anni.
In attesa che la Planeta De Agostini - ormai attivissima ed ipercapillare anche in Italia - si decida a pubblicare questo gioiellino nello Stivale (magari limando un pó da noi il prezzo di 19 euro stabilito qui in Spagna), segnalo un sito dove è possibile leggere i primi capitoli del manga in lingua inglese: http://manga.animea.net/lady-snowblood.html
A me hanno fatto un'ottima impressione. E per quanto anacronistica e monocromatica, io una tuta gialla con le bande nere laterali ce l'avrei vista bene anche qui...