
Stilare classifiche è una pratica che molti amano, ed io per primo.
Dalle cassette musicali che si facevano agli amici (il passato è d'obbligo, dato il supporto) o alle persone speciali, passando per i consigli che si danno quotidianamente in giro -da quelli gastronomici a quelli più metafisici-, fino all'elenco di spese mensili dedicate ai fumetti (perennemente da sfrondare) per arrivare alla banale lista della spesa, ognuno di noi stila classifiche praticamente sempre. Volente o nolente.
Lo si fa per motivi diversi: azzardare un bilancio di un certo tipo di esperienze fatte fino a quel momento, scherzare un pò con miti e luoghi comuni, manifestare ideologie politiche o -perchè no- sperimentare le reazioni della gente di fronte a simpatiche provocazioni (com'è successo recentemente sul blog dello sceneggiatore di fumetti
Roberto Recchioni).
Io di classifiche ne facevo spesso sulle mie passioni principali, il cinema e i fumetti. Ma ho notato che, mano a mano che le mie visioni e letture aumentavano, la classificazione cominciava ad avere effetti controproducenti: mi sono trovato di fronte ad amnesie, rinnegazioni, difficoltà a definire ogni volta un podio, talvolta perfino qualche nostalgico disagio per ciò che stavo cercando di fare.
Indubbiamente fino a qualche tempo fa avrei detto che i miei due film preferiti sono "L'attimo fuggente" e "Forrest Gump". Poi nel frattempo ho visto "Una pura formalità", "Ghost in the shell I e II", "Ogni cosa è illuminata", o -solo per citare l'ultimo gioiello assoluto- "Il petroliere". E questi, giusto per non nominare sempre i soliti noti.
Il discorso si fa ancora più complicato per i telefilm o i fumetti, che tendono per la loro longevità ad affezionare di più e quindi a creare più scrupoli al
classificante nello scalzare -da un giorno all'altro- uno a favore di un altro più recente ed accattivante.
Insomma: la classifica deve essere a 3 dimensioni (o variabili), che tengano conto del 1) tempo che ha un prodotto, 2) la sua categoria di genere e 3) la sua posizione in verticale -quella numerica-.
Quindi, la mia commedia dell'infazia preferita è MARY POPPINS. Il mio secondo film horror preferito dei tempi recenti è HOSTEL. Il mio terzo cartone animato dell'adolescenza era COWBOY BEBOP (attenzione: l'uso di "è" per l'infanzia e di "era" per l'adolescenza non deve sembrare un'incoerenza logica).
Poi ci sono quelle cose che travalicano perlomeno la prima variabile -se non anche la seconda- e si piazzano sempre in cima a tutti questi ragionamenti.
Ad esempio, COWBOY BEBOP continua ad essere la mia terza serie animata preferita anche ora. E OK COMPUTER dei Radiohead è rimasto per me l'album più bello di tutti i tempi e di tutti i generi, senza mai subire slittamenti.