giovedì 29 maggio 2008

Doppio esperimento sociologico con morale caotica (O dell'imperturbabilità degli edicolanti)


Stamattina, approfittando di un viaggio in treno, avevo intenzione di mettere in pratica un esperimento che chiunque -credo- vorrebbe fare almeno una volta nella sua vita: comprare una copia di due giornali di opposte posizioni politiche per confrontarne le differenze stilistiche ed interpretative.
L'intenzione era di chiederne prima uno e poi l'altro, come a simulare che fosse una cosa di cui mi stessi per dimenticare perchè richiestami -come commissione- da qualcun altro.
Ma il fato ha deciso diversamente, creando un quadretto paradossale.

Scambio di battute con l'edicolante della stazione di Modena:
IO: -Buongiorno. Allora, pago QUESTO (sventolando l'ultimo Uomo Ragno) e poi mi dà LIBERAZIONE-
ED: -LIBERAZIONE è finito- (giusto, penso io, siamo a Modena...)
IO: -Mmmmm, vabbè.... Allora mi dà LIBERO, perfavore?

Ma, come ho suggerito nel titolo alternativo di questo post, il feedback mimico e reattivo del giornalaio non ha dato segni di particolare sorpresa o spiazzamento. Cosa che preannuncerà la morale del titolo vero.

Alla fine, mi decido a leggere LIBERO in treno. L'esperimento lo farò ugualmente comparando il LIBERO di oggi (29 Maggio) con il LIBERAZIONE di ieri (28 Maggio).
Beh, a questo punto il mio spirito d'improvvisazione sociologica mi fa scattare un secondo esperimento.
Vediamo come reagisce la gente del mio scompartimento -su un IC che va a Napoli da Milano- guardando un ragazzo come me, vestito da povero studentello universitario (sinistra), pantaloni con le tasche laterali e magliettina verde (sinistra), col pizzetto (destra) ma anche un pò di barbetta incolta (sinistra), che scribacchia i suoi esercizi di Giapponese (lingue orientali => sinistra), intervallando la sua attività amanuense solo per leggere l'Uomo Ragno (filoamericano => destra), sfogliare disinvoltamente LIBERO.

E da qui alla morale caotica il passo è breve. Diciamo che questi dettagli visivi, che ho elencato -e concepito- per puro divertissement giocando fra curiosità e luoghi comuni, non hanno avuto l'effetto sperato. L'aggettivo è riferito al libro CAOS CALMO, di Sandro Veronesi, che non ho ancora finito di leggere ma che riporta in quarta di copertina una verità banale e disarmante, valida da qualunque lato la si prenda:
"La gente pensa a noi infinitamente meno di quanto crediamo".
In questo caso, potrei tirare le somme dell'esperimento dicendo semplicemente che gli altri si sono rivelati meno curiosi di ciò che speravo.

Spero solo, a questo punto, che semmai dovessi in futuro veder soddisfatte queste mie curiosità sociologiche, non sia perchè starò rischiando (o subendo) un pestaggio sull'autobus da parte di qualche forza nuova. Anche senza sfogliare provocatoriamente quotidiani di alcun genere.
No, perchè il clima che si respira nella capitale -soprattutto in questi giorni- non ha nulla a che vedere coi toni ironici di questo post.

PS: per i risultati dell'altro esperimento (la comparazione), rimando ai prossimi post.

16 commenti:

Benedetta ha detto...

Non l'avrei mai detto. L'identità politica è la seconda cosa che mi chiedo di qualcuno che non conosco.

La prima è se fa sesso :-)

Ciao Giangi! (E grazie della citazione gaberiana, che mi ha ricordato taaaante cose divertenti)

Giangidoe ha detto...

Ciao Betty, e grazie di aver finalmente commentato sul mio blog.
Ma tu sai qual'è il mio post che devi recuperare per lasciarci un tuo commento ASSOLUTAMENTE, vero...?

alex crippa ha detto...

più di 15 anni fa feci un esperimento + o - simile, ma involontariamente. il mio primo lavoro fu il "garzone" da un gelataio di estrema destra del mio paese. ero così naif (e cappellone) che il mio primo giorno di lavoro mi presentai con la mia t-shirt preferita: bianca con la A cerchiata rossa sul petto. dopo un primo sguardo perplesso, il gelataio fascista mi mise subito a lavare il pavimento e nacque una discreta convivenza professionale...

Anonimo ha detto...

Uffa!basta con questi luoghi comuni.
micky

Giangidoe ha detto...

E' bello giocare un pò coi luoghi comuni, ogni tanto.
E poi ci sono luoghi comuni più rassicuranti di altri, questo è innegabile. Ma credo vadano smussati (se non esorcizzati) un pò tutti.

isline ha detto...

Io vivo nella convinzione che "la gente" faccia caso a me probabilemnte perchè io sono curiosa e attenta verso "la gente": mi diverto a cogliere dettagli per farmi fantasie tutte mie. Non è una tendenza al pettegolezzo, ma come una sfida "sherlockholmsiana"...

Giangidoe ha detto...

Quella che per te è una convinzione, per me è solo una speranza.
Non nel senso che io speri quotidianamente che la gente sia attenta e curiosa nei miei confronti (sarebbe anche seccante)... Ma mi rendo conto di quanto, crescendo, la gente faccia meno incetta di dettagli e di storie rubate dietro i gesti e gli sguardi delle persone attorno.

Tranquilla, quest'ultima frase l'ho scritta solo per concorrere al premio Susanna Tamaro 2008 (una lacrima d'argento laccata in melassa).

