venerdì 20 marzo 2009

E' facile ber Crodini, ma se si tratta di Ber Gonzoni...


Avevo già citato, in questo blog, il canuto comico bolognese.
Di suo non ho letto nulla, nè ho visto in tv -o in dvd- alcun suo spettacolo registrato. Solo, qualche anno fa, quando ancora non l'avevo mai sentito nominare, fui "trascinato" a teatro a vedere un suo spettacolo da un gruppetto di amici che già lo adoravano da tempo. Conoscendomi bene, loro erano convinti che la sua comicità fatta di continui giochi di parole e di deliri linguistici sul filo del surrealismo mi avrebbe conquistato.
Quella volta la mia reazione fu tiepidina. Si, ricordo che i miei amici ridevano di gusto e che, preso dal traino della complicità, anch'io ero più portato al divertimento e alla risata di quanto avrei fatto spontaneamente in solitudine. Comunque: alla fin fine mi rimasero un buon ricordo, il proposito di approfondire il discorso Bergonzoni (recuperando qualche libro o spettacolo precedente) e una sorta di rispetto verso una figura attoriale fuori dai grandi circuiti e portatore di una comicità sofisticata ma al contempo semplice.

Soltanto anni dopo, cioè ieri, dopo l'acquisto quasi d'impulso di due biglietti del suo ultimo spettacolo, NEL, mi sono concesso di riavvicinarmi a questo comico. Credevo che, essendo passato un lustro, sarei stato più preparato, che mi sarei lasciato trasportare in maniera più complice da un suo lungo monologo metalinguistico. E soprattutto, speravo che la mia accondiscendente ragazza (praticamente "trascinata" lì da me, come all'epoca lo fui io da altri) potesse apprezzare il comico "metafisico" in modo trionfale e pieno, al primo colpo.
Risultato: io mi sono annoiato per i 3/4 dello spettacolo (ed ero ATTENTISSIMO) mentre la mia dolce metà ne pareva "martoriata".
Eppure, la cosa strana, è che se dovessi dire cosa penso di Bergonzoni, non riuscirei a dire che non lo sopporto, o che mi annoia.
La prima cosa che mi verrebbe da dire è che è bravissimo. E lo è, davvero. Non deve essere facile portare avanti lunghi monologhi con il suo stile così serrato e a flusso di coscienza.

Insomma, anche se può suonare contraddittorio, il mio giudizio più immediato sarebbe:
mi piace ma non mi diverte più di tanto;
apprezzo il suo stile ma non completamente le sue performance;
ha la mia benedizione ma non la mia presenza ai suoi spettacoli.
E' anche questo solo un sottile paradosso concettuale, o ha senso per voi?


PS: però una battuta sentita ieri credo sia particolarmente meritevole, perciò ve la riporto:
"Pronto, Centro Orfani Ottimisti"
"Papà, sei tu?"

5 commenti:

chit ha detto...

Bergonzoni è molto bravo ma è indubbiamente abbastanza difficile da seguire.
Siamo abituati a comicità molto più "dirette" e meno celebrali...

giustina ha detto...

ha senso sì. per chi ancora sa scegliere da solo. cmq la battuta finale va veramente ridere!

Giangidoe ha detto...

Infatti si.
E ce n'erano un sacco di brillanti. Ma il ritmo del monologo non permetteva di apprezzarle tutte al meglio.

Giorgio Salati ha detto...

di Bergonzoni ricordo con piacere le cose che scriveva per Smemoranda quando ero adolescente, anche qualche pezzo visto in tv, però alla lunga i suoi spettacoli sfiancano.

C'è da dire una cosa, però: Bergonzoni non deve "far ridere", anzi, deve far pensare. La chiave è l'umorismo, ma non la plateale risata.

Certo che spesso ti lascia lì a chiederti "sono troppo stupido che non capisco oppure mi sta prendendo per i fondelli?"

Giangidoe ha detto...

In effetti, quella è la domanda che mi ponevo più spesso durante lo spettacolo.
E la mia ragazza -giuro!- ripeteva insistentemente:
"Si si, ci sta proprio prendendo per i fondelli..."