Franca ha detto...

"La gente pensa a noi infinitamente meno di quanto crediamo".
Credo (con grande amarezza) che in realtà la gente non pensi affatto agli altri e che, chiusi nel nostro piccolissimo mondo individuale, viviamo nel disinteresse più totale di quello che circonda...

tuiti ha detto...

io avrei notato le contraddizioni. le trovo affascinanti. come un punkabbestia con un videofonino alla mano e un auricolare bluetooth nell'orecchio. visto, lo giuro.

Giangidoe ha detto...

@ franca
Stato di natura hobbesiano, quindi? Forse, ma mi piace pensare che non sia del tutto così. Il problema però è proprio questo: mi piace pensarlo, ma non dovrebbe bastarmi affatto.

@ tuiti
Ah beh.. Per tutti gli anni della mia infanzia e preadolescenza -quando ancora avevo qualcosa che assomigliasse alla fede- ho visto coetanei andare a messa e farsi la comunione, per poi subito dopo spadroneggiare puntualmente con i più deboli ed improvvisare battute nazifasciste solo per spirito di convivialità.
Poi, per fortuna o sfortuna, si cresce.

giustina ha detto...

esperimento divertente, non c'è dote più rara e preziosa dell'ironia, almeno per me. mi ha fatto sorridere anche la scritta "etichetta" a fine post: un pezzo (immagino) contro le etichette che finisce per averne una... come tutti gli altri! :)

Giangidoe ha detto...

In effetti non ci avevo pensato, all'etichetta. Riflessione azzeccatissima, cara Giustina!
Vuoi e non vuoi, è così che va a finire.
Forse non c'entra molto, ma questa cosa mi fa pensare a quando un artista decide di non dare un titolo ad un suo lavoro (un album, una canzone, un racconto), e poi magari quello diventa famoso come "Untitled" -nel migliore dei casi- per necessità e meccanismi vari.
Siamo più deboli persino delle catalogazioni informatiche..

Francesco ha detto...

Io sono molto contento del fatto che la gente pensi a noi infinitamente meno di quanto noi crediamo, se come in questo caso "pensare" significa fare caso a dei particolari visivamente rintracciabili, collegarli a degli stereotipi superficiali (neanche così divertenti) per poi arrivare a delle conclusioni che mi riguardano profondamente (che riguardano le mie idee, il mio modo di concepire il mondo, i miei valori e tutte le altre cazzate del genere..).

Sarebbe certamente più difficile decidere di parlare con gli altri, fare domande, ascoltare e capire come funziona la loro testa. Sarebbe più complicato, allora meglio le etichette.
Ma a me non piacciono le cose facili, non in questi casi almeno.

Ma devo anche ammettere che è impossibile avere una conoscenza approfondita di tutti, quindi anche questi "giochini" avrebbero un loro fascino, purchè fatti con degli sconosciuti sul treno.
Ho solo paura che questi giochetti fatti saltuariamente possano diventare l'unico e vero strumento di conoscenza dell'altro.
Mi permetto di dire, per esperienza personale, che la gente sempre più spesso tratta gli altri come fossero sconosciuti su un treno, anche quando magari li conoscono da anni. Non so come dire, ho come l'impressione che si sia tutti sconosciuti su un treno.

L'esperimento è carino, se fatto con l'intento di lasciare che chi osserva con gli occhi chiusi e la mente piena di preconcetti rimanga vittima delle sue armi migliori per "rapportarsi" con l'altro, cioè gli stereotipi. Disseminare il proprio corpo di segnali di destra e segnali di sinistra lo trovo astuto.

Ma in generale, se leggo Spiderman, voglio poter non essere d'accordo sulla guerra in Iraq. Scusate se è audace..
Un momento..io non leggo spiderman..

Se questo era il mio primo commento..

Giangidoe ha detto...

Caro Ciccio, innanzitutto benvenuto!
Come credo si evinca dal post, in realtà mi sono semplicemente "trovato" a stare seduto in treno, con la mia solita parvenza da studentello squattrinato, e sfogliando un giornale che -normalmente- viene letto da persone un pò più adulte e di orientamento chiaro (Libero non è propriamente il Corriere della Sera, come del resto Liberazione non è propriamente laRepubblica).
Il mio gioco partiva solo da questa riflessione: nessun vero esperimento, solo un pò di curiosità nel vedere eventuali reazioni, già che c'ero.
E' ovvio che si intende giocare coi luoghi comuni: io stesso non saprei ancora dire se ho una posizione politica chiara.
Mi incuriosiva più che altro riflettere sul modo in cui la gente (io per primo) tenda a cogliere ed interpretare i segnali circostanti e codificarli per colmare estemporanee curiosità psicologiche, socio-politiche, o di altro genere -come quelle suggerite da benedetta :) -.

Stefania ha detto...

E chi te lo dice che nessuno ti ha 'guardato'? Io l'avrei fatto .. e mi sarei anche 'girata' un film .. come faccio tutti i giorni sull'autobus - quando sono in vena di fantasie non indosso le cuffiette e mi guardo intorno .. a volte è meglio indossarle!!!

Giangidoe ha detto...

Beh, io le cuffie le indosso spesso, anche quando riesco a sedermi.
E tra l'altro, tu sai anche cosa ascolto spesso e volentieri...;)
(a tutti coloro che non possono saperlo: alludo alla mitica trasmissione radiofonica di Lillo & Greg: 610, che mi procuro puntualmente dal Podcast di Radio2)